Cannes 69: un pronostico per la Palma d’Oro

farhadi-cannes-2016L’ultimo giorno di proiezioni vivacizza il Festival di Cannes e complica i pronostici in vista della premiazione di domani sera. Con The Salesman l’iraniano Asghar Farhadi conferma di essere un grande del cinema mondiale ed esploratore delle relazioni umane e dei rapporti di coppia. Un film d’interni, tra un palcoscenico teatrale e i due appartamenti dei protagonisti. Emad è insegnante e attore, con la moglie Rana porta in scena “Morte di un commesso viaggiatore”. Il condominio dove vivono rischia di crollare a causa di uno scavo e si fanno ospitare nei locali, appena lasciati sfitti, di un amico attore. Quando la donna è aggredita in casa da uno sconosciuto inizia un percorso di ricerca del colpevole che rischia di sfociare in vendetta privata.
Un grande ritorno quello dell’olandese Paul Verhoeven con Elle, thriller commedia con Isabelle Huppert che riesce ancora a sorprendere. Il regista famoso per Basic Instict, ma anche per Atto di forza, Robocop, Starship Troopers e Soldato d’Orange, ha portato il suo miglior lavoro da tanto tempo, scoppiettante, pieno di variazioni e un personaggio femminile che sa prendere in mano la propria vita. Anche qui la protagonista, una parigina con una società che realizza videogiochi, è aggredita tra le mura casalinghe e non si rivolge alla polizia, ma preferisce fare da sola.
È stato un festival al femminile, con tante storie di donne. Per questo, se sarà difficile assegnare la Palma d’oro, sarà ancora più difficile patersonassegnare quella per l’interpretazione. Un vero favorito non c’è, anche se il film che potrebbe mettere d’accordo tutti è Paterson di Jim Jarmusch. Una pellicola in apparenza minimale sulla quotidianità dell’amore, del lavoro e della poesia nella città del New Jersey che ha lo stesso nome del personaggio e dalla quale partì Gaetano Bresci (citato in un dialogo) per tornare a uccidere il re Umberto I. Jarmusch sulla Croisette ha già vinto la Caméra d’or nell’ormai lontano 1984 con Stranger Than Paradise e il Gran Prix nel 2005 con Broken Flowers. Adam Driver, che ha già in bacheca la Coppa Volpi di Venezia, potrebbe in alternativa puntare al premio per il miglior attore. Il regolamento non consente di assegnare al film che ottiene la Palma anche un altro dei riconoscimenti ufficiali.
Molto quotati sono i due romeni, Cristian Mungiu con Bacalaureat – Graduation e Cristi Puiu con Sieranevada, entrambe storie familiari. Il primo ha già vinto con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni e ha portato un altro film molto teso, compatto e con finale d’impatto. Puiu ha forse la messa in scena più elaborata allestendo quasi in tempo reale un incontro di famiglia per una commemorazione funebre, tra misteri, non detti e sorprese. Aria di premio anche per il tedesco Toni Erdmann di Maren Ade, accolto con un favore spropositato al suo valore. Un film che ha emozionato, ma che certo non rientra tra i maggiori del regista scozzese, è I, Daniel Blake di Ken Loach che potrebbe trovare sostenitori in ken_loachgiuria. Il road movie American Honey dell’inglese Andrea Arnold ha parecchio diviso tra entusiasmi e scontenti, ma potrebbe essere in gioco per un premio alla straordinaria interprete esordiente Sasha Lane (ma anche per un sorprendente Shia Labeouf) o per la regia.
Anche i francesi giocano buone carte, soprattutto con Personal Shopper di Olivier Assayas, beniamino dei cinefili che ha fatto un film su Kristen Stewart, bellezza magnetica alle prese con i fantasmi; Ma loute di Bruno Dumont con i suoi personaggi bizzarri e pure Mal de pierres di Nicole Garcia con la protagonista Marion Cotillard, altra garanzia. Tra le attrici è però forse favorita la ritrovata Sonia Braga, anima e corpo del brasiliano Aquarius di Kleber Mendonca Filho, nei panni di una scrittrice malata che non si arrende agli speculatori immobiliari.
Mai dire mai, nei festival ma Julieta di Pedro Almodovar, Loving di Jeff Nichols e The Last Face di Sean Penn, il grande flop della competizione, paiono fuori dai premi. E forse pure i fratelli Dardenne con La fille inconnue, bello ed emozionante, perfettamente in linea con la loro poetica e il loro senso umano, ma forse meno dirompente dei loro soliti lavori. Restano Juste la fin du monde di Xavier Dolan e The Neon Demon di Nicolas Winding Refn, due registi culto degli ultimi anni, che dividono a prescindere: forse il secondo può ambire a un premio minore.

da Cannes, Nicola Falcinella

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