Oscar 2019 senza padroni

Si è consumato il rito pagano dell’assegnazione dei premi Oscar 2019. Serata scoppiettante (nella norma), eleganza (nella norma), spunti di riflessioni (nella norma), politicamente corretto (nella norma), tutti ingredienti che fanno da cornice ad oscar19una manifestazione che consacra, conserva, condensa in una statuetta il valore reale e a volte presunto di un film e dei suoi elementi costitutivi. Cosa è successo nel 2018 di memorabile, dovrebbe raccontarcelo la notte degli Oscar e qualche festival in giro per il mondo, anche se poi alcune opere meritorie restano senza luce. Ciò che emerge è che Green Book è il miglior film dell’anno per i signori dell’Academy.
C’era da aspettarselo, Mahershala Ali porta bene, era successo (ma più inaspettatamente), anche a Moonlight nel 2017. Il film sull’amicizia e la tolleranza, che tutti dovrebbero vedere per capire cosa ancora non funziona non solo nell’America trumpiana ma anche nella vecchia Europa e nel resto del mondo, vince e si erge a bandiera ideologica almeno per qualche settimana. Hollywood da sempre fa politica con i contenuti dei film che premia e poche volte guarda al linguaggio. O forse, dovremmo smetterla di guardare al premio al Miglior Film come il più significativo, per valorizzare magari la regia che da sempre fa la differenza nel cinema che conta. A Roma “restano” i premi alla migliore regia, appunto, e migliore fotografia, entrambe di Alfonso Cuaròn, e l’Oscar al miglior film in lingua straniera (scontate anche queste assegnazioni). In una notte senza sorprese, con l’Oscar al migliore attore maschile a Rami Malek per Bohemian Rhapsody, il trasformismo premia sempre!, film che ha vinto anche nelle categorie tecniche: montaggio, sound editing e sound mixing; forse l’unica statuetta inattesa è quella alla miglior attrice protagonista, ovvero Olivia Colman, per La Favorita, che ha lasciato per la settima volta a bocca asciutta Glenn Close, bravissima in The Wife.
Di seguito tutti gli Oscar in cui spicca in un angolino l’italiana Sara Pichelli, tra i disegnatori di Spider-Man: un nuovo universo , premiato come miglior film di animazione.

Miglior film – Green Book di Peter Farrelly

Miglior regia – Alfonso Cuaròn per Roma

Miglior attrice protagonista – Olivia Colman per La Favorita

Miglior attore protagonista – Rami Malek per Bohemian Rhapsody

Miglior attrice non protagonista – Regina King per Se la strada potesse parlare

Miglior attore non protagonista – Mahershala Ali per Green Book di Peter Farrelly

Miglior film straniero – Roma di Alfonso Cuaròn

Miglior canzone originale – Shallow di Lady Gaga per A Star is born

Migliore colonna sonora – Ludwig Goransson per Black Panther

Miglior sceneggiatura non originale – Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee per BlackKklansman

Miglior sceneggiatura originale – Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly per Green Book

Miglior cortometraggio – Skin di Guy Nattiv

Migliori effetti visivi – Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J.D. Schwalm per First man – Il primo uomo

Miglior cortometraggio di animazione – Bao di Domee Shi

Miglior film d’animazione – Spider-Man: Un nuovo universo di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman.

Miglior montaggio – John Ottman per Bohemian Rhapsody

Miglior sonoro – Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali per Bohemian Rhapsody

Miglior montaggio sonoro – John Warhurst e Nina Hartstone per Bohemian Rhapsody

Migliore fotografia – Alfonso Cuarón per Roma

Miglior Documentario - Free solo di Elisabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin

Miglior cortometraggio documentario - Period, end of sentence di Rayka Zehtabchi

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