Berlinale 2018: due film tra corpo e desiderio

201813674_1_img_fix_700x700Un oggetto non identificato è apparso a Berlino, Casanova Gene di Luise Donschen è un film straniante e seducente che prende il titolo dal nome del Casanova, il grande seduttore veneziano immortalato da cinema e teatro in questi secoli. Il film, presentato in Forum, parte ovviamente da Venezia, il luogo di nascita di Giacomo Casanova, ci sono le gondole e il mare, il Campanile di San Marco è ovviamente sullo sfondo, su questo quadro idialliaco vediamo una maschera di carnevale addobbata con piume e altri accessori che si mette il posa, i turisti grandi e piccini corrono a vederla e si fanno fotografare con lei.
È ovviamente un inizio di messa in scena, perché proprio tra le arti si svilupperà il film di Luise Donschen. Ben presto però passiamo ai biologi, che stanno cercando di dimostrare l’esistenza di un “gene Casanova“ studiando l’accoppiamento dei fringuelli, riprendono gli uccelli mentre provano i primi gesti di seduzione, li studiano vedendoli e rivedendoli.  All’improvviso appare un attore che interpreta Casanova, sta rilasciando un’intervista nel camerino dopo uno spettacolo, l’attore è John Malkovich che parte dal ruolo e dal personaggio di Casanova per fare un riflessione sull’attitudine a sedurre, la regista che lo sta intervistando lo corteggia o si fa corteggiare. È tutto un gioco di messa in scena, che diventa ancora più esplicito quando una dominatrice riceve un cliente, lo massaggia e poi lo domina. Poi un fascinoso bar-discoteca ci viene mostrato mentre varie persone provano attrazione l’un l’altra, è l’inizio del gioco di seduzione, uguale a quello tra fringuelli. Il montaggio intreccia abilmente materiali che più spuri non si può, impercettibili collegamenti tra natura e cultura, uomini e donne, desiderio e sessualità. Girato in pellicola, 16 mm, Casanova Gene affascina per rigore, ogni frammento non ha quasi bisogno di montaggio, la regista lo risolve in lunghe inquadrature senza stacchi; è un film che fa lavorare il nostro cervello alla ricerca di complesse associazioni. Le connessioni tematiche corrispondono a quelle visive: la natura come foresta, piante d’appartamento e dipinti ad olio, piume, maschere, scarpe luccicanti e la gonna rossa di una bella ragazza, è cibo per gli occhi e per la mente.

1479297750569Dopo questa visione viene facile farci condurre a un altro sublime lavoro sulla messa in scena, sulla maschera e sul travestimento: Obscuro Barroco è il nuovo film di Evangelia Kranioti già conosciuta con lo splendido Exotica, Erotica, ecc.. Questo lavoro è stato presentato in Panorama, altra sezione collaterale del festival che spesso regala sorprese. La visione è un vero e proprio orgasmo per gli occhi: il film parte lentamente su un’inquadratura dall’alto di una foresta avvolta da una fitta nebbia, poi attraversa il panorama di Rio de Janeiro e ci porta nei bassifondi della città. La Kranioti ci racconta Rio come una fabbrica di sogni e incubi, una città di mutamenti inafferrabili. Vediamo la città scorrere attraverso le persone che la abitano, il punto di partenza è il folle e inquietante carnevale pieno di allegria e di pagliacci tristi, una musica incosciente e improvvisa ci accompagna, fuochi d’artificio strazianti ci sorprendono.
La narrazione è affidata a Luana Muniz, icona della sottocultura queer della città, con lei vaghiamo in un flusso sonnambulo di immagini, entriamo nel mondo pulsante delle figure notturne. Il film non ha una storia, produce un immaginario che diventa presto un magnetico flusso di coscienza dal sottosuolo del Brasile. Un flusso inquieto che scorre proprio sotto al carnevale e che mostra la città a tutto il mondo. Tra maschere e trucchi, sesso e balli, corpi giovani e nudi, le persone entrano in scena e se ne vanno. Il loro travestimento, la loro transessualità non conosce più un genere ben definito. Un clown triste ci conduce anche lui attraverso il film, vaga tra gli artisti che creano i carri del carnevale e ci porta anche delle proteste di piazza contro il governo. il sogno culmina in un’estasi simile alla danza, il film è come essere dentro un’orgia che ti fa sognare ma che ti può far anche paura.

 da Berlino, Claudio Casazza

Commenti

commenti