HUMAN, più di un documentario

homan_facesArriva in Italia il film evento Human del fotografo e regista Yann Arthus-Bertrand. Dopo la proiezione fuori concorso a Venezia nel 2015, la diffusione in rete, con l’aiuto di Google e Youtube di tre film da 90′ in sei lingue diverse, una versione televisiva da due ore e una cinematografica speciale da 190′, una mostra fotografica online, nonché forme di distribuzione gratuita alle organizzazioni benefiche di tutto il mondo, ONG, centri culturali, musei, festival; Human si presenta come un movimento globale, un’iniziativa che coinvolge tutti i mezzi di comunicazione per arrivare alle genti che popolano la Terra. Stiamo parlando non solo di un film documentario che pone al centro dell’inquadratura i volti di cittadini del mondo distanti migliaia di chilometri tra loro e chiamati a rispondere a domande sui grandi temi dell’esistenza, ma di un’operazione che vuole dare voce agli invisibili per attivare un dialogo su vasta scala che metta al centro l’essere umano, prima degli interessi privati.
Il regista, supportato da due organizzazioni senza fini di lucro – la Bettencourt Schueller Foundation (finanziatrice) e la GoodPlanet Foundation human_landscape(produttrice) – e con l’aiuto di sedici giornalisti, venti cameramen e cinque montatori, ha girato 110 riprese in 60 paesi diversi, 2.020 interviste in 63 lingue, 500 ore di filmati aerei, ovvero paesaggi mai visti, colti nella magnificenza dei colori e nell’unicità della morfologia. Arthus-Bertrand, già autore dell’affascinante Home (2009), confeziona un film fluviale diviso in capitoli tematici, intervallati dalle immagini di luoghi affascinanti e misteriosi, ma anche selvaggiamente antropizzati. Se donne e uomini sono inquadrati in primo piano su fondo nero, isolati dal contesto di provenienza, colti nell’autenticità delle emozioni (mai patetiche), i luoghi riportano alla bellezza del mondo, alla straordinaria biodiversità, all’equilibrio precario ma possibile con gli uomini, contadini, allevatori, nomadi, semplicemente abitanti, corpi che interagiscono con il suolo e da cui spesso le inquadrature partono per poi allargare il campo visivo, trasformandoli in presenze minuscole ma non per questo insignificanti, che sia una carovana nel deserto o l’inferno di una enorme discarica.
Nella dialettica tra uno e tutto si articola Human. Le testimonianze si susseguono mai noiose, affrontando temi diversi – tra cui la povertà e il diritto al cibo, gli orrori delle guerre, i diritti delle donne, l’omofobia, l’infanzia negata, i sistemi economici e lo sfruttamento folle del suolo – suggerendo progressivamente di essere di fronte a un coro di individui che, pur vivendo in contesti lontani, sono mossi dagli stessi desideri, dalla stessa voglia di armonia, dalla stessa ricerca del bello, dall’urgente bisogno di amare ed essere amati. La domanda alla base dell’operazione di Arthus-Bertrand, “cosa ci rende essere umani”, determina risposte e innesca altre domande e risposte, che lasciano emergere anche la natura più oscura degli individui, corruttrice e responsabile di piccole e grandi catastrofi.

Senza mai sentire la voce dell’intervistatore, il flusso di pensieri cuciti tra le inquadrature e le immagini aeree supportate da una splendida colonna musicale, producono un effetto immersivo che lascia tracce anche dopo la visione (che consigliamo in sala e nella versione lunga). Come un lungo respiro intorno al mondo.

Vera Mandusich

Eccezionalmente mettiamo a disposizione il pressbook del film, per chiunque desideri accedere a ulteriori informazioni relative a Human, come movimento globale, e alla distribuzione attraverso altri canali: PressKit-HUMAN-IT

Human

Regia: Yann Arthus-Bertrand. Origine: Francia, 2015. Durata: 190′.

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