Loro 2

loro2Se la prima parte era divertente e caciarona, in questa seconda c’è più spazio per il dramma, per la solitudine umana dell’uomo Berlusconi e c’è anche qualche affondo sul sistema di potere. Dopo l’orgia di “coca e figa” del primo episodio, Paolo Sorrentino decide di rallentare il ritmo e provare così a fare i conti con il presente. E sceglie formalmente un modo molto diverso, c’è molto più dialogo (forse troppo) in questo secondo episodio: è un film più ragionato ed è come se vedessimo il dietro le quinte della messa in scena della prima parte. Sorrentino sembra dirci che tutto il potere di Silvio nasce da un pensiero e da una scrittura, una sceneggiatura insomma.
La scena iniziale di Loro 2 fa da trait-d’union con la prima parte, vediamo la D’Addario che si depila la patata a bordo piscina, davanti a suo figlio e ai collaboratori domestici. Ma subito con uno stacco netto andiamo dentro Villa Certosa, ci sono seduti a tavola Berlusconi e Ennio Doris (entrambi interpretati da Toni Servillo) che iniziano parlando di Mediolanum e poi pongono le basi per la corruzione dei sei senatori che serviranno a B. per tornare di nuovo al governo. Sorrentino filma questo dialogo con un un campo-controcampo molto tradizionale, i due parlano di corruzione e di come tutto si compra perché c’è sempre qualcuno pronto a essere comprato, così si giustificano Doris-Berlusconi e subito dopo, a simboleggiare la sua rinnovata capacità di venditore, Silvio con una lunghissima telefonata prova a vedere un appartamentoloro2_sorrentino a una casalinga di Voghera, scelta casualmente dall’elenco telefonico. Il film è tutto basato sull’arte della persuasione, sul come vendere sogni di cui nessuno ha bisogno, sul come tutto si può vendere e comprare. “Tutto non è abbastanza” è la frase iniziale e simbolica del film, quasi una minaccia. Infatti Sorrentino anche in questa seconda parte ha sempre il problema di voler raccontare troppe storie, e questo gigantismo formale non fa bene al suo cinema, Loro nel suo complesso dura 3h20′ (e non le 4 ore che si annunciavano) e credo potesse vivere tranquillamente in unico film con qualche taglio alla prima parte che, anche alla vista di questa seconda, ha molteplici sequenze più che superflue. Ma forse serve anche questo per far comprare i biglietti del cinema… tutto si compra no?
La cosa che sta a più a cuore a Sorrentino è la relazione fra Silvio e Veronica Lario. In molti hanno scritto lodi per la lunga scena, quasi teatrale, in cui lei certifica sostanzialmente il divorzio e solleva domande semplici su “dove vengono i soldi con cui hai iniziato a fare l’imprenditore”, mentre Silvio le risponde chiedendole a sua volta “perché sei stata con me 20 anni, se non valgo niente?”. Nessuno risponde alle domande, evidentemente Sorrentino allude a noi italiani che abbiamo continuato a sopportarlo per tutti questi anni dimenticandoci di fare queste domande e sicuramente non pretendendo mai le risposte. Sorrentino cerca di decostruire così Berlusconi senza giudicarlo, ce lo mette davanti alla camera in tutta la sua ridicolaggine ma aggiunge in questa seconda parte un velo di solitudine e tristezza. Il regista napoletano sembra però non voler scalfire l’immagine di B. e infatti ne rimane ancora prigioniero. Servillo/Berlusconi occupa pienamente la scena ed è loro-2-elena-sofiafilmato con la solita maschera ma sempre nello stesso modo indulgente: nonostante ci siano i fatti che tanto ci hanno fatto orrore (la corruzione, qualche dubbio sui soldi, le cene eleganti, la festa di compleanno di Noemi Letizia), Sorrentino non pronuncia sentenze ma pone lo spettatore in una condizione di disagio e imbarazzo davanti a un personaggio che lui stesso compatisce, ma in un certo senso ammira. Ricordiamoci che Moretti nel suo Caimano terminava il film su Berlusconi con il palazzo di Giustizia in fiamme e lui sorridente che se ne andava. Qua il pubblico non riesce mai a inorridirsi, neanche tra le macerie dell’Aquila. C’è del fastidio, ma si punta a far sorridere amaramente senza mai rimanere agghiacciati davanti a chi ha portato l’Italia a un livello così basso. Il regista non arriva mai a varcare il ribrezzo del personaggio, neanche in una delle famigerate ceni eleganti. Dopo che Veronica ha lasciato Villa Certosa, Berlusconi decide di organizzare una festicciola, chiama Tarantini-Scamarcio che si dà da fare nell’unica sequenza in cui è protagonista in questa seconda parte. B. s’intrattiene così con una cinquantina di fanciulle tra cena, gelati, provocazioni ma tutto in maniera molto castigata. Tra la noia generale ci sono dei balli neanche troppo sguaiati, anzi Berlusconi si arrabbia quando la Kira-Began-Smutniak fa vedere un seno. Se ne va da questo teatrino alla ricerca di Stella, l’unica ragazza che non gliela fa vedere (un’Alice Pagani che folgora con gli occhi), ma invece che passare al dunque lascia andare la ragazza dopo aver capito che lei ha 20 anni e lui 70. E capisce anche, con le parole di lei, che “è una cosa patetica, e con la tristezza non si costruisce niente, nemmeno una scopata”. Questo dialogo è solo uno dei tanti di Loro 2, in cui il confronto dialettico è estenuante. Questo è curioso poiché, come accennato all’inizio, la macchina da presa di Sorrentino sembra fermarsi e tranquillizzarsi. Non è più barocca ma si posa sui volti e sulle parole, nel campo-controcampo iniziale, nel lungo dialogo tra B. e Veronica, ma anche nelle discussioni con Confalonieri e con Mike Bongiorno. Tutto questo ricorso alle parole è utile a Sorrentino per far cadere la messa in scena, infatti B. non accetta lo spettacolino delle sciaquette e capisce che è tutto finito con la scena con la Pagani. Consequenzialmente quando ritorna al governo tutto letteralmente crolla, sia la città de L’Aquila che tutto il meccanismo messo in piedi in questi anni. È tutto sensato in questa seconda parte, ma è sempre molto ambiguo. Sorrentino sottovaluta il Berlusca, crede davvero che il suo mondo sia finito nel 2011 e non capisce che ancora oggi è la chiave per far partire un governo o farci tornare alle elezioni.

