Foxtrot, la danza del destino

foxtrotIl Foxtrot è una danza di origine americana con la caratteristica di lasciare i ballerini quasi fermi nel punto in cui si trovano, quattro passi: avanti, di lato e indietro per poi tornare al punto di partenza.
Grazie al lavoro di Academy Two, riesce a trovare distribuzione nelle sale italiane Foxtrot di Samuel Maoz, gran premio della giuria alla scorsa ediz ione del festival di Venezia. A distanza di otto anni dal film d’esordio Lebanon, Leone d’Oro alla 66^ Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Samuel Maoz torna a parlare del proprio Paese, Israele, facendo di un linguaggio visivo e narrativo filooccidentale la chiave di esportazione della sua storia.
foxtFoxtrot è il racconto di un conflitto logorante e autodistruttivo di cui Jonathan, poco più di vent’anni, è vittima insieme a tanti altri giovani come lui. Il film suddiviso in tre atti si apre con due uomini in uniforme che portano la tragica notizia a Dafna (Sarah Adler) e Michael (Lior Ashkenazi) della morte del figlio sul fronte. Evento funesto che sconvolge e lascia interdetti i familiari davanti a una presunta vittima di guerra di cui nessuno sembra aver notizie sufficienti. Come Jonathan, anche il regista e sceneggiatore Samuel Maoz ha vissuto l’esperienza di giovane soldato, addestrato come mitragliere e membro di un equipaggio di un carro armato. Vissuto che si ripercuote inevitabilmente sui suoi film.
Questa volta l’autore sceglie di trattare il dramma politico israeliano con un tono surreale e sarcastico che riesce, nonostante le differenze linguistiche e culturali, a coinvolgere universalmente. Con un barocchismo sorrentiniano, il regista si sposta da un ambiente all’altro in una continua esplorazione che indaga e fa conoscere, poco a poco, gli spazi della messa in scena allo spettatore. Un container adibito a dormitorio sperduto al confine nord di Israele e un appartamento raffinato in un grattacielo di Tel Aviv sono le due location in cui si alternano i tre episodi.

Il giudizio dell’autore nei confronti delle scelte militari del proprio stato emerge quindi chiaro e deciso in un racconto che si interroga sul tema della coincidenza, dove l’ironia procede di pari passo con il destino. Così il terzo atto ci riporta al punto di partenza e l’incertezza diventa constatazione di un destino folle e bastardo che segna la chiusura delle danze.

di Samuele P. Perrotta

Foxtrot

Regia e sceneggiatura: Samuel Maoz. Fotografia: Giora Bejach. Montaggio: Arik Lahav Leibovich e Guy Nemesh. Musiche: Ophir Leibovitch e Amit Poznanky. Interpreti: Lior Ashkenazi, Sarah Adler, Yonaton Shiray, Shira Haas. Origine: Israele, Germania, Francia, Svizzera, 2017. Durata: 113′.

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