Elvis & Nixon

Elvis--NixonÈ un problema non secondario. Trovare un attore che possa interpretare un’icona come Elvis Presley senza ridurlo in farsa, macchietta ridicola, copia goffa. E infatti, nonostante l’incontro tra Elvis e Nixon sia l’oggetto del film, diventa interessante il gag che si consuma in un aeroporto, quando Elvis (Michael Shannon) si ritrova davanti due sosia imitatori, uno dei quali afferma di essere il numero uno tra gli Elvis e – rivolgendosi al vero Elvis – gli consiglia di non tentarci nemmeno. E forse a ragione. Michael Shannon è un attore quasi sempre magnifico, ma il problema – dicevamo – è enorme. Non si tratta solo di una non somiglianza che continua a gridare “è finto!”, ma del solito impari confronto con un mito che nixon-elivsè di tutti, gelosamente custodito nell’immaginario individuale e collettivo. Non è certo la prima volta. E più il mito è gigantesco e meno chances di credibilità hanno attore e regista.
Elvis & Nixon non fa il miracolo, anche perché porta sullo schermo un Presley già svalvolato, al limite della schizofrenia, ubriaco di se stesso, personaggio pubblico che col distintivo cerca di trasformarsi in altro: da intrattenitore a servitore della Patria, quella Sua America che avrebbe bisogno di lui. E non stiamo parlando di Chaplin e compagnia hollywoodiana che incoraggiano le truppe statunitensi in guerra contro il grande dittatore. Il servizio che Elvis chiede di poter prestare (e lo chiede al Presidente Nixon in persona!) è segreto, quasi losco, delatorio, da infiltrato dei Servizi. Con una semplice lettera arriva a Nixon – che si trova costretto ad accettare l’incontro – per esprimere la preoccupazione per la deriva intrapresa dalla gioventù americana, imbrattata da alcol e droghe, di cui sarebbero co-responsabili anche le rock band: dai “comunisti” Beatles ai tossici Stones!
La vicenda è vera, e mette di fronte due icone discusse, portatrici di un’idea di America patriarcale, repubblicana, profondamente sudista. Elvis è ossessionato da una missione che possa trascendere l’immagine di icona del pop idolatrata in tutto il mondo, ma sostanzialmente bidimensionale; Nixon è il marchio di fabbrica del conservatorismo più ottuso, il presidente che siede nella stanza ovale quasi per caso, senza qualità particolari, sfacciatamente volgare (ottimo Kevin Spacey). Il racconto, frutto delle testimonianze di chi fu presente, soprattutto Jerry Schilling (interpretato da Alex Pettyfer), amico e figura centrale nell’entourage di Elvis, tenta di immaginare anche ciò che nessun nastro potè registrare, o che persona legata ai due protagonisti potè ascoltare: ciò che accadde infatti tra il Re del rock e il 37° Presidente USA nel chiuso della stanza resta oggetto di supposizioni, un dialogo che sicuramente trasformò la reciproca diffidenza in un faccia a faccia confidenziale, ma i cui dettagli rimarranno per sempre oscuri.

La regista Liza Johnson abbraccia con entusiasmo l’idea del film, ma la messa in scena dell’incontro non convince del tutto, non morde a sufficienza, si sorride di fronte alle follie di due personaggi storici, ma forse di più dall’atteggiarsi di Shannon che disperatamente simula Ervis. Il risultato è un film secondario, che ripercorre un momento tra i più clowneschi della recente storia americana, roba che nelle fantasie degli uomini del Presidente avrebbe dovuto rinverdire l’immagine di Nixon, ma che invece ne evidenziava tutta la pochezza. Deludente anche la colonna sonora.
Ma se Donald Trump arrivasse a sedere sull’ambita poltrona, chi si porterebbe in salotto?

Alessandro Leone

Elvis & Nixon

Regia: Liza Johnson. Sceneggiatura: Joel Sagal, Hanala Sagal, Cary Elwes. Fotografia: Terry Stacey. Montaggio: Michael Taylor, Sabine Hoffman. Interpreti: Michael Shannon, Kevin Spacey, Alex Pettyfer, Johnny Knoxville, Colin Hanks. Origine: Usa, 2016. Durata: 86′.

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