Cronache da Locarno 65: mercoledì 8 agosto

Ancora un film americano nella sezione Concorso Internazionale. Bob Byington racconta la storia di un uomo fermo ai trentacinque anni (un novello Dorian Gray insomma) che affronta apaticamente tutte le fasi della vita di un americano medio. Max attraversa l’esistenza sentendosi sempre  sballottato e in balia del destino. L’american style è per lui una forte consuetudine, passatagli metaforicamente attraverso una valigia dal padre morto (una specie di vaso di Pandora), che lui passerà senza convinzione a suo figlio. La vita di Max è talmente prevedibile che il regista sceglie di raccontarla con salti di cinque anni. La pellicola Somebody Up There Likes Me sarebbe interessante ed innovativa se non si rifacesse così tanto al cinema di Woody Allen. La fortuna immeritata di Max nel lavoro ricorda troppo il plot di Criminali da strapazzo e anche l’elemento mistico qualcosa di alleniano ce l’ha. L’interesse è forse nel tema centrale che evidenzia il tramonto della società americana come ce l’hanno mostrata i film degli anni ’50. Una richiesta di adattamento alla modernità e di rinascita dell’identità che si esprime perfettamente nel titolo “Qualcuno tra le nuvole come me”.

Ma la giornata ha vissuto il suo evento più importante con l’intervento di Gael Garcia Bernal, venuto a Locarno per ritirare il Premio Speciale e per presentare il suo nuovo film No diretto da Pablo Larrain, già autore di Tony Manero e Post Mortem. Il nuovo film è ambientato nel1988 in Cile sotto il regime di Pinochet, anno in cui si svolse un plebiscito per decidere se confermare per altri otto anni la dittatura.

In conferenza stampa l’attore messicano ha sottolineato quanto il film sia importante per la sua carriera, un progetto al quale ha partecipato con entusiasmo sin dalla lettura della prima versione di sceneggiatura (che ha confessato essere stata molto diversa dal film finito). La conversazione poi si è poi spostata su temi di ordine generale, quali per esempio il ruolo sociale dell’attore. Gael Garcia Bernal si è mostrato capace di raccontare la sua voglia di conoscere i nuovi generi cinematografici e la volontà di interpretare personaggi sempre diversi, anche se tendenzialmente preferisce ruoli di ampio spessore culturale, pur non denigrando il cinema da botteghino. Il discorso ha ovviamente toccato I diari della motocicletta. L’attore è stato ben felice di raccontare come quell’esperienza sia stata significativa per trovare la propria voce come artista, di come entrare pian piano nella mentalità del personaggio e abbia significato entrare profondamente nella sua vita. Il giovane attore è stato disponibile a rispondere a qualunque genere di domanda del pubblico, anche alle più stravaganti con eleganza ed educazione, mostrato umiltà rara e apprezzabile.

Da Locarno Giulia Colella

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