Cronache da Locarno 71 – giovedì 3 agosto

La seconda giornata di concorso a Locarno 71 ci regala la prima opera con significative possibilità di entrare nel palmarès: Sibel del duo Çağla Zencirci e Guillaume Giovanetti. Sibel, magnificamente interpretata dall’attrice Damla Sönmez, è una venticinquenne che vive in un villaggio tra le montagne turche. Muta sin dall’infanzia, non comunica con nessuno, non è sposata e vive con il padre con cui si relaziona attraverso un originale linguaggio fischiato, realmente in uso tra i vecchi abitanti di questo sperduto villaggio. sibel-locarnoI pochi abitanti del posto la disprezzano e la isolano a causa della sua disabilità. Tutto cambierà con l’arrivo nei boschi frequentati dalla ragazza di un giovane disertore dell’esercito che lì si nasconde. Per la prima volta, uno sguardo nuovo si posa su di lei. Il pregio del film è quello di avere una forte contestualizzazione: interamente girato nel villaggio dove questo curioso linguaggio ancora permane, la protagonista si muove selvaggiamente nei boschi che lo circondano in stretta connessione con la sua energia e con i suoi miti, ripresa sapientemente dai registi con efficaci piani sequenza e primi piani. Un’opera intimamente femminista senza però risultare retorica o rivendicativa come spesso accade in tanto cinema e giornalismo italiano, basti pensare alla retorica pelosa della tanto osannata Concita De Gregorio.

apollo-di-gazaEsordio anche per la Settimana della critica, sezione indipendente creata nel 1990 dall’Associazione svizzera dei giornalisti cinematografici in collaborazione con il Locarno Festival. Ogni anno, la Semaine de la critique presenta sette documentari in prima mondiale o internazionale. La sezione mette in luce opere innovative che si distinguono dalle tendenze convenzionali per contenuto e stile formale. Purtroppo il documentario di esordio L’Apollon de Gaza (The Apollo of Gaza) non mantiene queste promesse. Nel 2013, una statua di Apollo risalente a più di 2’000 anni fa viene ritrovata al largo di Gaza per poi scomparire all’improvviso. Dio delle arti, della bellezza e della divinazione, l’Apollo suscita ogni sorta di dicerie, anche le più folli. Film-inchiesta e riflessione sulla Storia, L’Apollon de Gaza ci immerge nella realtà sconosciuta di un territorio che paga ancora il prezzo delle guerre e di un blocco spietato. Si tratta però di un’immersione un po’ sconclusionata, indeciso se esser un lavoro autoriale (abominevoli la voce fuori campo), un reportage da Gaza o un documentario d’investigazione. A mancare oltre all’oggetto del documentario, la statua di Apollo misteriosamente scomparsa, è anche una linea chiara, un’identità. Ci si perde allora in siparietti con venditori di reperti fasulli, burocrati, esperti che si contraddicono a vicenda. Gaza rimane sullo sfondo e non diventa mai protagonista del documentario.

Da Locarno Massimo Lazzaroni

 

 

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