Peterloo

peterlooCi sono fatti storici poco noti che hanno avuto un grande peso sulla storia. Il massacro consumato il 16 agosto 1819 in St. Peter’s Field, a Manchester, ribattezzato “Peterloo” con chiaro riferimento alla battaglia di Waterloo di quattro anni prima, è uno di questi. A onor del vero, tale pagina vergognosa non è poi così conosciuta nemmeno in patria, tanto che ci voleva il cinema e un suo grande interprete per far luce definitivamente sui fatti che costarono la vita a 15 persone (tra cui un bambino) e ferite gravissime ad altri 600. Mike Leigh, dopo Turner, rispolvera set, costumi e parrucche di inizio Ottocento, ma questa volta allarga il suo orizzonte narrativo, preferendo la coralità e l’affresco di enormi dimensioni e facendo i conti con un impianto produttivo per lui nuovo. Occhio tra i più lucidi nel panorama contemporaneo, acuto osservatore delle dinamiche sociali che hanno caratterizzato il suo paese dal dopoguerra a oggi, Leigh descrive con accuratezza filologica i fatti che segnarono uno snodo cruciale nella società britannica e nei futuri assetti politici, trasformando lentamente una democrazia parziale ed elitaria in un sistema a suffragio universale.

peterloo3Lo scenario è quello della nascente città operaia di Manchester, dove la rivoluzione industriale ha trasformato il paesaggio urbano, adesso caratterizzato dalle fabbriche tessili, e modificato i rapporti sociali nella misura in cui i padroni non sono più i proprietari terrieri (o non solo) ma imprenditori che hanno investito in grandi telai. La congiuntura economica sfavorevole causata da cattivi raccolti e le restrizioni sull’importazione dei cereali (le famigerate Corn Laws) ha imposto un aumento del costo del pane che ha affamato la popolazione. Bassi salari e disoccupazione dilagante completano un quadro di miseria e disperazione. Piccoli furti sono all’ordine del giorno, le punizioni prevedono spesso la pena capitale. Il mal contento cresce e alimenta i comitati riformisti. Le assemblee popolari per il diritto al voto e migliori condizioni di vita sono presiedute da oratori che danno voce al disagio e alimentano la coscienza di classe: voci più radicali si contrappongono a tesi più moderate, come quelle dello stimato Henry Hunt, rampollo illuminato di una ricca famiglia terriera che, dopo i suoi comizi a Londra, viene invitato a parlare a Manchester. Il raduno che segue è epocale, quasi 80 mila tra uomini, donne e bambini raggiungeranno St. Peter’s Field per manifestare pacificamente e acclamare Hunt.
Leigh entra nella storia partendo simbolicamente da Waterloo: su un campo di battaglia che ancora brucia dei fuochi di guerra un giovane inglese con una tromba decreta la fine delle ostilità, barcolla disorientato nelle nuvole di fumo grigio. peterloo_filmUno tra tanti, soldato tra i soldati al servizio di Sua Maestà, torna a Manchester e piange tra le braccia della madre. Sembra la sua storia di reduce e invece diventa il volto della disfatta psicologica che violenta da sempre chi la guerra la combatte da pedina: sindrome da stress post-trauma. Lui si chiama Joseph, è pieno di tic nervosi, col padre assisterà alle riunioni dei riformisti e con la famiglia chiederà pane e diritti fino alle soglie del sogno a St. Peter’s Field dove invece troverà una morte assurda in un epilogo circolare e ingiusto. In mezzo volti che si fanno ricordare: operai, madri resilienti, giovani donne che anticipano il movimento delle suffragette, teorici della lotta di classe che ispireranno Engels e Marx (Peterloo non sembra forse il prequel de Il giovane Karl Marx?). Centoventi dei centocinquantaquattro minuti di film sono un elogio della parola come strumento di lotta, tanto nelle riunioni carbonare dei radicali, quanto nei salotti aristocratici dei politici conservatori. Leigh, talvolta con ironia, gioca al campo controcampo ideologico e porta il film non solo verso il documento storico, ma palesemente verso il saggio sulla retorica e sulla ricerca di un linguaggio che possa smuovere le coscienze e di un altro che possa giustificare l’azione violenta del Parlamento a servizio della follia del Principe Reggente e dei ciechi interessi oligarchici. E mentre la storia scorre si fa palese l’affinità con il presente, la dominanza cromatica dei poteri forti oscura le istanze del popolo, vessato e costretto alla disciplina dei sottomessi. Leigh è chiaro e storpia i potenti fino al macchiettismo brutale (un po’ come la satira coeva di Honoré Daumier), rendendo ancora più insopportabili i soprusi. Il Reverendo Hay e il capo della polizia Nadin incarnano più di tutti il raccapricciante pensiero conservatore e autoritario, ritenendo quasi scellerata la proposta di James Norris di aumentare di un solo scellino la paga di un operaio per ritornare all’ordine.
Mike Leigh costruisce un crescendo da manuale, tra spie, pretesti, creazione di prove inesistenti per incastrare i sediziosi, fino alla luminosa giornata del 16 agosto, quando il corteo pacifico del Lancashire si raduna per ascoltare la voce di Hunt che invece arriva lontana bloccata dal vento, presagio che concretizza l’assurda mattanza premeditata con sadismo. Stracciata la Carta dei Diritti, sospeso l’Habeas Corpus (l’Atto del Parlamento che garantiva che nessuno potesse essere imprigionato illegittimamente), letto come da protocollo il Riot Act ad una folla impegnata a inneggiare Hunt, prima la cavalleria e poi l’esercito armato assalgono migliaia di persone indifese.

E’ la fotografia in alta definizione dello stragismo made in UK, e non si tratta più solo della pazzia di Re Giorgio, ma della follia ben più perversa di un sistema di privilegi, di un protezionismo fallimentare, di una presunta superiorità di casta che giustifica la pulizia etnica e, a corollario, di un sistema di informazione e diffamazione che sembra già rodato. Eccola la modernità che cavalca la rivoluzione industriale e dà il benvenuto al futuro: ogni diritto sarà storia di lacrime e sangue.

 Alessandro Leone

Peterloo 

Sceneggiatura e regia: Mike Leigh. Fotografia: Dick Pope. Montaggio: Jon Gregory. Musica: Gary Yershon. Interpreti: Rory Kinnear, Maxine Peake, Neil Bell, Pearce Quigley, Philip Jackson, Vincent Franklin, Robert Wilfort. Origine: GB, 2018. Durata: 154′.

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