The Big Sick – Il matrimonio si può evitare… l’amore no

big-sick-2017Il matrimonio si può evitare… l’amore no. Se ne convince Kumail (Kumail Nanjiani), pakistano di origine, stand-up comedian, single contro il volere della famiglia. Se il fratello, dopo aver “assaggiato” l’American Way of Life, è convolato a giuste nozze complice la classica combine, Kumail respinge le ragazze proposte dalla madre e l’idea dei genitori di trasformarlo in medico o avvocato. L’inaspettata passione per Emily (Zoe Kazan), laureanda in psicologia, lo costringe a inanellare una serie di bugie. Dopo aver capito che difficilmente potrà modificare tradizioni radicate, Emily lascia Kumail, ma, a causa di un’infezione virale, finisce in ospedale e costretta al coma indotto. A quel punto Kumail sarà chiamato a prendere una posizione chiara, anche perché nel frattempo arrivano dal Canada i genitori di Emily.

bigsick-01Sembrava finita la stagione della commedia romantica americana. Sembrava finita la stagione della commedia americana tout court, sempre più avvitata su schematismi logori e adolescenzialismi senza esistenzialismo. Anche per questo si sono aperti spazi per le commedie europee, francesi soprattutto, capaci di sottoscrivere trame di profondità e letture stratificate.
A rinfrescare l’aria oltreoceano, fuori dai circuiti del cinema indipendente mumblecore, ci pensa un team di autori (anche interpreti, come nel caso di Nanjiani), tra cui Showalter e Judd Apatow (qui in veste di produttore), che passano con agilità dai palcoscenici alla televisione seriale al cinema, affrontando senza retorica le trasformazioni in atto nelle società occidentali, mitigando il dramma (come fu in Un bacio appassionato di Loach) a vantaggio della commedia: spunti comici e accenti leggeri senza negare la complessità dei temi trattati, per di più sullo sfondo – presente -  dell’America angosciata dall’ombra pesante del terrorismo che confonde indiscriminatamente tutti coloro che professano l’Islam.
The Big Sick possiede queste qualità, entra dolcemente in un nucleo esemplare di immigrati e sonda lo scarto che intercorre tra culture diverse. Nella figura del comico Kumail, in cerca di affermazione professionale e deciso a smarcarsi per quanto possibile dai doveri imposti dalla tradizione, Showalter lascia intravedere il disagio delle seconde generazioni, che vivono il mix culturale, ne assaporano l’originalità, per poi tornare a ribadire l’impossibilità del melting-pot, vittima sovente delle incomprensioni interne (la famiglia) ed esterne (la società). La regia non cerca guizzi, ma si affida a ciò che già è scritto in sceneggiatura, firmata dallo stesso Nanjiani e dalla compagna di vita Emily Gordon, due che il tema lo conoscono e come, tanto da descrivere The Big Sick come un’autobiografia romanzata.
Struttura tripartita perfettamente funzionale al racconto, alla malattia di Emily, la big sick, è affidato il turning-point che decreta l’inizio delle ostilità tra Kumail e il suo mondo, di fronte a due coppie genitoriali poco disposte ai compromessi: da una parte padre e madre metaforicamente sempre riuniti attorno al tavolo apparecchiato con cibi pakistani (quasi un rito propiziatorio); dall’altra padre e madre della fidanzata (Ray Romano e Holly Hunter) barcollanti di fronte al dolore, non proprio in armonia coniugale, ma ben consci che l’amore sincero non è cibo da bancarella.

Tra questi poli Kumail rimbalza con ironia, disincanto, senso del dovere e piccole prove di rivoluzione. One-Man-Show, comico per diletto, è però in una forma di teatro più intimo che il giovane attore mette a punto ipotesi di quadratura, dove mette in rima identità culturale e voglia di libertà.

Vera Mandusich

The Big Sick

Regia: Michael Showalter. Sceneggiatura: Emily Gordon, Kumail Nanjiani. Fotografia: Brian Burgoyne. Montaggio: Robert Nassau. Interpreti: Kumail Nanjiani, Zoe Kazan, Holly Hunter, Ray Romano, Vella Lovell. Origine: USA, 2017. Durata: 120′.

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