Venezia 2017: finalmente arriva Jim!

74^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – 05 Settembre

Giornata ricca per il festival. Primo appuntamento in Sala Giardino con il thriller opera prima delle sorelle stiliste Laura e Kate Mulleavy. Film tra l’onirico e il sensoriale che in un alternarsi infinito di immagini evocative mostra la vita di Theresa (Kirsten Dunst) che sotto costante effetto di droga in seguito a una perdita importante è in bilico fra sonno e realtà. La protagonista si trova quindi a vagare in uno stato quasi d’inconscio per la sua casa di giorno e nelle fitte foreste di sequoia di Santa Cruz, San Francisco, durante la notte. I dialoghi sono ridotti all’osso e le sensazioni sono interamente affidate ai movimenti ed espressioni di Kirsten Dunst che non sempre risultano però decodificali. Il simbolo ricorrente della narrazione è quindi la labirintica e disturbante foresta che allo stesso tempo pare rimanere irrisolto. Un’esperienza dalle potenzialità ipnotiche e intriganti se si sceglie di stare al gioco delle sorelle.
img_4633Dal cuore della mostra mi precipito in Palabiennale per la visione del film in concorso Three Billboard Outside Ebbing, Missouri del commediografa e regista britannico Martin McDonagh. In seguito all’uccisione violenta della figlia, Mildred Heyes (Frances McDormand) inizia un rapporto di tensione con la polizia locale che dopo mesi dall’accaduto sembrerebbe non aver trovato ancora alcun indizio. Ancora una volta emerge un’immagine dell’America aggressiva e riluttante dove, questa volta, ad essere messo sotto accusa è l’intero sistema di giustizia e l’ipocrisia dietro cui la gente si nasconde. In questo scenario avverso una madre addolorata, magistralmente interpretata da Frances McDormand, lotterà con tutta se stessa per riuscire ad avere la giustizia che le spetta. Nel film compaiono nel ruolo di poliziotti Woody Harrelson e Sam Rockwell, una scelta azzeccata con una coppia d’attori perfettamente equilibrata e caratterizzata. È quindi pioggia di applausi in sala ad inizio conferenza per il film, che sembrerebbe essere al momento tra i più apprezati da critica e pubblico.
Nel primo pomeriggio abbiamo forse le due più attese conferenze stampa del festival per il film Mother! di Darren Aronofsky e Jim and Andy: the great beyond del documentarista Chris Smith. Tra gli ospiti in Sala Perla grandi nomi come Jennifer Lawrence, Michelle Pfeiffer, Javier Bardem, Darren Aronofsky e il tanto atteso Jim Carrey! La sala: naturalmente inaccessibile. L’amato attore americano si presenta con “chiodo” e sorriso, felice di poter rispondere alle curiosità dei giornalisti. Jim and Andy è un documentario che raggruppa il materiale di backstage raccolto ormai vent’anni fa durante la la realizzazione del film The Man on the moon di Milos Formann, storia del controverso comico americano Andy Kauffman70802_pplL’attore tra aneddoti e battute trova uno spazio durante l’incontro per rendere omaggio al recente scomparso Jerry Lewis: “ogni generazione ha i suoi geni attorno a cui ruotare”. Jim Carrey continua: “Da giovane volevo diventare un attore, avere successo ma non volevo essere parte di quel sistema, volevo distruggere Hollywood. Sono sempre stato sovversivo in questo senso. L’onestà è sovversiva nella città delle maschere”. Ringrazia chi ha creduto in questo processo e “mattoncino dopo mattoncino” è riuscito a portare finalmente al grande pubblico questo materiale inedito, inizialmente scartato dalla Universal contro il volere dell’attore. Ma il momento più emozionante di tutta la giornata è stato sicuramente l’accoglienza dei fan sul red carpet. Un fiume di gente che a gran voce lo ha acclamato, prova del fatto che c’è ancora un gran numero di persone che spera di tornare a divertirsi ed emozionarsi al cinema con il suo volto dalle mille espressioni. Jim è evidentemente commosso e sfrecciando da una parte all’altra del red carpet saluta e da attenzione a quanti più fan possibili. In Sala Grande lo scenario non cambia. Grande gioia collettiva e un sincero entusiasmo generale accompagnano l’entrata in sala di Jim Carrey. Anche in questo caso tra smorfie e un’eccentrica camminata ringrazia e fa sorridere i presenti. Nel documentario si riesce a capire appieno cosa intendesse l’attore in conferenza con “quando interpreto un personaggio lo divento”. Jim non è più Jim, si parla di Jim ma sul set ci sono solo Andy Kauffman e il suo alter ego Tony Clifton! Seduto davanti alla telecamera, accompagnato da giacca in pelle e barba incolta, la star racconta a braccio libero aneddoti e pensieri dall’esperienza, lasciando amplio spazio a una collaterale  e toccante confessione di se stesso.
img_4767La serata si chiude con standing ovation di tutti i presenti e forti applausi che trovano fine soltanto quando l’attore abbandona la sala. Jim Carrey appare commosso e per nascondere le proprie lacrime con un rapido gesto porta al suo viso dei grossi occhiali da sole. Finito il turbinio di emozione lancia gli occhiali in mezzo alla folla e scende tra essa per abbracciare, baciare e salutare i più fortunati. Un gesto forte e intenso che lascia di stucco per spontaneità e livello di umanità dimostrato. Quasi alla fine del film Jim svela come per ogni film lui interpreti dei personaggi che per molti aspetti rispecchiano la sua situazione interiore in quel preciso momento della propria vita: “Io ero Truman!”. Dopo la chiusura della parentesi Hollywoodiana, l’attore rivela invece col documentario I needed color, recentemente pubblicato dallo stesso in rete e subito diventato virale, di essere riuscito a trovare libera espressione e armonia nella pittura. Bene, dopo una serie di libere riflessioni di carattere filosofico tra finalismo ed equilibrio dell’universo, con il sorriso stampato in faccia Jim Carrey di oggi chiude: “Cosa succederebbe se un giorno decidessi di essere Gesù?”

da Venezia, Samuele P. Perrotta

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