Udine Far East 2014

Far East Film Festival 2014: vince il Giappone

Hong Kong, Corea del Sud, Cina, Filippine ma soprattutto tanto Giappone quest’anno al Far East Film Festival di Udine, e proprio un film giapponese, The Eternal Zero, ha sbaragliato la concorrenza aggiudicandosi il Gelso d’Oro 2014. Lo presentiamo qui accoppiato ad un altro film che ha conquistato il pubblico di Udine, Be My Baby; due film che offrono spunti di riflessione diversi sul Giappone di oggi per tematiche trattate e reazioni suscitate.

be my babySeconda volta a Udine per il regista Hitoshi One, che dopo il patinatissimo campione d’incassi in Giappone Love Strikes! (Moteki, モテキ, 2011) molto amato dal pubblico udinese nel 2012, propone quest’anno una quantomai attuale e satirica commedia intitolata Be My Baby (Koi no Uzu, 恋の渦, 2013), film a bassissimo budget (circa 15.000 dollari) girato in 4 giorni totalmente indoor, presentato da una simpatica e colorita crew. Il film offre un poco lusinghiero ritratto dei giovani don-kyun (DQN) giapponesi, ovvero ventenni, quasi sempre ragazzi di campagna emigrati in città, con un basso livello di istruzione e senza grosse ambizioni, che perdono tempo in lavori part-time senza prospettive e in sterili e fittizie relazioni sentimentali, che rappresentano una buona parte dei giovani giapponesi di oggi, schiacciati dall’inerzia, dalle non-comunicazioni telematiche, dalle conversazioni/incontri online.
Tutto inizia una sera a casa della coppia Koji-Tomoko. La cena in programma ha come obiettivo quello di trovare una fidanzata per Osamu, l’amico bruttino e un pò sfigato di Koji. La potenziale candidata è Yuko, una commessa collega di Tomoko che si dice somigli ad una celebre cantante pop giapponese. A fare da comparse arrivano un pò di amici: Yuta e il suo compagno di stanza Takashi, il fratello di Koji Naoki e la sua nuova e taciturna fidanzata Satomi, Kaori un’altra collega di Tomoko. L’arrivo di Yuko delude l’attesa, la ragazza infatti non è proprio lo schianto che tutti si aspettavano, ma grazie a una buona dose di bottiglie e videogiochi i ragazzi dimenticheranno presto lo shock.
I 100 minuti circa successivi a questa prima mezz’ora di film rivelano attraverso l’occhio osservatore di una camera fissa posta all’interno di 4 ambienti i vari intrecci di relazioni che si istaurano tra i personaggi nelle due settimane successive. Tutto si svolge sempre ad un’ ora tardissima, come a sottolineare il fatto che questi ragazzi non abbiano nulla da fare durante il giorno. Tutto viene stabilito attraverso una telefonata al cellulare o a un messaggino, che mai sfociano in conversazioni più profonde di persona. Molte delle loro relazioni si basano sulla menzogna, sul non detto; tutti si scusano per colpe assurde pur di restare aggrappati alla quotidianità che faticosamente si sono costruiti scongiurando così il fallimento che li costringerebbe a tornare al proprio paese natale. Takashi, arrivato da pochissimo in città perde le testa per la civettuola Kaori, che gli fa credere di essere interessata a lui ma in realtà ha solo bisogno di un posto dove passare la notte. Osamu non risparmia sarcastici commenti sull’apetto fisico di Yuko con gli amici (al telefono), ma poi riesce a invitarla a casa sua la sera stessa della cena, e comincia una specie di relazione con lei. Koji gioca a fare la parte del figo del gruppo, sempre con un consiglio a portata di mano per un amico in difficoltà con le ragazze, e poco importa se per vivere scrive su una chat per uomini fingendosi donna, o esaspera la fidanzata nel post-cena con i più banali tra i luoghi comuni accusandola di aver messo da parte la nuova fidanzata del fratello Naoki per dedicarsi alla sua amica Yuko (Le donne devono parlare con le donne). Satomi, convinta che Naoki la tradisca, vive in preda alle paranoie.

Film corale che si snoda in telefonate sterili dove uno parla male dell’altro, in messaggini per fissare appuntamenti incestuosi, in cui manca un vero protagonista, sebbene le donne si distinguano (per poco) nei modi più inaspettati: dal servilismo di Tomoko, ai piagnistei di Satomi, dalla simpatia forzata di Yuko alla ninfomania di Kaori, quasi tutte si prenderanno la loro piccola rivincita nei confronti dei loro uomini, che appaiono senza un briciolo d’amor proprio, persi nei loro piccoli istinti sessuali che soddisfano guardando poster di starlette appese ai muri delle loro camere, che aspirano al ruolo di macho, ma che al momento della verità implorano le loro donne di non abbandonarli.

