Mad Max: Fury Road

mad max 1Pronti via, troviamo il nostro Mad Max (Tom Hardy) che cerca di sopravvivere in un imprecisato futuro post-apocalittico nutrendosi con una lucertola bicefala; si muove solitario Max accompagnato suo malgrado esclusivamente dai fantasmi del passato. Catturato da una banda di predoni viene condotto alla cittadella governata da Immortan Joe, un tiranno che controlla la poca acqua a disposizione concedendola occasionalmente durante una delirante cerimonia, dove tutti gli straccioni che abitano il deserto circostante cercano di accaparrarsela a spintoni armati di padelle e secchi. Ad opporsi a questo regime l’imperatrice Furiosa (Charlize Theron) che sottrae al tiranno le bellissime mogli e si spinge attraverso le lande desolate verso la terra verde, il presunto paradiso da cui proviene.

E’ difficile spoilerare un film la cui trama è ridotta all’osso, dove i pochi dialoghi statici servono a far tirare il fiato durante una sequenza d’inseguimento lunga un intero film. Il settantenne George Miller, trent’anni dopo Mad Max – Oltre la sfera del tuono, confeziona in tutto e per tutto un riuscitissimo film western, un Ombre rosse all’estrogeno dove il deserto non è percorso da una carovana ma da un blindocisterna pronta a sopportare l’attacco di tutte le tribù motorizzate che abitano questi infami luoghi. C’è un cowboy reticente salito per caso a bordo del mezzo blindato e che progressivamente farà sua la missione, un Tom Hardy che deve aver consumato tutte le parole in Locke, altro road movie ImperatorFuriosadecisamente atipico, e che qui le dosa con il contagocce esprimendosi per lo più a grugniti. C’è Charlize Theron rapata, senza un braccio e con la faccia costantemente sporca di grasso ma comunque sempre bellissima, perfetta interprete di un’eroina tormentata alla ricerca della sua redenzione.
Il resto è solo una fantasmagorica variazione sul tema “attacco alla diligenza”. Ogni volta si aggiungono o sostituiscono elementi: le automobili diventano cingolati e poi motociclette corazzate, lancieri si alternano ad orde di assaltatori trampolieri usciti da un cirque du soleil tossico. Ad incitare questo esercito freak un camion che monta una muraglia di amplificatori, un gruppo di percussionisti arrabbiati sul retro e un chitarrista in acido sul cofano che sputa fiamme e fottuto heavy metal dalla sua chitarra. Ogni possibile malformazione fisica è accettata, moltiplicata e ostentata. In mezzo a questo circo malato un gruppo di donne cazzute come delle femministe ad un sit-in anni settanta contro l’imperatore-padre-padrone per un equa distribuzione del capitale acqua.
Sempre in movimento ma sempre uguale, Mad Max – Fury Road è un film indefinito già dalle premesse non essendo un sequel, un reboot, uno spin-off (ma poi chi se ne frega, non siamo mica alla Marvel qui). Miller costruisce un’opera che aggiorna senza snaturare il personaggio e il suo immaginario, anzi li potenzia facendoli schizzare in mille direzioni, componendo inquadrature e situazioni che brulicano di creatività, di geniali trovate, di personaggi così maniacalmente curati che ti vien da dire basta, è troppo, non può bastare una visione per godere di tanto immaginario. Lunga vita a George Miller e che tutti i registi di action movie vadano in pellegrinaggio al cinema: Mad Max – Fury Road è un’epifania.

Massimo Lazzaroni

Mad Max – Fury Road
Regia: George Miller. Sceneggiatura: George Miller, Brendan McCarthy, Nick Lathorius. Fotografia: John Seale. Montaggio: Jason ballantine, Margaret Sixel. Interpreti: Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Zoë Kravitz, Abbey Lee. Origine: Australia/Usa, 2015. Durata: 120′.

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