La chiusura è un altro passaggio del film che pone molti problemi, il terremoto viene mostrato con una computer grafica abbastanza terribile e ci fa porre i soliti dubbi del perchè non si riesca mai a usare il repertorio, neanche in fatti così recenti. Tanto che la computer grafica così brutta è vicina temporalmente a una classica scena citazionista di Sorrentino. È il tocco alla Fellini che arriva proprio alla fine, è un’esplicito omaggio a La dolce vita e alla sua scena iniziale. Il grande regista riminese filmò un’enorme statua del Cristo sopra i cieli Roma. Qui invece un angelo viene estratto da un gru, intatto dalle macerie e depositato su una coperta rossa. Sorrentino filma immagini lente con lo sguardo che finalmente vira verso di noi, esce da chi ha la bacchetta del comando e va verso il popolo, a casa, mentre un gruppo di persone guarda la tv, e tra i vigili del fuoco de L’Aquila, alla fine del turno di lavoro. Il tutto in un silenzio assordante, il silenzio che abbiamo avuto nel ventennio berlusconiano, ma anche il silenzio necessario dopo questa orgia di sesso e potere.

Claudio Casazza

Loro 2

Regia: Paolo Sorrentino. Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello. Fotografia: Luca Bigazzi. Montaggio: Cristiano Travaglioli. Musiche: Lele Marchitelli. Interpreti: Toni Servillo, Elena Sofia Ricci, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Fabrizio Bentivoglio, Roberto De Francesco, Dario Cantarelli, Anna Bonaiuto, Giovanni Esposito, Ugo Pagliai, Ricky Memphis, Alice Pagani, Iaia Forte, Michela Cescon, Roberto Herlitzka. Origine: Italia, 2018. Durata: 100′.

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