Berlinale 2018: Victory Day

Ogni anno, il 9 maggio, le persone si radunano nel Treptower Park a Berlino. Un folla immensa dalla mattina arriva al parco vestita nei loro migliori abiti o in uniforme militare sovietica. Portano bandiere, striscioni e manifesti. Depongono fiori al monumento al soldato sovietico; cantano, ballano e bevono. Celebrano la vittoria dell’Unione Sovietica sulla victoryGermania nazista. Dal 1965, il 9 maggio è stato un giorno festivo in Unione Sovietica: il Giorno della Vittoria.
Presentato in Forum Victory Day è il nuovo film di Sergei Loznitsa, in poche parole uno dei più grandi autori contemporanei. Dopo Maidan e l’immenso Austerlitz filma un altro documentario che diventa racconto antropologico, segue ancora una volta migliaia di persone in un posto specifico, prima era una piazza, poi campo di concentramento, mentre in questo caso è il memoriale sovietico di Treptower. Il regista ucraino decide di filmare dal primo mattino, quando un piccolo gruppo di visitatori entra con i loro cani, tirando un piccolo carro con un ritratto di Stalin, alla sera, dopo che le ultime canzoni patriottiche sono state cantate, i selfie con le bandiere inviate, la vodka scorre a fiumi, ci sono discussioni e i discorsi perdono intensità.
Il memoriale è un enorme cimitero che Loznitsa filma con precisione chirurgica. Il 9 maggio si ricorda e si celebra soprattutto il sacrificio dei soldati sovietici nella battaglia di Berlino: 7000 di loro sono qui materialmente sepolti. L’enorme scultura di marmo con donne e bambini che piangono sotto le bombe viene alternata alla folla che arriva e va. Lo spettatore si rende a poco a poco conto di quanta gente sia presente e di che simboli porta sul petto, ad esempio la coccarda arancione-nera che è sulle giacche di moltissimi visitatori non è altro che un simbolo di un gruppo nazionalista russo di destra. E il fatto che si mescoli alle bandiere rosse crea un cortocircuito sorprendente. I veterani di guerra si perdono tra i bikers vestiti victorydayin pelle dalla testa ai piedi, i simboli che portano addosso potrebbero essere quelli di un gruppo di mercenari pronti ad andare in Cecenia o pronti a diventare ultras per una squadra di calcio.
La fotocamera è sempre al centro dell’azione, Loznitsa registra il trambusto con silenziosa precisione, mentre emergono diversi stati d’animo: orgoglio, riflessione, contemplazione, patriottismo, desiderio di riconoscimento. C’è anche la tipica curiosità turistica, anche un gruppo di italiani in gita va a far visita al memoriale. La cosa interessante del film è che le bandiere rosse, sovietiche si mischiano a quelle dei nazionalismi, vediamo gruppi provenienti dalla Russia, dal Kazakistan, dall’Ucraina, da tutte le repubbliche dell’ex Urss. Ci sono famiglie, giovani e vecchi, donne in costumi tradizionali o uomini in uniforme, ci sono anche dei simboli religiosi ortodossi.
Ne esce un film che rapisce e che rivela come oggi sia un periodo di forte contrasti, la democrazia tedesca e il fascismo che ritorna sono raccontati con frammenti di discorsi. Lo sguardo sulla Russia attuale è preciso: qualcuno indossa anche magliette con l’effige di Putin, con un bel paio di occhiali da sole che gli copre il volto, quasi a voler significare che la stessa democrazia russa è più una bella facciata che la realtà.

da Berlino, Claudio Casazza

 

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