The Teacher

teacher-locandinaChe i comunisti mangiassero i bambini lo sapevamo, non è certo una novità. Ma come li mangiassero, se cotti al forno o rosolati in padella, in salmì o alla brace, ce lo siamo sempre chiesti. Di certo non ci saremmo mai aspettati che questi orchi dalle bocche voraci potessero essere tanto discreti, anzi, tanto invisibili. E che potessero nascondersi dietro le fattezze materne e insospettabili di una donna come la compagna insegnante Maria Drazděchovà (Zuzana Mauréry), protagonista dell’ultimo film di Jan Hrebejk.
The teacher, infatti, non è un’insegnante qualunque, bensì un’insegnante che, consapevole del ruolo di potere che le è stato assegnato, sia come docente, sia come capo della sezione del Partito Comunista di Bratislava, sfrutta il suo potere e il suo ruolo per ricevere favori da alunni e genitori degli alunni, in cambio di buoni voti ai loro bambini. Lo fa per arricchirsi forse? Certo che no, al limite forse per avere qualche comodità in più e fare qualche fatica in meno, per avere la messa in piega sempre impeccabile e mangiare qualche bistecca in più. Ma innanzitutto, prima d’ogni altra, la ragione che spinge la compagna insegnante a sfruttare i suoi studenti è l’esercizio del potere: fine a se stesso, tanto più bieco quanto più immotivato. Il film di Jan Hrebejk, attraverso un registicamente strategico alternarsi di piani temporali diversi, ci racconta una storia di corruzione, una storia tipica da paese comunista in cui, eliminati ufficialmente libera concorrenza e libero mercato, per migliorare il proprio tenore di vita restava solo lo sfruttamento clandestino di ruoli e logiche di potere che, come insegna la storia, finiscono poi per prevalere sull’obiettivoteacher stesso nel gioco del proprio autocompiacimento.
“Ah, comunisti!”, si sente mormorare in sala, “i soliti comunisti!”, e di più “insegnante e comunista, peggio di così…”: lo spettatore s’indigna, borbotta, scuote la testa, ed esce dalla sala soddisfatto, perché il comunismo è stato sconfitto, e per fortuna! Ma se non arrivasse il finale a guastare tutto, raccontandoci che è una storia vera e che in quanto tale ha un’intenzione documentaria, se non arrivassero i titoli di coda a dirci che le piccole vittime della compagna insegnante si sono salvate, andando incontro ad un radioso futuro post-comunista, che in quell’anno 1983 i genitori della classe di Maria Drazděchovà sono riusciti alla fine a cacciare la compagna approfittatrice, se non ci fosse tutto questo (ed è probabilmente l’unica grande pecca del film), allora certa soddisfazione da capitalista compiaciuto sarebbe forse meno immediata. Perché il film di Jan Hrebejk è vero che ci parla di comunismo e corruzione, ma, per così dire, il contesto è puramente pretestuoso: quale contesto meglio si prestava, anche per tutti i suoi aspetti caricaturali, a raccontare una storia di favori, di commerci sottobanco, di omertà, di abusi, di connivenza, che oltre a farci la morale sapesse però anche divertire? Lo spettatore ipocrita punta il dito, s’indigna, ma è lo stesso che non denuncia il collega corrotto, per paura di perdere il posto; che raccomanda il figlio all’amico, perché “lo fanno tutti, e si deve pur sopravvivere in questa giungla”; che assume il cugino o il cugino del cugino perché “la famiglia innanzitutto”; e che accetta regali in cambio, perché “va bene il sangue, ma gli ho pur sempre fatto un favore”. Tutto questo, il nostro film lo lascia solo intravvedere, alla fine, quando vediamo una Maria Drazděchovà che, all’indomani della caduta del muro, torna a riproporre gli stessi “metodi d’insegnamento” ad un’ignara nuova classe di bambini capitalisti.

Tutto si ripete, insomma, sembra dirci il film, e alla fine viene da pensare che, quanto meno, nell’incivile Cecoslovacchia degli anni ’80 era ancora possibile la denuncia, nonostante tutto, mentre oggi ciò che manca, ancor prima della denuncia, è l’indignazione davanti a qualcosa che è diventato pian piano sopportata e condivisa normalità.

Monica Cristini

The Teacher

Regia: Jan Hrebejk. Sceneggiatura: Petr Jarchovsky. Montaggio: Vladimír Barák. Interpreti: Zuzana Mauréry, Zuzana Konecná, Csongor Kassai, Tamara Fischer, Martin Havelka. Origine: Slovacchia/Repubblica Ceca, 2016. Durata: 102′.

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