In Between – Libere, disobbedienti, innamorate

in-betweenSe fosse stata una produzione americana con attrici di fama, forse In Between – Libere, disobbedienti, innamorate sarebbe uscito per la festa donna, con una bella patacca che lo etichettava come il più necesarrio dei film sull’emancipazione femminile. Il primo lungometraggio di Maysaloun Hamoud è invece una produzione franco-israeliana. Regista giovane e sprezzante quanto basta, Hamoud mette in scena la storia di tre donne di Tel Aviv decise a realizzarsi, indipendentemente dalle imposizioni maschili.
Laila e Salma dividono un appartamento: la prima è avvocato, vive liberamente le proprie relazioni e fuma una sigaretta dopo l’altra (non disdegnando la marjuana); la seconda è lesbica e lavora come barista. Nel loro appartamento si balla, si beve, si discute del presente, di desideri e speranze. Uno stile di vita che inizialmente sconvolge Nour, laureanda promessa ad un uomo che la vorrebbe custode del casolare domestico, temporaneamente alloggiata in una delle stanze dell’ampia abitazione per poter frequentare il suo ateneo con più facilità. Nour è castigata in lunghi vestiti e ha il velo intorno ai capelli, ma nonostante il rigore con cui interpreti il ruolo femminile e la devozione al Corano, il fidanzato ne mette in discussione le virtù, fino ad un atto violento che accellererà una ribellione per nulla scontata.

betweenLa regista racconta con disinvolto coraggio – guardando ad un pubblico europeo, ma anche a quello delle donne di fede musulmana – tre femminilità diverse ma per nulla disposte a sottostare alla tradizione maschilista che assegna ruoli, erige recinzioni, limita quindi le libertà personali, schematizzando la struttura sociale del mondo arabo. Se Laila, forte di una posizione professionale rassicurante, si può permettere di lasciare l’uomo che ama dopo averne smascherato l’ipocrita facciata progressista, Selma non può che recidere – forse definitivamente – i legami familiari, dopo la reazione violenta dei genitori che ne hanno scoperto l’omosessualità. Per Nour, invece, il percorso è ancora più difficile, poiché la consapevolezza di dover affermare la propria identità arriva da una presa di posizione temeraria, risoluta, faccia a faccia con l’uomo che dice di amarla e ne rivendica il diritto di proprietà violentemente. Nell’alveo della tradizione (come per Selma), Nour ad un passo dalla combine matrimoniale, consapevole che forse i suoi studi universitari non avranno alcuno sbocco lavorativo, si fa audace nell’accogliere l’aiuto delle amiche e trovare un’indipendenza su cui si gioca il suo futuro.
Perdonati a Maysaloun Hamoud certe ingenuità di regia e piccole forzature strutturali, il film fa esplodere una sua energia, un’autentica volontà di tenere desto il dibattito culturale in Medio Oriente, smarcandosi da una parte da paradigmi radicati e, dall’altra, da modelli occidentali alla Sex and the City, che hanno volgarizzato il percorso di emancipazione femminile. La Tel Aviv vissuta dalle donne di Hamuod non è un luogo del tutto aperto alla modernità, ma sicuramente una città in cui i giovani possono sognare un futuro diverso, in cui le libertà di espressione individuale possono riconfigurare le relazioni e l’impianto etico della società.

E in quest’ottica va la scelta di affidare la colonna sonora all’hip hop dei Dam, band palestinese attiva in Israele, e alla libanese Yasmine Hamdan, star della scena indie araba, che mixa tradizione folk e musica elettronica. Sposata al regista palestinese Elia Suleiman (ricordate Intervento divino?), Yasmine ha composto numerose colonne sonore, collaborando tra gli altri con Jarmusch (Solo gli amanti sopravvivono). Maysaloun Hamoud trova dunque nella cantante l’interprete ideale di un film che, come nei testi di Yasmine (da solista o con i Soapkills), racconta la disobbedienza necessaria per aspirare ad una trasformazione profonda che non può aspettare l’intercessione degli uomini.

Alessandro Leone

In Between – Libere, disobbedienti, innamorate

Sceneggiatura e regia: Maysaloun Hamoud. Fotografia: Itay Gross. Interpreti: Sana Jammelieh, Shaden Kanboura, Mouna Hawa. Origine: Israele/Francia, 2016. Durata: 96′.

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