Going Clear: Scientology e la prigione della fede

going-clear1Lafayette Ron Hubbard era uno scrittore versatile che tra gli anni ’30 e ’40 pubblicò centinaia di romanzi e racconti brevi su riviste pulp. Dal fantasy all’avventura, dai gialli al western, passava con naturalezza da un genere all’altro, scrivendo con grande velocità. Ebbe tre mogli, sette figli, si arruolò in marina, ma soprattutto, attratto dagli ambienti esoterici e dalla figura di Jack Parson (a sua volta seguace di Aleister Crowley), dopo la pubblicazione nel 1950 di Dianetics: la forza del pensiero sul corpo, fondò Scientology.
In Going Clear Alex Gibney (già autore di documentari di inchiesta come Enron – L’economia della truffa Taxi to the Dark Side, Oscar nel 2008), ispirato dal libro del Premio Pulitzer Lawrance Wright, parte proprio da Hubbard per sceneggiare le origini del più controverso movimento pseudo-religioso del ventesimo secolo e la sua espansione dopo la morte del fondatore nel 1986. Forte di una capacità rara di costruire un racconto chiaro, in apparenza lineare, attraverso l’esposizione dei fatti e i contributi di chi questi fatti li conosce, Gibney entra progressivamente nello Scientology’s Universe, svelandone la goingdottrina, la struttura, i metodi di affiliazione, le strategie di “marketing”, l’influenza sullo star-system hollywoodiano, le battaglie con il fisco, supportato nella sua indagine dalle dichiarazioni di chi, prima di uscirne definitivamente, ebbe ruoli importanti al fianco di David Miscavige, il successore di Hubbard. Tra questi Paul Haggis, sceneggiatore tra i più apprezzati ad Hollywood e regista di Crash – Contatto fisico (Oscar alla sceneggiatura nel 2006), Nella valle di Elah e The Next Three DaysJason Beghe, caratterista e volto noto a chi ama le serie Tv; Marty Rathbun e la moglie Monique, lui a lungo braccio destro di Miscavige, lei vittima suo malgrado delle persecuzioni subite dal marito dopo l’uscita dalla Chiesa; Mike Rinder, che di Scientology fu portavoce e uno dei massimi dirigenti. Fuoriusciti che, dopo decenni di militanza, adesso denunciano i lavaggi del cervello, le violenze fisiche e psicologiche, le minacce e i ricatti, messi in atto per costringere alla fedeltà totale gli adepti e che, in parte, spiegherebbero l’impossibilità di abbandonare la Chiesa nonostante le vessazioni. Rathbu e Rinder erano tra i vessatori.
Con grande vergogna gli intervistati ammettono di non poter spiegare fino in fondo l’incapacità di reagire a un sistema che schiaccia gli individui, che impone, in nome di una presunta salvezza e della liberazione dalla materia, un’obbedienza cieca ai sacerdoti del culto. I “liberati” clearaiutano il regista a ricostruire una storia complessa e incredibile, a tratti oscura, un miscuglio di verità e dicerie, passando dall’epoca Hubbard – bugiardo per professione, straordinario inventore di storie fantastiche a cui attinge nella creazione della mitologia che è alla base delle sue “sacre scritture” (la cui rappresentazione filmica è sicuramente la parte più divertente di Going Clear) – a quella ben meno folcloristica di Miscavige, cresciuto in Scientology e, preadolescente, già aiuto regista di Hubbard, in numerosi filmati di propaganda. E’ suo il merito di aver chiuso la guerra con l’Agenzia delle entrate, che non riconosceva Scientology come Chiesa, condizione indispensabile per l’esonero del pagamento delle tasse sulle donazioni. La festa che proclama la vittoria dopo lunghe battaglie fatte di colpi bassi e ricatti, è un concentrato di cattivo gusto e suggestioni visive a metà tra la peggiore massoneria e il Terzo Reich.
Le registrazioni filmate si intrecciano alle testimonianze. Scopriamo così il funzionamento dell’elettro-psicometro, usato nelle sedute di auditing, in cui gli adepti sono aiutati a liberarsi dei traumi delle vite precedenti per raggiungere lo stato di Clear, fornendo informazioni private in seguito Going-Clear-Scientology-e-la-prigione-della-fedeutilizzate a scopi ricattatori; l’accesso ai livelli superiori OT, o livello VIII (dopo corsi per nulla economici!); l’operatività del corpo paramilitare Sea organization; le torture nelle stanze battezzate “buchi”; l’esistenza di una policy denominata Attack the Attacker, pensata per difendersi dagli attacchi di chi cerca di mettere il becco nelle zone buie della piramide. Infine l’incredibile adesione incondizionata (almeno in apparenza) delle star John Travolta e Tom Cruise, front-men indispensabili ad avvalorare la filosofia della Chiesa, il percorso iniziatico che dovrebbe portare alla felicità e alla liberazione, ma soprattutto alla moltiplicazione dei donors.
E più il regista affonda nelle maglie segrete dell’organizzazione, più il sorriso stampato sui loro volti assume un aspetto inquietante e insopportabile. Gibney attinge a materiali d’archivio, visto il rifiuto di Travolta e Cruise di farsi intervistare, e svela le ricadute sulle vite private degli attori, a cominciare dal matrimonio tra lo stesso Cruise e la Kidman. Il quadro di questa Golden Dawn circense è angosciante e rinvia costantemente ai meccanismi manipolatori che sottostanno alla comunicazione di massa.
Rituali collettivi e culti misterici, logge massoniche e satanismo, mondi alieni e angeli custodi, thetan e spiritualità, tutto fa brodo per arrivare a realizzare la più lucida profezia del ’900: quella di Orwell.

 Alessandro Leone

Going Clear: Scientology e la prigione della fede

Regia e sceneggiatura: Alex Gibney. Fotografia: Sam Painter. Montaggio: Andy Grieve. Con Paul Haggis, Lawrence Wrigth, Jason Beghe, Monique Rathbun, Marty Rathbun, Mike Rinder, Tom DeVocht, Tony Ortega. Origine: Usa, 2015. Durata: 120′.

 

 

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