AKIRA 30 anni

akiraGli anniversari sono sempre una buona occasione per riproporre al pubblico perle del passato, per recuperare film finiti nel dimenticatoio della distribuzione italiana o, magari, per correggere difetti su cui i fan dell’opera hanno sempre dibattuto. E così il trentennale dall’originale uscita giapponese nel 1988 diventa un’ottima occasione da Parte di Dynit e Nexo Digital per riproporre al cinema (e quasi sicuramente in home video) uno dei più grandi capolavori dell’animazione giapponese di sempre: Akira di Katsuhiro Otomo, finalmente con un nuovo doppiaggio, ad accontentare chi negli ultimi 15 anni ha sempre criticato la precedente versione italiana di questo capolavoro.

Il film inizia nel 1989, una violenta esplosione al pari di un ordigno nucleare distrugge Tokyo. E subito ci troviamo catapultati 30 anni dopo nel 2019 a neo Tokyo, in quella che è diventata la società dopo la terza guerra mondiale. Una città moderna e piena di abitanti, in cui i lavori per le olimpiadi dell’anno venturo continuano a pieno ritmo ma anche un luogo in cui i contrasti sociali e le manifestazioni politiche che sfociano in violenti scontri con la polizia sono all’ordine del giorno. Nelle periferie degradate seguiamo le vicende di un gruppo di adolescenti allo sbando che formano una gang di motociclisti e che passano il loro tempo a rivaleggiare con bande rivali. Kaneda è il leader di questi ragazzi e il suo amico d’infanzia Tetsuo è invece la valvola di sfogo e degli sfottò del resto del gruppo. Tetsuo quindi inizia sempre più a provare akirarisentimento verso l’amico e a voler sempre più strafare per dimostrare che non è l’incapace che tutti credono. Ed è durante una “caccia” in motocicletta contro un’altra la gang che avviene l’incontro causale tra un bambino ESP e Tetsuo. Questi verranno prelevati dall’esercito e Testsuo inizierà a sviluppare poteri extrasensoriali. Da questo incipit le cose inizieranno a degenerare in maniera più che esponenziale, ruotando intorno al concetto di affidare il potere di un Dio nelle mani sbagliate di un ragazzo adolescente e le conseguenze che questo comporta per tutti, fino al suo colossale epilogo.

Le tematiche che la trama sviluppa e porta avanti sono ancora attuali e resteranno tali per sempre in quanto legate all’esistenza dell’essere umano e ai sui dubbi esistenziali che da sempre lo accompagnano. Ma parlare in generale di Akira e della sua magnificenza 30 anni dopo sembra quasi superfluo. Ad oggi, forse, non si è più abituati a vedere animazione tradizionale priva di computer grafica dove tutto si muove con fluidità, ricca di dettagli e realismo. Le scene degli scontri in piazza, gli inseguimenti in motocicletta e gli infiniti frammenti di tutte le cose che vengono distrutte dalla seconda metà del film in poi sono una gioia per gli occhi. E viste sul grande schermo rendono il tutto ancor più magnifico, sensazioni che akira3difficilmente il salotto e la tv di casa riescono a rendere in modo analogo. A questo dettaglio grafico elevatissimo va aggiunto l’importanza della colonna sonora ad opera di Shoji Yamashiro, veramente bella e calzante in ogni situazione. Difficilmente quando inizieranno i titoli di coda riuscirete ad alzarvi dalla sedia subito invece di essere ipnotizzati dalla musica che li accompagna.
Come già accennato, questa riproposizione per il trentennale dell’opera è stata l’occasione per proporre un nuovo doppiaggio. L’edizione italiana di metà anni 90 soffriva purtroppo di un adattamento non fedelissimo all’opera originale, scritto e recitato sul lavoro fatto dagli americani che coprirono la distribuzione del film a livello globale. Da cui ci furono nomi storpiati e significati persi da traduzioni di traduzioni. Anche a livello delle voci furono fatte alcune scelte diverse come quella di non usare bambini per gli Esper del film come in lingua originale, il che era una cosa particolare visto che questi pur essendo “bambini” sono “rugosi e vecchi” creando un gioco audio visivo con lo spettatore.
In questo nuovo adattamento, invece, mi sembra che Dynit abbia portato la sua buona qualità di produzione a cui ci ha abituato in questi anni, un valido cast di doppiatori di cui ho trovato tutte le voci calzanti e mai fuori posto (ho apprezzato particolarmente Manuel Meli nel ruolo di Kaneda e Pierluigi Astore nel ruolo del colonnello Shikishima) e non ho da dubitare che il testi siano fedeli visto che la prassi di lavoro dell’azienda bolognese è quella di tradurre dai testi originali giapponesi, ed il linguaggio e la scelta delle parole usate sono sempre pertinenti nel contesto presentato.
Pur restando dell’idea che i film si debbano godere appieno sempre con il doppiaggio originale ammetto, in tutta onestà, che per godere a pieno dell’eccezionale qualità grafica di questa pietra miliare dell’animazione un doppiaggio di questo livello è ottimamente complementare ad una visione sottotitolata.

Akira resta ancora oggi un bellissimo film sempre attuale, bello da vedere e coinvolgente. Assolutamente da recuperare da tutti quelli che non l’hanno ancora visto per ragioni anagrafiche e assolutamente è sempre una buona occasione per rivedere capolavori di questo livello. Anche se la terza guerra mondiale non c’è (ancora) stata mi chiedo se il palazzetto dello sport dove si svolgeranno le prossime olimpiadi a Tokyo conservi “cose strane” a temperature molto basse nel suo sottosuolo.

Antonio Fadda

Akira

Regia: Katsuhiro Ôtomo. Sceneggiatura: Katsuhiro Ōtomo, Izo Hashimoto. Montaggio: Takeshi Seyama. Musiche: Shoji Yamashiro. Origine: Giappone, 1988/2018. Durata: 124′.

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