Escobar: Paradise Lost

Pablo Escobar fu il più grande trafficante di droga mai conosciuto, una figura emblematica, sulla quale sono nate leggende e sgorgati racconti, più o meno fedeli agli eventi che ne hanno scritto la storia.
all togetherAlcuni lo vedevano come un benefattore, altri come un distruttore, ma quel che è certo è che, nell’indistricabile gomitolo di vite che a lui si sono legate, entrambe queste visioni giunsero a fondersi in quella che tutt’oggi appare come una duplice figura che merita d’essere raccontata, e che al contempo viene raccontata perché se ne ricordi la natura.
Lo spettacolare esordio siglato, con questa pellicola, da Andrea di Stefano, ideatore e penna del progetto, illumina uno scorcio interessante su quella che è la prospettiva d’analisi approcciata dal quarantaseienne regista italiano.
Di fatti la scelta stilistica di Di Stefano sorprende, e non poco; tradisce positivamente quelle aspettative che delineavano l’ennesimo film biografico, superficiale e di pura facciata, e ci regala un insight attento, curato ed estremamente sensibile di quello che fu non tanto la vita di Escobar, ma un momento particolare del suo vissuto, quasi a voler raccontare – come in una sineddoche – l’interezza attraverso il frammento, quel frammento che è fondamento della stessa trama e che si focalizza sulla storia d’amore tra Maria (Claudia Traisac), la bella nipote di Escobar, e Nick (Josh Hutcherson), un semplice ragazzo americano.
Col fratello, Dylan (Brady Corbet), Nick vive accampato sulle coste colombiane, impartendo lezioni di surf, libero naufrago in quel Paradise Lost che è parte del titolo della pellicola e che, come tutte le bellezze, nascondono un pericolo, un pericolo che in questo caso non può essere previsto o evitato e che non è visibile, come l’onda che monta lontana e che progressivamente cresce verso la riva.

In questo caso il lato oscuro del paradiso è la stessa Maria, la donna di cui Nick si innamora e che pertanto lo rende cieco alla realtà che lo circonda, impedendogli di vedere sino all’ultimo atto, quando ogni azione è ormai vana a impedire che la tragedia si consumi, quando ormai, la consapevolezza del ragazzo gli ha reso ben chiaro quanto prima la sua ingenuità gli celava: il suo amore per Maria lo ha portato, passo dopo passo, nelle cerchie di Escobar, e come un Icaro che già vede le sue ali sciogliersi al sole, anche Nick capirà che l’unica fuga possibile e immaginabile dal fuoco ardente è la caduta.
L’interpretazione di Benicio Del Toro è tanto realistica quanto disarmante. Il suo sguardo rivela il cuore di un personaggio costruito sull’afflizione di un animo che ha dettato la propria religione in terra e che, in una scena di sconvolgente potenza, arriva a parlare a tu per tu con lo stesso Dio.escobar
Il trono sul quale Andrea di Stefano fa sedere Escobar, tuttavia, non è un trono di preziosi, sebbene molte riprese si soffermino sulle ricchezze del trafficante colombiano, ma di spine e serpenti, un trono scavato nell’incertezza di un uomo che per quanto potente non sa più di chi fidarsi e che sembra combattere più con se stesso che col mondo.
Claudia Traisac è una piacevole scoperta e, finalmente, Josh Hutcherson sembra aver trovato il genere di cinema che gli permette di esprimere al meglio le sue grandi capacità attoriali.
Non c’è una falla nell’insight delineato da questo regista italiano dalle doti evidenti; a questo punto non ci resta che tenere gli occhi ben piantati su quello che sarà il suo operato futuro.

 Mattia Serrago

Escobar (Paradise Lost)

Regia: Andrea di Stefano. Sceneggiatura: Andrea di Stefano. Fotografia: Luis David Sansans. Montaggio: David Brenner, Maryline Monthieux. Musiche: Max Richter. Interpreti: Benicio Del Toro, Josh Hutcherson, Claudia Traisac. Origine: Italia, 2014. Durata: 120’.

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