Mio fratello rincorre i dinosauri… dal un libro al cinema

mfrdGiacomo Mazzariol ha quasi sei anni quando i genitori gli comunicano che la famiglia si allargherà e che finalmente il numero dei maschi non sarà più in minoranza. A Chiara, Giacomo e Alice si sta per aggiungere Giovanni, un bambino davvero speciale, capace di sorprendere tutti già dopo i primi strilli in sala parto: occhi all’orientale, nuca schiacciata e altri inconfondibili tratti somatici riportano alla trisomia 21, ovvero la sindrome di down. Giovanni è speciale dunque come un supereroe dei fumetti? In realtà, crescendo, Giacomo comprenderà che quelli di Giovanni non sono proprio superpoteri e che, anzi, una serie di fragilità e un’aspettativa di vita ridotta caratterizzeranno la sua esistenza. Il passaggio dalle scuole medie alle superiori segnerà per Giacomo un momento centrale per la sua formazione: il primo amore, la necessità di farsi accettare in un ambiente nuovo, la paura di rimanere escluso, lo inducono a tacere l’esistenza di Giovanni, bugia che metterà a repentaglio l’amicizia storica con Vittorio. Ma siccome le bugie grosse non possono essere arginate che con bugie ancora più grosse, la vita di Giacomo si complicherà fino ad esplodere.
Mio fratello rincorre i dinosauri il film si ispira a Mio fratello rincorre i dinosauri il romanzo, una storia autobiografica raccontata in forma diaristica da Giacomo Mazzariol, inevitabilmente incompatibile con la forma cinematografica del film per famiglie, che pretende uno sviluppo narrativo classico e per nulla episodico. Ecco allora che il regista Stefano Cipani, al primo lungometraggio, viene affiancato dall’esperto sceneggiatore di commedie Fabio Bonifacci, uno che la sa lunga sulle alchimie magiche che affermano un film al botteghino, a costo spesso di confezionare opere più di superficie che di profondità. E in effetti il film è una via di mezzo tra intrattenimento televisivo, con miofratellobuoni sentimenti e tanta simpatia, e un prodotto capace di tradurre temi importanti per un pubblico giovane. Paragonarlo a Wonder è stata una trovata-lancio e nient’altro, tanto distante è per linguaggio e confezione.
Pur avendo il merito (come anche Dafne di Bondi) di portare la riflessione sulla disabilità come diversità problematica, sul significato di accettazione, sull’opportunità di trasformare una “sventura” in avventura formativa, il film tende verso una narrazione a tratti scontata, soprattutto nella seconda parte (quella scritta di sana pianta e inesistente nel libro), così avvitata sulla bugia di Giacomo, sorta di peccato originale adolescenziale, che si allarga a macchia d’olio fino a ingoiarsi il film, sfidando il pubblico a sospendere l’incredulità e a sostenere passaggi poco plausibili. Bonifacci è una volpe, è consapevole del rischio ma tira dritto – e Cipani con lui – rivolgendosi ai genitori accompagnati dai figli (anche piccoli), che non chiedono che un film su cui finalmente riflettere senza eccessiva filosofia.
Peccato aver centrato troppo sulla figura di Giacomo, che nel libro, pur raccontando in prima persona, riesce a immergere il lettore nei fuochi più intimi che infiammano la sua adolescenza e le inquietudini perturbanti, ma in continua relazione con i due genitori, guide piene di ironia e sensibilità, ma molto più complesse di quelle disegnate sullo schermo (Isabella Ragonese e Alessandro Gassmann ce la mettono tutta). Basti solo l’incipit del romanzo, quando mamma e papà annunciano che giovanni nascerà speciale, dunque uno svelamento che non arriva come nel film dopo il parto, ma che dichiara una consapevolezza che fa la differenza: nella realtà i genitori sanno ben prima che Giovanni sarà down e ne accettano la sfida, elemento non proprio secondario. La trasformazione di Giacomo poi è una lenta presa di coscienza che la bugia accelera ma senza il climax fasullo (perché assurdo) di un fattaccio implausibile che chiama in causa addirittura le frange neonaziste (ma quando la smetteremo nel nostro cinema di ficcare nelle storie un po’ di tutto lasciando questo tutto in superficie..), legato sin troppo all’amata Arianna, personaggio carico all’inverosimile nell’esercizio di un impegno civile esercitato sin dalla prima ora in una scuola sconosciuta. Il percorso di Giacomo nella realtà raccontata sulle pagine del libro è più laborioso, introspettivo, elaborato su un senso di colpa che non ha bisogno di escalation ridicole, perché basta la vergogna verso un fratello amato (davvero amato ed è questa la contraddizione) a renderlo adulto.

In quest’ottica il film è un’occasione mancata, nonostante la lusinghiera risposta di pubblico, a cui consigliamo di leggere il libro (genitori accompagnati dai figli), scritto peraltro da un ragazzo talentuoso di nemmeno diciotto anni, con una sincerità disarmante e una capacità di partire dalle proprie debolezze per fare una riflessione che, attraversando il suo mondo, si dilata fino a farsi universale.
Ma gli omaggi a Truffaut, ormai classici nelle opere prime, non potrebbero proibirli?

Vera Mandusich

Mio fratello rincorre i dinosauri

Regia: Stefano Cipani. Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Giacomo Mazzariol. Fotografia: Sergi Bartrolí. Montaggio: Massimo Quaglia. Musiche: Lucas Vidal. Interpreti: Alessandro Gassmann, Isabella Ragonese, Rossy de Palma, Francesco Gheghi, Lorenzo Sisto, Arianna Becheroni, Roberto Nocchi, Gea Dall’Orto. Origine: Italia/Spagna, 2019. Durata: 101′.

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