Intervista al filmmaker Simone Scafidi

Con l’intervista a Simone Scafidi, filmmaker milanese che da poco ha distribuito il suo ultimo film Eva Braun, Cinequanon intende proseguire con la messa a fuoco di esperienze cinematografiche che nascono lontane dalle logiche delle grandi produzioni. Dopo aver incontrato registi indipendenti come la coppia i documentaristi D’Anolfi e Parenti, Alina Marazzi, Laura Chiossone, per non citare che alcuni dei protagonisti del panorama milanese, abbiamo avvicinato Scafidi, classe 1978, esordio nel lungometraggio con Gli Arcangeli (2008), autore di Appunti per La Distruzine, docufiction ispirata alla vita dello scrittore Dante Virgili, e La Festa, il primo film 2.0 distribuito a puntate in rete sulle piattaforme di dailymotion e youtube, Zanetti Story, film sulla vita del capitano dell’Inter Javier Zanetti, codiretto con Carlo A. Sigon. A Scafidi, docente di messa in scena e di regia alla Civica Scuola di Cinema di Milano, nel 2009, la Cineteca Nazionale di Roma ha dedicato una retrospettiva.

Eva Braun Front Cover cgCinequanon: Come sei arrivato al cinema e quando hai deciso che avresti fatto il cineasta?
Simone Scafidi: Il cinema è stato per me come un demone che ha sconvolto e indirizzato la mia vita. Dopo un’infanzia perfetta, ho usato il cinema come arma di comunicazione negli anni sempre incerti dell’adolescenza. Scoprivo qualcosa di me nei film che amavo, mi distinguevo dai miei coetanei per la mia passione così intensa. Dopo i primi esperimenti amatoriali, ho dedicato tutto me stesso alla mia necessità di girare film. Tante volte penso che avrei potuto cercare una vita lavorativa più canonica e forse più semplice, ma non avrei potuto sopportare di non aver almeno provato a diventare un regista. Ancora adesso non so bene chi io sia, dato che in me convivono più anime (un filmmaker indipendente, un autore capace di arrivare persino a ideare e girare un film da primo posto al box office, un docente di cinema), ma continuo a inseguire quello che realmente mi interessa: girare i miei film e portare la mia personalità nei progetti che mi vengono proposti.

C.: Da quale cinema ti senti maggiormente influenzato e quanto di questo cinema entra nel tuo lavoro?
S.S.: La distinzione tra cosa io ami e cosa mi influenzi e molto complessa. Il cinema altro, ostico, inopportuno è quello sul quale mi sono formato. Da Pasolini a Fassbinder, da Dreyer a Bresson, da Cronenberg a Lynch, da Welles a Buñuel. Ma sono affascinato anche dal cinema dello Studio System, come quello di Michael Curtiz o di Ernst Lubitsch. Così come da quello dei giganti del perfezionismo come Charlie Chaplin o Stanley Kubrick. Non so quanto i loro lavori rientrino nel mio. So soltanto che questi autori hanno sempre cercato di essere personali, di rendere i loro film riconoscibili dalle prime inquadrature. E questo lo tento anche io, desidero che i miei film non assomiglino a quelli di altri registi. E, nel mio piccolo, penso di esserci riuscito.

C.: Quello che un film comunica e quello che l’autore con la sua opera voleva dire possono essere anche su strade divergenti. Ti va di dire, senza descrivere la trama, qual è il centro, il cuore tematico del tuo film Eva Braun?
S.S.: Eva Braun è la storia di un contagio, di una malattia che sotterraneamente infesta l’Italia. Siamo tutti in vendita, tutti disposti a scendere a Eva Braun Foto di scena 13compromessi pur di raggiungere una posizione, uno status che ci faccia sentire importanti, anche se magari non è nemmeno adatto a noi. Il film prende spunto dagli scandali sessuali del BungaBunga, ma si libera da qualsiasi vincolo di ricostruzione e inscena personaggi il più possibile vicini agli spettatori. Non ci sono sgallettate da quattro soldi, ma persone con ambizioni e presunti talenti che si lasciano però facilmente sedurre dalle scorciatoie proposte da un cinico e stravagante Uomo di Potere. Oggi nessuno è integro e senza ombre. E questo cerco di raccontarlo con un film al tempo stesso tragico e beffardo.

