Borg McEnroe

bmcIl bellissimo Open di André Agassi, le sue memorie di tennista, ha aperto un revival per il tennis nella letteratura, a cui neanche il cinema poteva sottrarsi. Questa coproduzione nordeuropea Svezia-Danimarca-Finlandia (il regista è danese) ha il pregio di riportare alla memoria una delle partite più straordinarie del tennis di sempre: la finale di Wimbledon 1980.
Il campione svedese Bjorn Borg, dopo aver vinto per quattro volte consecutive il prestigioso torneo di Wimbledon, si prepara ad affrontare di nuovo l’erba londinese. Il film narra le due settimane del torneo che portano al difficile match contro l’unico tennista che possa insidiare il suo trionfo, l’americano John McEnroe. Nessuno ha mai vinto 5 tornei di Wimbledon consecutivi, per Borg sarebbe l’Olimpo del tennis mondiale. Sul rettangolo di gioco londinese, i due si preparano così a dar vita ad uno dei più estenuanti ed entusiasmanti confronti che la storia del tennis ricordi.

Borg e McEnroe, sono due eroi del tennis di una volta, io stesso sono cresciuto guardando il tennis in televisione e ricordo ancora degli straordinari Wimbledon con i commenti dei grandissimi Rino Tommasi e Gianni Clerici. Che sport incredibile il tennis, pieno di una tensione folle, che si gioca tantissimo sulla psicologia più che sul talento. Il film cerca proprio di andare a scavare nella mente dei due grandi tennisti. Racconta uno scontro tra due mondi (Nord europa contro America), tra due opposti modi di intendere la competizione agonistica. Borg e McEnroe sono due caratteri opposti: l’uomo di ghiaccio svedese coltro la lama americana, il regolarista contro il pazzo attaccante, la fredda dedizione al lavoro contro l’istinto primordiale, il controllo senza emozioni contro l’irascibilità.
borg_mcenroeJanus Metz Pedersen (documentarista qui al suo esordio in un film di fiction) sceglie di raccontare questo scontro mettendo in scena le storie parallele dei due tennisti che si dipanano all’interno delle due settimane londinesi, alternando flashback di infanzia e adolescenza. Il regista danese privilegia Borg, infatti in Danimarca il film ha come titolo Borg, non Borg McEnroe, e convince molto di più nel ritratto dello svedese: la sua apparente freddezza è un controllo delle emozioni terribile, è in sostanza un vulcano pronto a eruttare. Da questo punto di vista funziona alla grande l’interpretazione di Sverrir Gudnason (che vince il confronto col suo rivale Shia LaBouf), che non può far altro che mettere in ombra la figura di McEnroe che, come nella realtà, è fin troppo sacrificata.
Metz struttura un film sportivo che cerca di mostrarsi come dramma biografico, lavorando principalmente sullo scontro di caratteri, per farlo abusa un po’ troppo della struttura a flashback, semplifica parecchio per arrivare a ribaltare gli di schemi di partenza. Il tennis arriva solo al culmine della finale. Fino a quel momento praticamente non si era visto mai un punto. E qui c’è il grande limite del film: tratta male il tennis. I due personaggi funzionano ma potrebbero essere piloti, calciatori, atleti, nuotatori. Il tennis, la meravigliosa cattiveria del tennis non c’è nel film, non si vede neanche uno scambio degno di questo nome, soffocato dalla volontà di spettacolarizzare ogni cosa. Metz e i suoi sceneggiatori cadono anche in errori tecnici abbastanza macroscopici: McEnroe nel 1980 non era proprio un giovinastro sconosciuto, aveva già battuto due volte Borg (anche se non in tornei del Grande Slam), lo stesso Borg è stato un super campione ma non è mai stato davvero invincibile. Anche se ha spesso spazzato via gli avversari, è bene ricordare che lo svedese al Roland Garros – uno dei quattro tornei dello Slam – perse per ben due volte contro il nostro Adriano Panatta. Anche filologicamente c’è un errore sull’erba della finale di Wimbledon che a fine torneo praticamente non esiste, è distrutta dal calpestio dei tennisti e si gioca su un quasi terriccio, invece nel film probabilmente c’è una moquette sintetica.

Probabilmente se si è a digiuno di tennis il film appassiona, perciò non può che essere una buona visione. Infatti il film ha appena vinto il Premio del Pubblico all’ultima Festa del Cinema di Roma. Ma per chi vuole appassionarsi ancora di più, la finale di Wimbledon si può vedere su Youtube ed è uno spettacolo favoloso, probabilmente migliore del film.

 Claudio Casazza

Borg McEnroe

Regia: Janus Metz Pedersen. Sceneggiatura: Ronnie Sandahl, Niels Thastum. Montaggio: Per K. Kirkegaard, Per Sandholt. Interpreti: Shia LaBeouf, Sverrir Gudnason, Stellan Skarsgård, Tuva Novotny, David Bamber, Claes Ljungmark, Robert Emms. Origine: Svezia, Danimarca, Finlandia, 2017. Durata: 101′.

Commenti

commenti