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Ernest & Célestine

C’è una topina che vorrebbe fare l’artista, mentre nel suo mondo sotterraneo tutti spingono perché diventi dentista (professione cruciale per i topi). In superficie c’è invece un grande orso che di adeguarsi alle strutture della sua società non vuole saperne. Sotto la strada, nel mondo dei topi, gli orsi sono temuti, mentre sopra gli orsi cacciano i topi che spesso rubacchiano i denti da latte caduti ai cuccioli. Ma siccome i luoghi comuni sono fatti per essere superati, capita che la topina Célestine e l’orso Ernest si scoprano compagni di avventure e presto amici inseparabili.
Tratto dalla serie di libretti per l’infanzia di Gabrielle Vincent, Ernest & Célestine ha atteso dodici anni dalla morte della scrittrice per vedere la luce. Il lungometraggio diretto da Benjamin Renner (alla prima regia con il supporto di Vincent Patar e Stéphane Aubier), è maturato sulla carta grazie alla penna di Daniel Pènnac (che fu amico della Vincent). Lo spirito dei racconti è rimasto intatto, con l’ironia e l’incanto dei libretti della scrittirce. Il mondo di superficie sembra disegnato sulla falsariga dei piccoli centri francesi dei film di Tati, mentre il sottosuolo è un’enorme macchina di canali, ingranaggi, ruote dentate e leve: “Avevo suggerito che si ispirasse ai buchi giganti del sottosuolo parigino afferma Pènnac una groviera dalle proporzioni colossali (…). Ho integrato diversi strati architettonici con rovine romane e vestigia medievali”.
Il risultato è affascinante, schizzato dagli acquarelli di Renner che rendono i paesaggi fiabeschi e i protagonisti esseri leggeri e magici, anche i personaggi più sgradevoli. Il segno non sempre confina i colori in un contorno netto, ma nulla si sfalda e anzi trattiene corpi e ambienti, ognuno con caratteri propri.
La relazione tra orso e topina è poi definita per passaggi narrativi spiritosi e funzionali alla definizione delle diversità prima e delle somiglianze poi, in un crescendo che li vedrà impegnati per difendere la scelta di rimanere insieme, in una casa (quella di Ernest) che prenderà nuova vita per effetto della solarità di Célestine. La scintilla tra i due è l’arte (Ernest è un musicista deriso), punto di incontro e luogo linguistico dove azzerare le differenze di natura che vorrebbero conflitti laddove sarebbe possibile la convivenza. Il ribaltamento dell’assunto iniziale, con la Grande Madre che spaventa i topini dipingendo gli orsi come orchi sbrana-cuccioli, è così compiuto. E non è casuale che ancora una volta a vincere la paura sia il più piccolo tra gli esserini, con un po’ di spavalderia, un po’ di ingenua strafottenza, sicuramente tanta voglia di conoscere il mondo e di imprimervi una traccia profonda, esprimendo semplicemente la propria diversità.
Per un pubblico di età compresa tra 4 e 104 anni.

Alessandro Leone

Guarda il trailer:   https://www.youtube.com/watch?v=S53kTNZGFcs

Ernest & Célestine
Regia: Benjamin Renner, Vincent Patar, Stéphane Aubier. Sceneggiatura e dialoghi: Daniel Pènnac (tratto dagli album di Gabrielle Vincent). Montaggio: Fabienne Alvarez-Giro. Musica: Vincent Courtois. Distribuzione: Sacher. Origine: Francia, 2012. Durata: 79’.

 

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