Venezia 76: documentario tra inchieste e storia collettiva

Colectiv

Colectiv

Alexander Nanau e Alex Gibney sono due grandi documentaristi e si confermano narratori capaci di entrare nelle pieghe del contemporaneo che diventa anche storia collettiva. Colectiv è il nuovo film di Alexander Nanau, regista rumeno che si è fatto conoscere nel circuito dei festival con il bel Toto and His Sisters. In questo nuovo lavoro segue gli eventi successivi alla tragedia del 30 ottobre 2015 quando al Colectiv Club di Bucarest un incendio fece morire 65 giovani a cui si aggiunsero 180 feriti. La tragedia continuò anche dopo l’incendio con delle morti sospette negli ospedali rumeni, sebbene le loro ustioni non fossero gravi. Questo fatto è l’incipit del film di Nanau, che inizia a seguire una redazione di giornalisti investigativi che a poco a poco scopre le cause di questi morti e l’enorme corruzione del sistema sanitario rumeno. Le indagini giornalistiche portarono poi a una clamorosa pubblica protesta contro la corruzione e alle successive dimissioni del Governo.
Colectiv è un incredibile film inchiesta, uno di quei film direttamente sul campo, Nanau pedina giornalisti, informatori e poi da metà film anche il nuovo Ministro della Salute, entra direttamente nelle riunioni della redazione del giornale e poi nelle stanze del ministero dove vengono prese le decisioni. È un film su quelle persone che dedicano la propria vita a un bene superiore, sul loro coraggio e la loro dedizione alla ricerca della verità. Ci restituisce anche lo sconforto dello Stato rumeno, la manipolazione e l’orrore del potere che calpesta la dignità e la vita degli altri. Colectiv è un film politico, potente, commovente e ha la forza di non calcare mai la mano sul populismo, rimane altresì profondamente umano e ci fa comprendere come non dobbiamo mai dare per scontate la democrazia e la giustizia sociale.

Citizen K

Citizen K

Citizen K è invece il nuovo lavoro di Alex Gibney, documentarista americano conosciuto ai più per Il caso Enrron, Going Clear: Scientology & the Prison of Belief o The Armstrong Lie, un regista famoso per film sull’America e su come il credere in qualcosa poi porti sempre a una disillusione. In quest’occasione si confronta per la prima volta con la Russia e con un film sul dopo caduta del muro, sulla fine dell’Urss e sul credere nel capitalismo con tutte le conseguenze del caso. Mikhail Khodorkovsky è il protagonista del suo film, uno degli uomini più ricchi della Russia, un famoso oligarca cresciuto negli anni della perestroika, anni in cui iniziò da prima importando computer e arrivò nel 1988 a fondare la prima banca privata russa. Uomo spregiudicato che approfittando dell’inflazione galoppante, fece una vera e propria fortuna con il commercio di valuta. In quegli anni in compagnia di altri sei oligarchi russi si impadronì delle principali compagnie del paese e sulla base di queste acquisizioni costruì un immenso patrimoni personali. Un uomo schifoso mostrato con filmati d’archivio in cui insulta i poveri e i barboni, un vero credente nel capitalismo che iniziava a esistere in Russia. Gibney intervista Khodorkovsky che racconta la sua vita, la sua giovinezza comunista in Unione Sovietica e, senza riserve, del periodo da oligarca spregiudicato negli anni Novanta. Dopo l’avvento di Putin le cose cambiarono e K iniziò a dare fastidio fino ad arrivare nel 2003 a essere condannato a dieci anni di carcere per evasione fiscale. Mentre si trovava in una prigione in Siberia, Khodorkovsky è diventato un dissidente famosissimo e per alcuni un paladino dei diritti umani.
In Citizen K vengono narrati quasi 30 anni di storia russa, con molte interviste e materiale d’archivio molto interessante, soprattutto nella prima parte. Khodorkovsky non ne esce come un santo, tutte le sue nefandezze passate, compresa l’accusa di aver fatto uccidere un sindaco, vengono ampiamente mostrate. Nella seconda parte emerge però il coraggio personale che gli fa tenere testa a Putin, arrivando ad affrontare la prigionia e numerosi scioperi della fame senza mai cedere al nemico. Attraverso la storia di Khodorkovsky e della sua lotta contro Putin, Gibney ha cercato di capire come funziona il potere in Russia, emerge un paese in cui oggi la libertà è impossibile e in cui è difficile avere semplici elezioni democratiche.

da Venezia Claudio Casazza

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