Assegnati gli Oscar 2018: tutto secondo copione

deltoroSceneggiatura di ferro, regia senza sorprese. Chi ha montato il film della novantesima cerimonia di assegnazione dei premi Oscar, non ha dovuto far altro che seguire un copione ampiamente annunciato. Gli Academy Awards 2018 incoronano La forma dell’acqua di Guillermo del Toro, Miglior Film e Miglior Regia (a cui si aggiungono le statuette meritate per la scenografia e la colonna sonora ad Alexandre Desplat).
Cosa mette in bacheca l’altro superfavorito della vigilia Tre manifesti a Ebbing, Missouri? Oscar alla miglior attrice protagonista (senza rivali Frances McDormand) e al miglior attore non protagonista (Sam Rockwell che se la giocava con Woody Harrelson). Il premio alla miglior interpretazione maschile, come protagonista, ha un nome annunciatissimo, anche questo, alla vigilia: Gary Oldman, mimetico (Hollywood premia sempre i camaleonti) in L’ora più buia, trasformato in Winston Churchill dai truccatori Kazuhiro Tsuji, David mcdormandMalinowski e Lucy Sibbick (ovviamente Oscar al Miglior Trucco). Tra i premi agli attori non abbiamo citato la miglior attrice non protagonista, ovvero Allison Janney per Io, Tonya, il film basato sulla vita della pattinatrice Tonya Harding, prestissimo nelle sale italiane.
C’era curiosità intorno alle quattro candidature di Chiamami col tuo nome di Guadagnino. Alla fine l’Oscar è finito, come ci si aspettava, nelle mani di James Ivory (miglior sceneggiatura non originale), che a 89 anni diventa il più anziano vincitore di un Oscar competitivo. Complimenti a lui! Il premio alla sceneggiatura originale è andato invece a Get Out di Jordan Peele un film che in Italia avrebbe meritato maggior fortuna.
Le altre categorie: miglior film straniero il cileno Una donna fantastica di Sebastian Lelio, che deve tanto alla sua protagonista Daniela Vega; miglior documentario Icarus di Bryan Fogel e Dan Cogan, storia torbida del doping di stato russo; miglior film di animazione (non c’era storia) Coco della premiata ditta Disney-Pixar (Oscar anche alla miglior canzone Remember me di Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez).
Il cinema in formato corto: miglio cortometraggio è The Silent Child di Chris Overton e Rachel Shenton; miglior bryantcorto documentario Heaven is a Traffic Jam on the 405 di Frank Stiefel; miglior corto animato Dear Basketball, diretto da Glen Keane, ma scritto nientepopodimenoche da Kobe Bryant, autore della lettera (pubblicata su The Players Tribune) con cui il campione dei Lakers annunciò nel 2015 il suo ritiro e che è alla base del film.
Resta un po’ di delusione per l’esclusione dal palmares che conta di un film bello, intenso, ottimamente recitato e diretto, come Il filo nascosto di Anderson: in altri tempi avrebbe portato via tutti i premi più prestigiosi, oggi si accontenta dell’Oscar a Mark Bridges (migliori costumi). Nemmeno la magnifica fotografia (dello stesso Anderson) ha trovato il giusto riconoscimento, a vantaggio di Roger Deakins (comunque un maestro) per il lavoro in Blade Runner 2049, che
si aggiudica anche l’Oscar ai migliori effetti speciali, curati da John Nelson, Paul Lambert, Richard R. Hoover e Gerd Nefzer.
Infine Dunkirk, che saluta la notte al Dolby Theatre con tre statuette nello zaino: miglior montaggio (Lee Smith), miglior sonoro (Richard King e Alex Gibson), miglior montaggio sonoro (Mark Weingarten, Gregg Landaker, Gary A. Rizzo).
Oscar è così, può sorprendere, deludere, premiare o sottovalutare il talento, rispettare le logiche dei forti o lanciare messaggi politici “scorretti”, interpretare i segni dei tempi ma dimenticare spesso il valore della forma espressiva, sempre e comunque educato anche nelle invettive, pacato anche quando alza la voce. Introducendo quest’ultima edizione, Jimmy Kimmel l’ha definito l’uomo ideale: “tiene le mani a posto, non dice mai cose fuori luogo e soprattutto non ha un pene. E’ esattamente l’uomo di cui c’è bisogno oggi a Hollywood”.
Ecco, a Hollywood hanno bisogno di un bambolotto a corda, non di una rivoluzione culturale, che invece auspichiamo possa trasformare le relazioni di genere e gli ambiti lavorativi ben oltre l’incantato mondo dello spettacolo.

A. L.

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