L’amore bugiardo – Gone Girl

L’amore bugiardo – Gone Girl, ultima fatica di David Fincher, arriva nelle sale accompagnato dal giudizio sverzante della scrittrice Dacia Maraini che ha definitivo il film “profondamente arcaico e misogino”, un film inopportuno in un momento storico definito dall’intellettuale “così difficile per le donne”. I distributori si saranno fregati le mani: una bella polemica rilanciata da tutti i giornali è quel che serve per portare curiosi al cinema.
amore bugiardo gone girlMa veniamo al film: Nick, un pacioso Ben Affleck, torna con la moglie Amy (Rosamund Pike) nella sua città natale per accudire la madre ed aprire un bar. I due stanno attraversando un periodo difficile ed il loro matrimonio è decisamente in crisi. Il giorno del quinto anniversario di nozze Amy scompare e il primo ad essere sospettato della sua scomparsa è il marito. La realtà, ovviamente, sarà decisamente più complessa.
Ora, mi si perdoni il piccolo spoiler, immagino sia risultata fastidiosa la rappresentazione di una donna stronza e vendicativa che reagisce allo squallore di un marito defifrago inscenando un finto omocidio (e non solo). Come questo possa condizionare il sacrosanto dibattito relativo alla violenza sulle donne non è dato saperlo. Torniamo al film: quel gran narratore di Fincher parte alla grande e costruisce un delicato incastro narrativo dove la storia d’amore dei due, belli e raffinati intellettuali che vivono a New York, si scontra con lo squallore piccolo borghese dell’attuale vita di provincia americana. In mezzo dialoghi ben costruiti e battute sagaci; insomma un’ora dove siamo abilmente introdotti in una sofisticata caccia al tesoro.

Il gioco funziona ancora al primo svelamento: ed ora per chi parteggiamo? Per l’intelligente biondina vendicativa o per il bolso monoespressivo marito traditore? Ci troviamo piacevolmente persi in questo labirinto di possibilità, vicoli ciechi, racconti ambigui costruiti ad arte. E poi qualcosa si rompe ed il film si irrigidisce: questa sospensione viene sciolta, i personaggi si definiscono e perdono tridimensionalità ed il film accumula situazioni sempre più inverosimili. Viene in mente uno dei primi film di David Fincher, The Game – Nessuna regola: anche in questo caso un gioco avviato con il giusto equilibrio alla lunga non funziona, troppa carne al fuoco in cui si perde la sensazione iniziale di ansia e smarrimento.
Quello che infine conta è il racconto che i media faranno della vicenda: questa è la tesi finale che emerge prepotente dal film di Fincher. Un circo mediatico che raccoglie, elabora e restituisce con vorace velocità ogni vicenda, orientando e condizionando indagini e verdetti. Un racconto mediatico che lascerà i due protagonisti incredibilmente e infelicemente insieme. Con buona pace della nostra intellettuale Dacia Maraini.

 

Massimo Lazzaroni

 

 

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