Güeros

gueros2C’era una volta un musicista messicano, Epigmenio Cruz, che si racconta avesse fatto piangere addirittura Bob Dylan. A Città del Messico, nel 1999, c’è un adolescente, Tomàs, che nel suo walkman fa girare sempre lo stesso nastro di Epigmenio, amatissimo dal padre scomparso. Quando Tomàs viene spedito da sua madre a casa del fratello maggiore Fede, che condivide un appartamento e l’attesa della laurea con l’amico Santos, la notizia del ricovero del vecchio cantante allarma il giovanissimo fan. Partono così verso l’ospedale in cui sperano di trovare Epigmenio, rompendo la noia di giornate statiche, lontani dalla cittadella universitaria occupata dai compagni in sciopero. Fede, che vive alternando momenti di lucidità a stati allucinatori, è però innamorato di Ana, leader della protesta e che quasi per caso si unisce al terzetto nella ricerca di Epigmenio.

Nella solita sonnecchiosa estate cinematografica italiana, Güeros approda nelle sale (poche a dire il vero) dopo due anni dal premio alla miglior opera prima a Berlino 2014 e numerosi altri riconoscimenti. Film libero dalle imposizioni strutturali, promette e disattende costantemente il gueros4racconto, sposando tra l’altro registri diversi e permettendosi addirittura, a circa metà film, di spezzare la sospensione dell’incredulità per allargare il campo visivo in un interno auto e mostrare un ciak, mentre uno degli attori dichiara apertamente la debolezza della trama, la pochezza di un canovaccio che è poco più di un pretesto per parlare non si capisce bene di cosa. Il film si apre subito con un depistaggio: una donna si prepara velocemente ad uscire, pregando la figlia piccolissima di non piangere. In strada, mentre spinge la bimba su un passeggino, dall’alto arriva un gavettone che centra la piccola. Il gavettone lo ha tirato Tomàs, ma la donna non la rivedremo più. Ha inizio così il viaggio del ragazzo che, dopo la pausa nell’immobilità dell’appartamento di Fede e Santos, si trasforma in un attraversamento di Città del Messico, 20 milioni di abitanti e spaventosi contrasti sociali. La caccia a Epigmenio è davvero un pretesto, perché on the road i tre incocciano nella rivolta dura degli studenti, simbolo di un paese che tenta di cambiare dal basso per dare vigore ai sogni di progresso culturale. Sono tanti i volti che incrociano i tre protagonisti, già prima di caricare con loro Ana, dopo la sosta in università. Ogni individuo, ragazzino o adulto, porta il carico di una storia personale a cui il regista esordiente Alonso Ruizpalacios si avvicina con disincanto e ironia, cominciando a raccontare piccolissime storie che non si concludono, elidendo sempre il finale e lasciando lo spettatore curioso di capire se e quando l’intreccio restituirà ciò che ha sottratto. Così anche le inquadrature, precise nella composizione, estetizzanti fino a diventare quasi stucchevoli, bilanciando le gamme di un bianco e nero suggestivo, improvvisamente deflagrano, la macchina da presa scivola dal cavalletto e perde di vista i contorni dei protagonisti.

Il lavoro sul suono è altrettanto creativo, memore di Godard (non mancano riferimenti anche visivi a Bande a part), con componenti audio e silenzi assoluti raramente diegetici e spesso misura di una condizione psicologica o, per Fede, allucinatoria. Ciò che vediamo e sentiamo allora è spesso lontano dal realismo, ma vicino alla percezione che i tre protagonisti hanno della realtà. Questo cineasta proveniente dal teatro, a briglia sciolta, non teme di citare la Nouvelle Vague francese, ad esempio nelle magnifiche scorribande notturne, o di avvicinarsi a Jarmush nella messa in scena dei dialoghi, apparentemente futili e invece carichi di inquietudini. Sfondo e primo piano si confondono rendendo difficile la lettura del presente per i protagonisti di questa surreale vicenda: Tomàs e Fede, motivati da una ricerca che li riporta dritti alla radice nella figura sbiadita di un cantante dimenticato e che avrebbe potuto cambiare la storia della musica messicana, portano le tensioni di ogni passaggio d’età. Diventare adulti é anche soffrire l’incertezza di un futuro che non sia già luogo di rimpianti.

Alessandro Leone

Güeros

Regia: Alonso Ruizpalacios.  Sceneggiatura: Alonso Ruizpalacios, Gibran Portela. Fotografia: Damiàn Garcia. Montaggio: Yibràn Asuad, Ana Garcia. Interpreti: Tenoch Huerta, Sebastián Aguirre, Ilse Salas, Leonardo Ortizgris. Origine: Messico, 2014. Durata: 111′.

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