L’ora più buia

orabuiaWinston Churchill per noi europei non è solo un nome: è l’emblema della resistenza antifascista, della vittoria delle democrazie, della riscossa contro l’oppressore. Ma come Churchill sia potuto diventare tutto questo, è ignoto ai più. Che Churchill in realtà fosse una figura contestata, designato primo ministro per accontentare un’opposizione critica nei confronti della fallimentare politica di Chamberlain, ma al contempo malvisto dalla Corona e dal suo stesso partito, tutto questo è stato ormai dimenticato, cancellato dal mito che la vittoria inglese nella seconda guerra mondiale ha reso immortale. Ma prima delle leggende c’è la storia, e la storia è fatta di scelte (spesso azzardate), di rischi, di dubbi, di dilemmi. L’ora più buia, l’ultimo film di Joe Wright, vorrebbe parlarci proprio di questo, raccontandoci i tormenti di un neoeletto Winston Churchill (un irriconoscibile Gary Oldman) alla vigilia del cosiddetto “miracolo di Dunkerque”.
lorapiubuiaPeccato che l’intenzione di raccontarci la maturazione di un personaggio, la sua crescita politica e psicologica, venga frustrata fin dall’inizio da un’incombente aura mitologica che scade nel macchiettistico, da un’immagine da cartolina di propaganda di cui il regista, nonostante le ottime intenzioni, non riesce a liberarsi. Churchill viene ritratto così come un burbero ometto sovrappeso, ricco, capriccioso, eccentrico e irriducibilmente orgoglioso. Un uomo dalle frasi ad effetto, dalle parole d’ordine efficaci e altisonanti, più simile a un trainer motivazionale che a un leader politico. Un uomo della cui precedente carriera nulla vien detto, salvo qualche sporadico accenno al disastro di Gallipoli; un uomo che agisce di pancia e non di testa, disposto a mettere a rischio la vita di 4.000 giovani soldati inglesi pur di non scendere a patti con la Germania nazista. Così una scelta politica, dovuta certo anche a una buona dose di azzardo, ma soprattutto a una valutazione tattica e strategica orapiubuiacommisurata allo spessore del personaggio, finisce per essere presentata come un colpo di testa fortunato, dettato in ugual misura da un sentimentalismo un po’ troppo sviluppato e da un nazionalismo vetero-romantico. E anche nel momento di massimo pathos tragico della vicenda, nell’unico frangente in cui l’ostinazione del personaggio sembra scricchiolare sotto il peso dei numeri, anche lì il buon Winston trova la via d’uscita dai cunicoli del dubbio sul vagone di una metropolitana londinese (su cui, e lo sottolinea il regista, mette piede per la prima volta in vita sua!), nelle parole della gente comune, nell’orgoglio ignorante della domestica a ore o in quello (fin troppo) colto dell’operaio di colore, insomma in un bagno rinfrancante nell’elemento nazional-popolare.
L’errore sta forse in un fraintendimento di base: nella confusione tra il personaggio mediatico (che indubbiamente Churchill è stato) e lo stratega politico; tra l’uomo degli slogan e il grande statista; nell’incapacità di trovare un equilibrio tra i due piatti della bilancia, scegliendo la via più facile, indubbiamente, ma anche la più disonesta. Il film funziona? Sì, indubbiamente, grazie all’umorismo british autenticamente churchilliano, a una fotografia estremamente curata e a un montaggio incalzante in perfetto stile hollywoodiano, che nonostante tutto costringe lo spettatore a simpatizzare col protagonista, anche se per i motivi sbagliati. Ma soprattutto funziona grazie alla bravura di Gary Oldman, senza la cui interpretazione il film, nonostante la presenza di Kristin Scott Thomas e Lily James (confinate in ruoli puramente accessori e in fondo gratuiti) non potrebbe reggere.

Se pensiamo che proprio all’operazione Dynamo, solo qualche mese fa, Christopher Nolan aveva dedicato il suo splendido Dunkirk, vien da dire che forse di questo film si poteva fare volentieri a meno, anche se evidentemente (e ce lo conferma la prossima uscita del Churchill di Jonathan Teplitzky) le alte vette dell’industria cinematografica la pensano diversamente…

 Monica Cristini

L’ora più buia

Regia: Joe Wright. Sceneggiatura: Anthony McCarten. Fotografia: Bruno Delbonnel. Montaggio: Valerio Bonelli. Musiche: Dario Marianelli. Interpreti: Gary Oldman, Kristin Scott Thomas, Lily James, Stephen Dillane, Ronald Pickup, Ben Mendelsohn, Nicholas Jones, Richard Lumsden. Origine: GB, 2017. Durata: 125′.

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