The Old Man & the Gun

redfordUna vita da cinema!, come si dice di fronte a esistenze avventurose che sfidano i più audaci racconti cinematografici. Quella di Forrest Tucker, ad esempio, è una di queste vite: rapinatore di banca fino a veneranda età, sedici evasioni, un profilo da gentiluomo e una pistola (quella del titolo) mai fumante, forse addirittura scarica, un simbolo più che un’arma, il giocattolo che racconta un mondo avvincente ed eroico, addirittura fondativo a pensarci bene.
Che il signor Tucker sia diventato davvero un personaggio cinematografico (interpretato magistralmente da Robert Redford) lo si deve al giornalista del New Yorker  David Grann che, tempo fa, raccontò su carta le vicende del ladro dai modi gentili, ispirando poi il regista David Lowery. E che sia Redford a interpretarlo è pacifico. Sembra cucito sul suo volto e, a sentire l’attore, è il personaggio giusto per chiudere una carriera lunga e prestigiosa. Anno di addii questo 2018, clamoroso quello di Daniel Day Lewis, e l’amara sensazione della perdita di un bene prezioso.
redforsspaceyMa Redford, come Lewis, lascia i set, i film restano; in questo The Old Man & the Gun c’è la eco dei suoi alter-ego e qualcosa, a dichiarare che si tratta davvero di un’opera testamentaria, emerge dalle soffitte dell’attore anche visivamente, verso la fine del film, quando coerentemente con il racconto si affaccia dallo schermo un Redford giovane e bellissimo, direttamente dal film del 1966 La caccia, altri tempi. Quei tempi che vengono rievocati senza nostalgia (ma con tanta ironia) da Lowery, che applica una regia senza fronzoli, attenta a costruire una relazione simbiotica tra personaggio e spazi aperti, come nel cinema dei cineasti della Nuova Hollywood. Un personaggio, questo Tucker di Redford, che non avrebbe sfigurato in una pellicola di Bogdanovich, di Rafelson o di Arthur Penn.
Ma Forrest Tucker non è un uomo che sul viale del tramonto si metta a fare calcoli. Se i suoi compagni di merende Teddy e Waller (Danny Glover e Tom Waits) si concedono l’ultimo colpo in vista del pensionamento, Tucker entra in banca a settantaquattro anni perché non può farne a meno, in risposta a una natura da intrepido, per il gusto del divertimento, in auto (o a cavallo) sulle highway americane. Gioiosa libertà. Un gioco dai pericoli calcolati, spogliando il bandito della furia omicida e ingaggiando un nascondino da topo col gatto con il poliziotto John Hunt (Casey Affleck), altro personaggio che sembra appartenere ad un’epoca ancora più lontana rispetto al 1981 in cui è ambientato il film. Tra i due prima di tutto c’è la sfida tra uomini nel rispetto di regole tacite, poi la questione del rispetto della legge. C’è un romanticismo di fondo che supera l’idillio tra Tucker e Jewel (omen nomen, è un gioiello Sissy Spacek, altra attrice legata al cinema americano degli anni ’70).

Se The Old Man & the Gun è anche un film sul tempo che scorre sullo schermo per uno degli attori più amati di sempre, senza dubbio diventa un film che riflette sul cinema prima dell’avvento della post-modernità, quando il cinema si fa autocitazionista, scegliendo comunque la citazione. E se il retrogusto non è amaro, è perché Lowery non fa del suo film una pietra tombale su un’epoca, ma suggerisce che quel cinema è ancora qui, maestro silenzioso, universale nella sua proposta di libertà estetica e iconoclastia.

Vera Mandusich

The Old Man & the Gun

Sceneggiatura e regia: David Lowery. Fotografia: Joe Anderson. Montaggio: Lisa Zeno Churgin. Musiche: Daniel Hart. Interpreti: Robert Redford, Casey Affleck, Sissy Spacek, Danny Glover, Tom Waits, Tika Sumpter, Elisabeth Moss, Keith Carradine, Isiah Whitlock Jr., John David Washington. Origine: Usa, 2018. Durata: 93′.

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