Easy, un viaggio facile facile

easy1Un viaggio facile facile quello di Isidoro detto Easy: portare un morto dall’est Italia all’est Europa, in Ucraina per la precisione. Per lui che fu promessa dell’automobilismo a un passo dalle auto di Formula Uno non dovrebbe essere un problema guidare per duemila chilometri un carro funebre. Peccato che Isidoro, 35 anni mal portati, non tocchi volante da quando di anni ne aveva diciotto, che adesso passi le sue giornate davanti alla Play Station, che pesi centoventi chili e viva sulle spalle di una madre (Barbara Bouchet) dinamica ma rassegnata alla depressione del figlio. Peccato anche che nella bara da consegnare ci sia un operaio morto mentre lavorava nel cantiere del fratello di Isidoro, l’impresario Filo (Libero De Rienzo), uomo in carriera, che ha fatto fortuna nell’edilizia non senza qualche furberia.

easy2La commedia a tinte cupe dell’esordiente Andrea Magnani è un road movie con ingredienti intriganti: viaggio con morto a carico; attraversamento dell’ex blocco sovietico; soggetto con presunta disabilità psichica. Il meccanismo è rodato: lanciare un personaggio goffo in una avventura per lui straordinaria, fuori portata, tanto da determinare situazioni paradossali anche dove tutto dovrebbe essere semplice, easy. Ma di semplice e facile non c’è niente per Easydoro, a-sociale patologico, obeso divoratore di cibo spazzatura, a cui regala volto e corpo uno stralunato Nicola Nocilla. La chiamata all’avventura è forzata e per nulla annunciata, generata in un universo parallelo a quello di Isidoro, una delle tante realtà da cui ha deciso di rimanere lontano, nemmeno spettatore, perché l’unico spettacolo a cui assiste è quello delle gare automobilistiche al Joystick della Play Station. Figura tragica, Isidoro non può opporre resistenza alla pressione del fratello vincente, imprenditore di successo ma con un problema grande, che – scopriremo – essere l’apice di un fallimento drammatico. Sprovveduto uno, cinico l’altro: entrambi risultato di una società competitiva e spietata, che produce tante illusioni quanta frustrazione. Isidoro ne rappresenta il materiale di rifiuto, così fragile da farsi scartare e accantonare ancora in giovane età; il fratello Filo invece è di quella razza che corre verso la meta sempre sul filo (appunto) dell’illecito, fino a quando ci scappa il morto e si scopre che le sue erano carte truccate.
Magnani si tiene a distanza dal rischio di strumentalizzare la sua storia per farne denuncia sociale o politica. I temi sullo sfondo non diventano mai protagonisti, ma si limitano a direzionare la missione di Isidoro, soprattutto quando perde ogni contatto con il fratello ormai in manette, senza più cellulare, disorientato in un paese di lingua straniera, solo con la bara trascinata su un carretto, cavalcata sul letto di un fiume, compagna di fughe rocambolesche, come fosse l’unica chance per tornare a vivere.
E allora il viaggio verso l’Ucraina, attraversando i luoghi della nuova, contraddittoria, Europa dell’Est, diventa per Isidoro una scommessa con se stesso, rispondendo via via alle sventure con istinto puerile misto alla convinzione che riportare il morto a casa significhi riparare a un’altra tragedia: quella di chi ha cercato fortuna in un paese straniero.

Il regista non indugia nella retorica usurata delle tappe come tassello di crescita e cambiamento. Il suo alieno si spoglia della barba e cambia abito per necessità, non per scelta; smette di ingurgitare cibo industriale e si converte alla vodka perché costretto; si fa addirittura coinvolgere in un ballo che ridefinisce definitivamente il suo come corpo mobile e leggero nonostante l’obesità. E ciò che cambia infine non è poi così eclatante e gridato nelle pagine di sceneggiatura, perché raccolto in un prezioso mutamento di espressione, in uno sguardo che improvvisamente si è illuminato.

Alessandro Leone

Easy – Un viaggio facile facile

Sceneggiatura e regia: Andrea Magnani. Fotografia: Dmitriy Nedria. Montaggio: Luigi Mearelli. Musiche: Luca Ciut. Interpreti: Nicola Nocella, Libero De Rienzo, Barbara Bouchet, Lorenzo Acquaviva, Ostap Stupka. Origine: Italia/Ucraina, 2017. Durata: 91’.

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