Cannes ricorda Welles a 100 anni dalla sua nascita

Quarto-Potere-WellesNon poteva che aprire con Orson Welles, a pochi giorni dal centenario della sua nascita, la sezione Cannes Classic dedicata ai restauri e ai documentari sul cinema. La sezione, molto ricca, compreso il quasi inedito Visita ou memorias e confissoes (1982) di Manoel de Oliveira, è stata aperta da Orson Welles, autopsie d’une légende – Orson Welles, Shadows and Lights di Elizabet Kapnist. Una specialista in ritratti che si è cimentata con uno dei cineasti più grandi e innovati, forse il regista dei registi. Kapnist è consapevole di avere a che fare con una leggenda del quale si è detto e scritto molto, ma sceglie di limitare a tre gli intervistati: lo storico del cinema David Thompson, il professore Joseph McBride e il cineasta Henry Jaglom. In più tante interviste allo stesso Welles e spezzoni, anche poco scontati, di parecchi film. Il risultato è un’ora interessante, sia per chi conosce bene il cineasta sia per chi ha una conoscenza superficiale. Un percorso cronologico dall’infanzia precocissima, presto sul palco, presto mattatore, subito considerato geniale: “qualsiasi cosa facessi, anche un disegno, era trovato dagli altri un capolavoro. Per molti anni non ho incontrato nessuno che mi scoraggiasse”, ricorda in là con gli anni. Poi il famoso scherzo alla radio, l’arrivo a Hollywood con un potere contrattuale mai visto, l’esordio dirompente con Quarto potere, la relazione con Rita Hayworth, i problemi con gli Studios che iniziano già con L’orgoglio degli Amberson. Il regista perse il diritto al final cut e il film non risultò quello che sarebbe dovuto essere: ancora più bello del precedente, più emozionante. Iniziarono le peregrinazioni soprattutto in Europa: utile welles-signoraintegrazione sono i documentari Rosabella, la storia italiana di Orson Welles (1993), di Giagni e Giorgini, e Roma, la città di Welles, ancora di Ciro Giorgini.
Kapnist ricorda di come Welles recitasse in molti film altrui, molto belli (Il terzo uomo di Carol Reed) o meno, per finanziare i propri progetti, tutti tormentati e complicati. Dopo il periodo europeo, il ritorno a Hollywood per il magnifico L’infernale Quinlan”, quando il suo nome fu suggerito da Charlton Heston, presente nel documentario. Ma le logiche degli Studios gli erano estranee: “Era sempre stato indipendente nella sua testa, faceva film alla sua maniera e non a quella di Hollywood”, osserva McBride. Poi Falstaff, la pellicola che Welles considerava la più vicina alle sue intenzioni di partenza. La cavalcata prosegue con i progetti mai terminati, come l’agognato Don Chisciotte, i film dell’ultimo periodo, sempre all’insegna della sperimentazione, e l’ingresso di Oja Kodar nella sua vita: la regista d’origine croata gli portò una prospettiva nuova sul femminile. L’omaggio a Welles è completato dalle proiezioni de Il terzo uomo, La signora di Shanghai, Quarto potere e l’altro documentario This Is Orson Welles di Clara e Julia Kuperberg.

da Cannes, Nicola Falcinella

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