Dall’Apollo all’Apple

Estate. Varese come Milano si prepara al cinema all’aperto. A Varese ci pensiamo noi di Filmstudio 90; a Milano Arianteo, ripassando la programmazione stagionale dei cinema Anteo e  (del fu)Apollo. Stopframe.
Un pomeriggio di inizio marzo, in occasione di un’anteprima cinematografica programmata al Cinema Arlecchino, monosala milanese a dueimg_1208 passi dal Duomo, imboccato Corso Vittorio Emanuele, decido di infilare Piazza del Liberty per assecondare la mia vena nostalgica. Attraverso in diagonale la piazza fino al defunto Apollo, (ex)tempio del cinema d’essai, multisala allergico ai popcorn, che, con il gemello Anteo Spazio Cinema, ha regalato a Milano centinaia di film di qualità, rassegne, anteprime dai grandi festival europei.
Dell’Apollo quel pomeriggio di marzo c’era ancora la struttura, ma le vetrine spente, oltre ad una grande amarezza, lasciavano presagire l’imminenza dei lavori che adesso (giugno inoltrato) stanno trasformando lo stabile, e una delle piazze storiche della città, in un megastore Apple.
L’Apollo in Galleria De Cristoforis è stato prima di tutto un progetto culturale, un sentiero formativo per tanti milanesi (e non solo), cresciuti nel gusto attraverso proposte cinematografiche che privilegiavano i cosiddetti film d’autore, prevalentemente europei. Una multisala che è stata anche piacevole punto d’incontro dove spezzare il pomeriggio con caffè e film, nella certezza di trovare qualcosa di interessante da vedere. Mi disse tempo fa una donna di mezza età, appena fuori dalla sala Gea, che “se c’è chi fa shopping compulsivo, ci può essere chi vede film compulsivamente. Ecco, io sono una consumatrice di film compulsiva. Un film costa meno di un abito firmato o un paio di scarpe”. Dalle torto! img_1211
Il multisala Apollo aveva così tanta confidenza con i milanesi da bruciare ogni soggezione da visione solitaria: “Tu e la sala Fedra”, alla faccia di chi pensa che al cinema soli non ci si possa entrare. E raramente ci si entrava con il cellulare acceso, perché “Tu” sapevi già, più che in ogni altro cinema, che non stavi passando semplicemente del tempo, perché per 90, 100,150 minuti intraprendevi un viaggio al buio nel cuore di una storia di cui, nel peggiore dei casi, portavi via una briciola estetica, un pezzetto di mondo sconosciuto, un brandello di poetica (quante volte è capitato!) in un discorso incerto, timido da opera prima. Poi frequentemente uscivi con il capolavoro in testa, e in testa ti rimaneva per giorni. Ho sentito dire anche che l’Apollo era frequentato dalla “spocchia”, da quelli a cui piaceva dire a fine proiezione “film pretenzioso”, oppure “buona l’intenzione, debole la sceneggiatura” (magari dopo un film di Haneke).
Qualche giorno fa ho sbirciato da una fessura nella plastica adesiva su una porta a vetro sbarrata. Non si vedeva molto dei lavori in corso. Del salotto del cinema suppongo non sarà rimasto nulla, le poltroncine saranno state imballate e portate in un deposito, gli schermi dismessi, l’impianto audio pure. La memoria delle centinaia di film programmati no. Quella rimane. Ai tavolini del bar che precedevano le sale, sul mio I-phone mi è capitato spesso di annotare impressioni a caldo lasciate dai film, anche due al giorno, anche tre, passando di corsa da uno schermo all’altro. E col mio I-phone ho scattato le immagini dell’ormai ex Apollo, realizzando solo adesso che la mela mordicchiata disegnata sul guscio è la stessa che presto brillerà nelle sere milanesi dal ventre dilaniato di Piazza del Liberty.
I-Apple.
Tecnologia d’autore.
Mi ricorda uno schermo bianco. Solo bianco. Anteprima di qualcosa che dovrebbe iniziare, ma non inizia mai.

Alessandro Leone

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