Troppa Grazia

troppagraziaLo scriviamo subito: Alba Rohrwacher dovrebbe fare molte più commedie. Ha una comicità stralunata, straniante ed è molto più divertente dei ruoli spesso cupi e piangenti che il cinema italiano le ha ritagliato negli ultimi dieci anni.
In Troppa Grazia, il nuovo lavoro di Gianni Zanasi, interpreta Lucia, trentaseienne che vive da sola con sua figlia. Lucia è una geometra specializzata in rilevamenti catastali, nota per la pignoleria con cui insiste nel “fare le cose per bene”. La sua vita, però, è tutto fuorché precisa: a 18 anni ha avuto una figlia ed ha appena chiuso una relazione pluriennale con Arturo (Elio Germano). Il suo lavoro precario non basta ad arrivare a fine mese. Approfittando della sua vulnerabilità economica, Paolo (Giuseppe Battiston), il sindaco del paese, le affida il compito di effettuare un rilevamento su un terreno dove un imprenditore vuole costruire una “Grande Onda”, un impero immobiliare. Durante i controlli Lucia si accorge che le mappe del Comune sono sbagliate e piene di manipolazioni per coprire probabili rischi geologici. Lucia facendo delle rilevazioni viene interrotta da quella che le sembra una giovane “profuga”, le offre 5 euro e riprende a lavorare. Ma la sera, mentre cucina in casa sua, la rivede improvvisamente lì davanti a lei, a casa sua. La “profuga” la fissa e le dice: “Vai dagli uomini e dì loro di costruire una chiesatroppa-grazia là dove ti sono apparsa…”. La ragazza (interpretata da una straniante Hadas Yaron) le dice di essere la Madonna. Lucia non è credente e crede perciò di essere pazza…
Zanasi torna al suo cinema personale e molto originale, erano suoi Non pensarci e La felicità è un sistema complesso, il primo molto bello mentre il secondo era un po’ irrisolto. In questo nuovo lavoro cerca una strada a metà tra i due precedenti lavori cercando spunti di realismo e surrealismo, mescolandoli alla maniera di molto cinema indie. Un cinema leggero e disincantato che ragiona su temi forti quali la religione, la corruzione, la politica ma senza mai retorica né voglia di fare film pomposi.
Troppa grazia è pieno di coraggio e come detto inizialmente è un lavoro che dimostra la bravura di Alba Rohrwacher come attrice a tutto tondo, in questo film è molto divertente sia nella scene parlate che in quelle meno narrative. C’è una sequenza esemplare e esilarante quando la Madonna va a trovare Lucia durante una festa alla quale partecipano tutti i politici e industriali del paese. Solo lei vede la Madonna che inizia a picchiarla. Sì, picchiarla perché lei non fa quello che l’altra le dice. Farebbe già ridere così, ma tutta la scena è vista da una vetrata in cui il pubblico di politici e buoni paesani vedono Lucia lottare contro nessuno, quasi una surreale coreografia di danza che la Rohwacher dimostra di poter dominare. L’interpretazione è davvero notevole, per questo, siamo convinti, dovrebbe spesso tralasciare certo cinema autoriale e punitivo per cercare molto di più la commedia, quella vera ovviamente, non quella sguaiata che imperversa spesso nelle nostre produzioni.

Il film ondeggia tra il realismo della storia, i rapporti interpersonali di Lucia e gli appetiti del paese rappresentati dalla Grande Onda che tutti aspettano, e la follia rappresentata dalla stravagante Madonna che continua ad apparire a Lucia. La prima parte è davvero divertente e anche molto originale, andando avanti nella narrazione qualcosa si perde ma lo spirito coraggioso del film rimane fino a un finale, che non sveliamo ovviamente, bizzarro e sicuramente fuori dall’ordinario, un esempio di cinema d’autore che mischia i generi, diverte e fa riflettere contemporaneamente, una cosa non comune a molto cinema italiano.

Claudio Casazza

Troppa Grazia

Regia: Gianni Zanasi. Sceneggiatura: Gianni Zanasi, Giacomo Ciarrapico, Michele Pellegrini, Federica Pontremoli. Fotografia: Vladan Radovic. Montaggio: Rita Rognoni, Gianni Zanasi. Interpreti: Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston, Hadas Yaron, Carlotta Natoli, Thomas Trabacchi, Daniele De Angelis, Valerio Mastandrea. Origine: Italia, 2018. Durata: 110′.

Commenti

commenti