La vita possibile

vitaSpesso si parla male della Apulia Film Commission, della sua abilità incredibile di piazzare in ogni film il borgo antico, la chiesa barocca, l’ulivo centenario o la masseria splendente. Ecco, non avevate ancora visto di cosa è capace la Piemonte Film Commission: in questo film davanti a noi la cartolina di Torino che più cartolina non si può. C’è tutto, dal parco del Valentino a Porta Palazzo, dal Po al ponte su piazza Vittorio, la Gran Madre ovviamente, il nuovo campus Einaudi inquadrato una ventina di volte, immancabile il Museo del Cinema e in conclusione pure la mongolfiera sulla città…
Ma entriamo dentro al film e all’ennesimo racconto che De Matteo, dopo La bella gente, Gli equilibristi e I nostri ragazzi, gira sulla famiglia italiana. Lavorare intorno a temi familiari è diventato il suo marchio di fabbrica, ma questa volta non centra il bersaglio, lo dico a malincuore ma è un film non riuscito, forse il peggiore tra quelli realizzati dal regista romano. È la storia di Anna (Margherita Buy) e di suo figlio Valerio (Andrea Pittorino), in fuga da Roma e da un marito violento, accolti a Torino in casa di Carla (Valeria Golino), attrice di teatro e amica di Anna di vecchia data. I due cercano di adattarsi alla nuova vita tra tante difficoltà e incomprensioni, ma l’aiuto di Carla e quello inaspettato di Mathieu (Claudio Todeschini), un ristoratore francese che vive nel quartiere, gli faranno trovare la forza per ricominciare.

Il tema della violenza sulle donne è ormai inflazionato e spesso narrato con troppa retorica dal cinema italiano, da questo punto di vista La vitavitaposs possibile sceglie un punto di vista interessante, quello di Valerio, il figlio della vittima. È sicuramente un modo nuovo in cui si approccia alla violenza e agli effetti che provoca non solo sulle donne. E tranne che nella scena iniziale, oggettivamente molto brutta, questo approccio è buono e fa capire il buco nero in cui ci si infila dopo aver subito una violenza: il ricominciare da zero in una nuova città, gli inganni della burocrazia, la ricerca di un nuovo lavoro, le conseguenze di dover lasciare la propria casa e far crescere un figlio senza padre.
De Matteo mette in scena situazioni autentiche che però non arrivano mai al bersaglio, sembra che il regista ci giri intorno cercando un equilibrio tra melodramma e speranza che però non raggiunge mai. Le sottotrame sono troppe e spesso illogiche (incomprensibile quella dell’ex calciatore, l’amica che fa teatro, il regista che ci prova con violenza), l’alternarsi di piani drammatici e scene divertenti sembrano studiate a tavolino per far procedere il film invece che accompagnare la nuova vita di Anna e Valerio. È invece più interessante la storia tra il ragazzo e la prostituta Larissa, una brava, oltre che bella, Caterina Shulha, un buon espediente narrativo oltre che un esempio verosimile di come la violenza sulle donne assuma forme meno visibili ma paradossalmente socialmente più accettate.
De Matteo conosce bene l’ambiente borghese ma questa volta spingendosi nel proletariato, tra crisi economica e sociale, il suo cinema è più fragile e poco credibile. Quello che non funziona è infatti tutta la storia che forse vuole essere “neorealista”: la Buy è un’improbabile donna delle pulizie, i discorsi sulla violenza con una Golino zitella simpatica sono pedanti e troppo facili, il consultorio e i diritti negati sono scene altrettanto “giuste” ma senza lo spessore drammatico che meriterebbero. Poi diciamocelo, per cercare di poter oggi ancora usare il teatro come metafora della vita bisogna essere bravi, molto bravi (due esempi recenti sono Assayas o Farhadi) e invece anche qui il regista ci regala un paio di scenette e scambi di battute senza un perché.

Resta perciò qualcosa di irrisolto in La vita possibile, come se la speranza che vuole trasmetterci sia quasi trattenuta dall’evoluzione del film stesso. Come a dire che quando si entra nella disperazione e nello sconforto è molto difficile ritornare a una vita possibile.

Claudio Casazza

La vita possibile

Regia: Ivano De Matteo. Sceneggiatura: Valentina Ferlan, Ivano De Matteo. Fotografia: Duccio Cimatti. Montaggio: Marco Spoletini. Interpreti: Margherita Buy, Valeria Golino, Andrea Pittorino, Caterina Shulha, Bruno Todeschini. Origine: Italia, 2016. Durata: 107′.

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