C.: Il film ha una struttura drammaturgica non lineare, non classica. Come hai lavorato alla storia? Avevi una scaletta definita su cui avete scritto una sceneggiatura di ferro, oppure avete lavorato con gli attori sulla micro-drammaturgia? Quanto ha contato il lavoro di montaggio sulla scrittura finale del film?S.S.: Ho scritto la sceneggiatura sulla base del budget e dei giorni di ripresa che avevo a disposizione. Proprio per questo lo considero il mio film più compiuto, perché sul set non mi sono scontrato con il fatidico ‘vorrei ma non posso’. Gli interpreti hanno dato un grande contributo alla scrittura, i Andrea_Onestisdialoghi e i loro personaggi sono stati costruiti anche grazie ai loro suggerimenti, sono stati plasmati sulla loro sensibilità. Il montaggio non è stato complesso, tutte le scene girate sono state utilizzate, è stato invertito solo l’ordine di alcune di esse. Sono riuscito così, con la montatrice Michela Menichelli, a perfezionare la narrazione che volevo: un racconto con una progressione che diventa chiara e inesorabile col passare dei minuti.

C.: Che tipo di lavoro di preparazione hai fatto con gli attori? Da un certo punto di vista, nel tuo film, sono messi alla prova almeno per quanto riguarda il loro rapporto col corpo e con la sessualità…
S.S.: La ricerca degli attori è stata complessa, se non fosse stato per la casting director Valentina Materiale sarebbe stato impossibile trovare un gruppo di interpreti così eccellente. Siamo andati avanti per mesi, perché ci sono stati molti rifiuti da parte di interpreti che stimavo, ma che se non se la sono sentita, immagino giustamente, di confrontarsi con un testo così pericoloso e con un regista che, già con Gli arcangeli, aveva messo il corpo e la sua nudità al centro della narrazione. Ma queste defezioni sono state fondamentali, mi hanno impedito di avere nel mio film interpreti non abbastanza coraggiosi e curiosi per questo script. Alla fine ho incontrato esattamente i profili che cercavo e sono entusiasta del loro lavoro. Sono stati tutti eccellenti e senza il loro apporto creativo il film non sarebbe stato così soddisfacente.

C.: In che modo pensi che il tuo film entri in relazione con l’attualità e la storia recente italiana? Senti che ci sia un nesso? E’ un film sull’oggi italiano?
S.S.: Sì, Eva Braun è uno specchio del nostro Paese. Non è un caso che all’estero il film sia stato apprezzato e capito, perché rappresenta il modo in cui l’Italia è vista dagli stranieri. In Germania è stato lanciato come una sorta di seguito de La grande bellezza, ma credo che, facendo un paragone iperbolico, Eva Braun vada anche più a fondo. Pier è un personaggio umano, ma nel confronto del quale lo spettatore prova una sorta di repulsione, rappresenta la parte oscura e marcia di tutti noi. Invece Jep Gambardella è più piacione e gigionesco, Sorrentino assolve l’Italia e il suo pubblico concedendo allo spettatore la possibilità di provare empatia con un protagonista in fondo positivo. Nel mio film tutti i personaggi sono invece in qualche modo ripugnanti e deboli. E quindi fanno paura.

C.: Questo film sembra evocare un certo cinema coraggioso degli anni settanta, anche dal punto di vista produttivo, un cinema che sembra essere scomparso, Eva-Braun1almeno in Italia. Un film che hai saputo condurre fuori dagli schemi. Vuoi raccontare quale è stato il percorso che ha portato alla produzione del film, e quale quello distributivo?
S.S.: Film come Eva Braun non se ne girano in Italia. Punto. Né nel cinema mainstream, né in quello indipendente. Questa è la mia sfortuna, ma anche la mia forza perché mi rende un autore senza pari. Nel bene e nel male. Eva Braun l’ho prodotto io, grazie alla vittoria di un finanziamento. Poi è subentrato come executive Gianluigi Perrone – che ha lavorato a film come Oltre il guado e Song of Silence – che è riuscito a trovare un’ottima sales agency come i francesi di Wide. Il film è stato venduto in vari Paesi ed è già stato distribuito con ottimi risultati in Uk, Australia, Germania-Austria-Svizzera. In Italia è uscito in dvd con Cecchi Gori e in sala sta cercando la sua strada con la formula distributiva ad evento di Movieday.
Il successo estero del film, abbastanza raro per un film così piccolo e fuori da qualsiasi facile catalogazione, mi ha dato una grande visibilità che mi sta aiutando per nuovi, spregiudicati e divertenti progetti.

a cura di Massimo Donati e Alessandro Leone

Guarda i trailer dei film di Simone Scafidi.
Gli arcangeli
https://www.youtube.com/watch?v=2e7jlSFibgw
Appunti per la distruzione
https://www.youtube.com/watch?v=XRDl6zg4OX0
La Festa
https://www.youtube.com/watch?v=qFfuFaZ1iFk
Eva Braun
https://www.youtube.com/watch?v=XzfbUF2nEj8
Zanetti Story
https://www.youtube.com/watch?v=hihT-hlpudc

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