IO, CRITICO: i premiati

Si è chiusa la prima edizione di IO, CRITICO, concorso di recensioni brevi rivolto agli studenti delle scuole superiori. Cinque i finalisti, due le recensioni premiate: Gravity di Francesca Veronese (18 anni, Liceo Scientifico L. da Vinci di Gallarate) e Her di Alessia Agus (17 anni, Istituto Gaetano Pessina di Appiano Gentile).
Riportiamo le due letture integralmente.

Gravity

Gravity: la forza che trattiene i corpi in prossimità della Terra, ma anche la prigione da cui la protagonista vuole evadere rifugiandosi dove tutto è “silenzio e quiete”, almeno, solo apparentemente… Lo Spazio.
Gravity-film-Sandra-BullockIl regista Cuaròn ha scelto di girare un film atipico rispetto al genere fantascientifico a cui il cinema ci ha abituati in questi ultimi anni, ed ha puntato sulla resa realistica della narrazione e sulla credibilità di mezzi e tecnologie (stazioni spaziali e shuttle), decisamente verosimili, senza però rinunciare ai colpi di scena che tengono costantemente in sospeso lo spettatore che, come la protagonista, si trova letteralmente immerso nel fascino inquietante dello Spazio. Proprio in questa ultima frontiera incontaminata la dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock), reclutata come ingegnere biomedico per la sua prima missione nello spazio sullo Space Shuttle Explorer, sarà costretta a confrontarsi con sé stessa e con il suo passato alla ricerca di una ragione di vita da tempo perduta.
Mentre si trova all’esterno della stazione spaziale con il comandante Matt Kowalsky (George Clooney) e altri membri della spedizione per lavori di manutenzione, lo Shuttle viene investito e distrutto da un’onda di detriti di un satellite esploso. Rimangono in vita solo Matt e Ryan, dispersi nel vuoto.
Quella che era un’esperienza da sogno si trasforma in pochi attimi in un incubo: soli, in una situazione apparentemente senza via d’uscita, destinati ad una lenta morte per asfissia, i due cercheranno disperatamente di sopravvivere per tornare sulla Terra, lottando contro i propri limiti e quelli imposti dalla natura.
L’inizio, un po’ statico e in certi punti fin troppo lento, viene però compensato dai numerosi colpi di scena che movimentano e garantiscono il pieno coinvolgimento dello spettatore. Dal punto di vista contenutistico la trasformazione, o meglio la “rinascita” della protagonista, è un topos tipico del genere avventura. Ma ciò che rende Gravity spettacolare è l’eccezionale resa del contesto e la sorprendentemente efficace aderenza al reale. La verosimiglianza delle situazioni, l’ottima resa dell’ambiente, combinata con la straordinaria interpretazione della Bullock danno originalità a un film altrimenti scontato. Lo spazio rappresenta il tentativo della protagonista di fuggire da una realtà che continua a soffocarla, eppure è proprio qui che riuscirà a riscattarsi e a trovare un motivo per continuare a vivere, per continuare a lottare.
Cuaròn gioca molto con gli effetti speciali e una fotografia degni dell’oscar che hanno ottenuto, e raggiunge il suo obiettivo: quasi un’ora e mezza di suspense, azione e, soprattutto nella seconda parte, numerosi spunti di riflessione.
Non vuole essere affatto un film pretenzioso; nella sua semplicità emerge un’approfondita analisi introspettiva della protagonista. Un film drammatico, ma con un finale aperto, ricco di speranza e fiducia nell’avvenire.

 

Her

Film scritto e diretto da Spike Jonze, che grazie a “Lei” ha portato a casa l’Oscar come miglior sceneggiatura originale. Theodore, Joaquin Phoenix, il temibile imperatore Commodo ne “Il Gladiatore”, è il protagonista di questa storia d’amore fuori dagli schemi, ambientata in un futuro non troppo distante dal nostro. Theodore è un uomo separato e malinconico, che vive le sue giornate HERnell’amarezza di una storia importante che si è consumata su se stessa. Durante queste giornate, scandite dal lavoro , Theodore scrive lettere personali per conto di altri. Nel tempo libero incontra una coppia di amici in crisi, Amy, interpretata da Amy Adams e Charles, l’attore Charles Letscher; lo si vede giocare ai videogames e intrattenersi con chat erotiche che lui stesso considera di dubbio gusto. Nonostante gli appuntamenti combinati che gli vengono proposti dai suoi amici, Theodore non si sente ancora pronto a separarsi dal ricordo di Christine, ex moglie e amica sin dall’infanzia,per intraprendere una nuovo storia.
Sarà la pubblicità del nuovo sistema operativo “OS1” a cambiare radicalmente la sua vita. Questo sistema operativo intelligente promette di adattarsi continuamente alle esigenze del suo utente,evolvendosi proprio attraverso le esperienze che fa. Si chiama Samantha, l’affascinante e talentuosa Scarlett Johansson, colonna portante del film, che con la sua melodica voce trasmette un senso di pace per la durata di due ore. Nella versione italiana, viene doppiata dall’altrettanto valida attrice Micaela Ramazzotti, alla sua prima esperienza, che per quanto abbia dimostrato notevole impegno, non è in grado di eguagliare la soave voce della Johansson. Intorno a Samantha ruota l’intero film: anche se non la si vede mai, è proprio questo aspetto a rendere la pellicola innovativa e geniale.
I due, giorno dopo giorno, si innamorano e decidono di stare insieme, formando una coppia vera e propria. Intanto Samantha diventa sempre più intelligente e simpatica. La loro unione appare sempre più profonda, così tanto che essa raggiunge un’altra dimensione d’amore, ritenuta immorale per i comuni umani. Ma lei è di più, Samantha è “amore”. E’ in grado di  intrattenere più di una conversazione contemporaneamente, anche durante i momenti che passa con Theodore. Quest’ultimo diventa geloso e il loro amore è destinato a finire, così come tutti gli OS1 che lasciano contemporaneamente i propri utenti. Theodore è di nuovo solo, questa esperienza fuori dagli schemi lo ha aiutato a maturare inconsciamente, e trova così se stesso nella sua amica Amy che come lui affronta una separazione, quella dal compagno Charles e dal suo OS1.
Spike Jonze con questo film va oltre un semplice abuso della tecnologia, vuole mostrarci un ritratto della nostra società, in un futuro che non si farà tanto attendere,mettendoci di fronte ad una realtà che forse non avevamo considerato.
Siamo noi ad evolverci creando sistemi sempre più avanzati o sono essi ad evolversi costantemente attraverso le nostre menti limitate fino a divenire autonomi?

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