Perfetti sconosciuti

Perfetti-Sconosciuti_locSette amici, una cena. Sette cellulari, un tavolo. Sette vite da mettere sul piatto, su un solo piatto. Sì, perché il cellulare è ormai prigione e scatola nera, ci dice Paolo Genovese. O forse, più che scatola nera, è quell’enorme tappeto sotto il quale nascondiamo tutta la polvere, e ogni tanto, se proprio non ci vede nessuno, anche un pezzo di biscotto. E allora proviamo a sollevarlo quel tappeto, per Giove! Vediamo un po’ cosa ci sta sotto! La regola del gioco è una ed elementare: lasciare i telefoni sul tavolo, tutti, e leggere ad alta voce ogni messaggio, condividere in vivavoce ogni telefonata. Calare la maschera, insomma. Ed è così che sette amici, amici d’infanzia, amici per la pelle, scoprono di essere sette Perfetti sconosciuti. Che litigano, si azzuffano, s’insultano, scoprendo i rispettivi più inconfessabili segreti di tradimenti, amanti, figli illegittimi e chi più ne ha più ne metta.
Forse Genovese, prima di scrivere il suo ultimo film, avrebbe dovuto rivedersi L’angelo sterminatore di Bunuel e rendersi conto di essere in ritardo, quanto meno a livello di critica sociale, di più di cinquant’anni. Se per di più si pensa che ad assurgere al ruolo di “angelo sterminatore” è in questo caso il cellulare, perfettisconosciutinon può che calare sullo spettatore una cappa di amara tristezza. Amplificata peraltro da una sequela di battute tanto infelici quanto scontate (“Steve Jobs, ma non era morto?”, “E invece se era vivo chiamava mi moje?”). Del resto non è la prima volta che un regista italiano mette in scena una commediola dal finale moralista e sentimentale, che ci parla di coppie in crisi, di genitori con figlie adolescenti ribelli, di omosessuali discriminati dai propri stessi amici, ecc. Forse possiamo effettivamente riconoscere a Genovese il merito di aver composto una vera e propria summa di tutti i più rimasticati filoni del cinema italiano degli ultimi vent’anni e di averci permesso di ritornare con la mente a “capolavori” come Maschi contro femmine (nonché Femmine contro maschi), Il rosso e il blu, Immaturi, fino ad arrivare al recentissimo Io e lei e a intersecare pericolosamente con alcuni temi sensibili di Tre metri sopra al cielo o dell’altrettanto memorabile Scusa ma ti chiamo amore.
Il Generale Ludd e i suoi seguaci si direbbero senz’altro fieri della predica antitecnologica intonata da un Giuseppe Battiston che ci fa rimpiangere i bei tempi di Tutti pazzi per amore: liberiamoci dalla prigionia del cellulare, l’infernale macchina che possiede le nostre vite e le nostre coscienze, che schiavizza i nostri cuori e le nostre menti! Dobbiamo riappropriarci di noi stessi, della nostra autenticità, dei nostri più genuini affetti, del contatto umano, del calore di uno sguardo, reimparare ad abbracciarci proprio come quei due anziani che, nel bel mezzo del film, sul balcone dirimpetto, guardano la luna mano nella mano, genuini come un bicchiere di vino biodinamico. Nauseante.

Ma il meglio ha da venire: dopo che il gioco pericoloso ha sfasciato le vite di tre coppie e mezzo, Genovese ha la trovata geniale: chiudere sul “e se invece non avessimo giocato?”. Mastrandrea e la Foglietta tornano a casa sereni, Edoardo Leo e Alba Rohrwacher ridono e scherzano come se nulla fosse e Kasia Smutniak e Marco Giallini riordinano la casa come ospiti perfetti. La morale della favola, dunque? Forse non vogliamo saperlo davvero.

Monica Cristini

Perfetti sconosciuti

Regia: Paolo Genovese. Sceneggiatura: Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini, Rolando Ravello. Fotografia: Consuelo Catucci, Fabrizio Lucci. Interpreti: Marco Giallini, Kasia Smutniak, Edoardo leo, Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Alba Rohrwacher. Origine: Italia, 2016. Durata: 97′.

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