 

et zero

Tutt’altra storia, e tutt’altro budget per The Eternal Zero (Eien no Zero 永遠の0, 2013) di Takahashi Yamazaki, titanica produzione campione d’incassi in Giappone (il film ha totalizzato circa 80 milioni di dollari in patria) che tanto ha fatto commuovere il primo ministro Shinzo Abe. Lo zero del titolo si riferisce all’aereo Mitsubishi A6M Zero, uno dei tanti usati dalla marina militare giapponese e temutissimi dagli americani durante la guerra. Tratto dall’omonimo romanzo di Naoki Hyakuta del 2006, un grande amico del primo ministro giapponese, nato come autore TV e diventato in seguito famoso autore di romanzi e membro del consiglio di amministrazione della tv nazionale giapponese NHK, il film si apre con Kentaro, studente di giurisprudenza ripetutamente bocciato all’esame finale, che durante il funerale della nonna viene a sapere che il suo vero nonno, Kyuzo Miyabe, era un pilota di aerei zero della marina militare giapponese morto in un’operazione kamikaze durante la Seconda Guerra Mondiale. Decide così insieme alla sorella Keiko di andare alla ricerca dell’identità del suo vero nonno, con la speranza che questa ricerca possa dargli nuovi spunti e nuova ispirazione per ritrovare la strada che ha momentaneamente smarrito. Come da manuale, la ricerca della verità è un cammino lungo e tortuoso durante il quale vengono scoperte delle cose che si preferirebbe non sapere. Keiko e Kentaro intervistano vecchi compagni di guerra del nonno e scoprono, a malincuore, che Kyuzo Miyabe aveva si la nomea di essere un formidabile pilota, ma anche quella di essere un codardo perchè durante gli attacchi al nemico invece di agire insieme ai suoi compagni se ne stava in alto col suo aereo, preoccupato soltanto a salvare la pelle.
Ma se fosse stato davvero un codardo, perché morire da kamikaze?

https://www.youtube.com/watch?v=gmMlWI5Z66I
Descritto da Hayao Miyazaki come “un guazzabuglio di falsità”, il film rievoca una parte delle tematiche già espresse da Yamazaki in un suo film precedente, “Always: Sunset on Third Street” (ALWAYS 三丁目の夕日, Ōruweizu: San-chōme no Yūh, 2005), ovvero il sacrificio del proprio individualismo in nome del senso di appartenenza alla comunità attraverso la celebrazione dello stoicismo dei soldati in prima linea più che delle imprese militari del paese.
Intervista dopo intervista i due fratelli scopriranno che il nonno non era affatto un codardo, ma semplicemente un uomo attaccato alla vita, innamorato della sua famiglia, desideroso come ogni altro uomo di sopravvivere alla guerra, convinto che a fronte di un inutile sacrificio umano, le giovani leve aiuterebbero molto di più il paese restando vivi e contribuendo alla creazione di un solido e fiorente futuro. A rischio della propria reputazione, e in nome delle proprie convinzioni, Miyabe boccia ripetutamente i suoi allievi piloti, con la speranza di risparmiargli la vita e spesso contro la loro volontà, un gioco rischioso che attira le ire dei suoi superiori e gli rende la vita tutt’altro che facile. Dopo tanti sforzi arriva inaspettata la tragica scelta finale, che mettendo fine ad una vita pone un seme per la nascita di molte altre. Miyabe si tradisce in nome di quei valori che ha sempre disprezzato, accettando tacitamente quel compromesso con la vita, proponendolo come esempio per le generazioni future.
Bravo il regista nel creare momenti di tensione tra Miyabe (notevole prova d’attore di Junichi Okada), i suoi superiori e i suoi studenti, notevoli anche le testimonianze dei vecchi commilitoni, un pò più sottotono le interpretazioni dei due nipoti che passano decisamente in secondo piano. Il dramma di un uomo da un lato e i paesaggi mozzafiato che fanno da sfondo agli attacchi aerei nonchè le belle e curate scene d’azione durante i combattimenti fanno di questo film un vero e proprio misto di azione e melò da cui ci si aspettava un finale diverso, meno esasperato. Yamazaki ha perso l’occasione di offrirci un punto di vista diverso e meno retorico sulla questione, di cui il cinema già offre una grande quantità di esempi, che comunque ha avuto grande appeal sul pubblico (scroscio di applausi alla fine del film e Gelso d’Oro 2014).
I non rapporti di un gruppo di ventenni allo sbaraglio di Be my Baby che offrono spunti per riflessioni sulla società contemporanea e quello che si sta cercando di costruire o di distruggere inconsapevolmente, nulla hanno potuto contro l’ennesima rievocazione di un pesante e tragico passato in chiave melodrammatica, ma sarà poi davvero l’unica fonte di ispirazione possibile per il futuro?

 Da Udine Roberta Silva

Leggi le cronache dal Far East FF in  http://www.cinequanon.it/category/festival/feff14/

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