Cronache da Locarno 69° – Conversation with Bill Pullman

Bill Pullman, attore di innegabile talento e figura ben nota al mondo della settima arte, oggi ci ha resi partecipi di una delle più sincere conversazioni che un attore possa consegnare a un ammasso di critici interessati all’importanza della parola e del racconto, una conversazione incentrata su quello che potrebbe definirsi il Lato B dell’universo cinematografico dell’attore, un Lato B che sfonda nelle riflessioni nascoste dietro la camera, nelle risate da backstage e nei ricordi che un attore mantiene slegati dalla sua vita professionale, ma che in qualche modo ne hanno influenzato i tratti peculiari.
With Bill PullmanBill, che nonostante l’afa locarnese mantiene uno stile impeccabile, in giacca e capelli perfettamente sistemati e inviolati dall’arsura della patria del festival svizzero, dà il via alla nostra chiacchierata iniziando col dire che fare l’attore non era nei suoi progetti e che la sua passione risiedeva altrove, nelle costruzioni. Il cinema arrivò in seguito e per puro caso, fiondandolo in mezzo a quella miriade di persone che lo stesso Pullman vede un po’ come coloro che rendono difficile l’ingresso nell’ambiente cinematografico, quella gente che, indipendentemente dalla forza delle motivazioni che ti spingono a continuare a sperare in una carriera brillante, restano fermi su un pensiero eccessivamente concreto e materialista, ripetendo frasi come: “Certo, continua, và avanti per un po’, ma poi lascia andare questi progetti…” oppure “Magari tieniti un piano di riserva…”.
Eppure Bill è arrivato dove si era prefissato d’arrivare, “semplicemente lasciando stare i commenti altrui e facendo fede solo sulle proprie capacità”, parafrasando parte di quella lunga conversazione tenutasi in una splendida Locarno che, in questa 69° edizione, lo vede insignito dell’ Excellence Award Moet & Chandon, premio che, di per sé, chiarisce già gli esiti di quella sfida, prima menzionata, contro le difficoltà d’ingresso nel contesto cinematografico.
Spaziando da argomento ad argomento Bill coglie ogni singola domanda per trarne aneddoti interessanti, pareri, racconti.
Così scopriamo l’assurdità del suo primo approccio con la Casa Bianca, quando venne letteralmente lasciato in balia di se stesso tra le mura della dimora del presidente degli Stati Uniti, figura che egli stesso avrebbe dovuto interpretare per Indipendence Day; scopriamo come egli ricordi il suo ruolo in Sommersby come “l’uomo che perse la ragazza”, quella Jodie Foster conquistata poi da Richard Gere; scopriamo una sua spontanea risata alla domanda di un membro del pubblico relativa a un eventuale seguito di Balle Spaziali e continuiamo a sorridere nel vederlo divertito al pensiero di una vita vista come un automatico susseguirsi di eventi, pensiero che, alla luce dell’imprevedibilità che ha caratterizzato la sua carriera, effettivamente, non può che far sorridere.
Arrivato a sessantadue anni d’età, il ritratto di Bill Pullman non raffigura un attore conscio del proprio successo, ma un uomo come tanti – come dovrebbe essere peraltro –, forse decisamente inconsapevole di quanto le sue capacità siano state apprezzate in tutto il mondo e sinceramente divertito dal suo mestiere, grato dell’affetto che oggi Locarno gli ha dimostrato e pronto, come attesta la foto che qui alleghiamo, a lasciare una parte di sé nei nostri ricordi.

Da Locarno, Mattia Serrago

 

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