The Guilty – Il colpevole

il-colpevole-the-guiltyQualche anno fa Steven Knight aveva messo Tom Hardy al volante di una luccicante BMW. Un film girato in un abitacolo e un mondo fuori che si manifestava attraverso voci interlocutorie che, via cellulare, sgretolavano la vita del protagonista. Locke aveva l’aspetto del viaggio allucinatorio che metaforizzava la discesa negli inferi di un individuo comune al cospetto dei propri errori e dei fantasmi del passato.
Gustav Möller in The Guilty (film premiato al Sundance e al Torino FF) ripropone lo schema narrativo che vede al centro della scena un solo personaggio in un luogo chiuso e in connessione telefonica con l’esterno (ricordate Il terrore corre sul filo di Litvak?). L’auto sfrecciante sulle autostrade buie dell’interland londinese, luogo claustrofobico ma mobile, è sostituito da uno statico centralino per le emergenze e il protagonista è un poliziotto abituato al servizio in strada. Asger (Jakob Cedergren) infatti è stato “confinato” in attesa di un processo che avrà luogo il giorno dopo e in cui dovrà difendersi da un’accusa che non verrà svelata allo spettatore se non alla fine del film. Quando Asger risponde alla telefonata di una donna che viaggia su un furgone di proprietà di un uomo che pare l’abbia sequestrata, prima allerta una volante e, con i pochi dati a disposizione, ben oltre l’orario di lavoro, decide di presidiare la sua postazione per aiutare la donna.
guiltyNotevole opera prima di un trentenne a cui non mancano gli attrezzi del mestiere e tanto coraggio, The Guilty è un thriller che, in unità spazio-temporale, non butta via un solo secondo degli ottantacinque minuti in cui la vicenda è racchiusa. Una sceneggiatura costruita ad orologeria, l’intensa performance di Jakob Cedergren, solo in una stanza illuminata dalla spia rossa che segnala le chiamate, le voci emotive che via via compongono i colori di una vicenda terrificante (buono anche il doppiaggio italiano), fanno di The Guilty un piccolo gioiello dal perfetto impianto drammaturgico. Ma le ragioni non sono unicamente legate alla confezione e all’abile cesellatura dei frammenti narrativi che svelano progressivamente il mistero intorno a quella che sembra l’ennesima violenza di un uomo deluso su una donna che lo ha mollato: il film – va ricordato che siamo in Danimarca – è più di un thriller capace di utilizzare gli ingredienti di genere per tenere incollato lo spettatore allo schermo senza staccare mai gli occhi dal volto di Asger (che è già tantissimo); propone temi primari e fondativi della cultura nordica quali senso di colpa, responsabilità individuale, espiazione, che emergono potentemente e parallelamente alla vicenda del sequestro in una dinamica narrativa che mette il poliziotto di fronte a se stesso, come se le voci dei suoi interlocutori (la donna, poi la figlia di sei anni, poi l’uomo che l’ha rapita, poi una centralinista e un collega di Asger) facessero da specchio indispensabile all’elaborazione della tragedia professionale che l’ha coinvolto e che lo vedrà imputato in un processo risolutivo.
Come in Locke, e forse meglio, Möller, complice un attore magnifico, sempre in campo, inquadrato da una macchina da presa che stringe fino quasi a soffocarlo, e complici anche le voci intense dall’altra parte dell’apparecchio (premiata tra l’altro quella di Jessica Dinnage), riesce a mostrare ciò che non vediamo, da una parte i pensieri che affollano la mente di Asger, dall’altra i luoghi evocati dalle voci e dai suoni che arrivano dai cellulari: un lavoro magnifico di postproduzione audio che rende visibile ciò che non lo è, che anzi lo moltiplica per ogni spettatore in sala chiamato a disegnare geografie di esterni e tipologie di interni a seconda della propria esperienza (non solo cinematografica). Come dire: il cinema e il contrario del cinema (che dovrebbe essere prima di tutto immagine) in una combinazione preziosa.

Produzione low-budget, girato in pochi giorni e in cronologia dopo un lungo training di preparazione con gli attori, The Guilty appassiona e tiene incollati allo schermo, scommettendo su quella che assomiglia a tutti gli effetti a una piece teatrale con scenografia spoglia, evitando espedienti visivi (in Locke erano le inquadrature della strada non solo in soggettiva, congeniali comunque alla narrazione) che avrebbero spezzato l’iperbole della tensione emotiva. Un rischio ripagato.
Nota a margine: in America ne faranno un remake con Jake Gyllenhaal probabile protagonista.

Alessandro Leone

The Guilty – Il colpevole

Regia: Gustav Möller. Sceneggiatura: Emil Nygaard Albertsen, Gustav Möller. Fotografia: Jasper Spanning. Montaggio: Carla Luffe. Musiche: Carl Coleman, Caspar Hesselager. Interpreti: Jakob Cedergren, Jessica Dinnage, Jacob Lohmann, Omar Shargawi, Johan Olsen, Laura Bro. Origine: Danimarca, 2018. Durata: 85′.

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