Venezia 76: il documentario, l’archivio, la guerra

manifesto_scherza_fanti-1-copiaIn questi giorni nelle sezioni collaterali si sono visti due film italiani che parlano di guerra, entrambi utilizzando quasi esclusivamente l’archivio. Non potrebbero però essere film più diversi. Parliamo di Scherza con i fanti di Gianfranco Pannone e Ambrogio Sparagna, inserito tra gli eventi speciali de Le Giornate degli Autori, e di Il Varco di Federico Ferrone e Michele Manzolini che era invece in Sconfini.
Pannone realizza un film che è un po’ un viaggio tragicomico nella recente storia d’Italia. Un percorso lungo circa centocinquant’anni, che parte da ben prima dell’Unità d’Italia e arriva fino ad oggi, scandagliando così il difficile, sofferto e spesso ironico rapporto del popolo italiano con il mondo militare e con il potere. Il punto forte del film sono quattro magnifici scherza-con-i-fantidiari che vengono letti mentre scorrono le immagini, quasi tutte provenienti dall’Archivio Luce. I diari sono di un soldato del Regio esercito nell’Ottocento, di un combattente in Etiopia durante il fascismo, di una donna partigiana durante la seconda guerra mondiale, e di un sergente della Marina militare in Kosovo nel 1999. Storie private e storia collettiva di un popolo che con la guerra ha avuto a che fare più o meno costantemente.
Gianfranco Pannone ha lavorato spesso con l’archivio, ad esempio Piccola America e Lettere dall’America, ma in questo caso decide di farsi accompagnare da Ambrogio Sparagna che co-firma il film: la sua musica contrappunta tutta la narrazione, virando dal comico al tragico in maniera sorprendente, all’interno anche pezzi di De Gregori e Giovani Lindo Ferretti per sottolineare l’importanza dell’impianto musicale nel film. L’intento era quello di unire canti popolari e diari di guerra per raccontare il mondo militare, la sovrabbondanza però è un limite e le tante parole, ci sono anche interviste, e la tanta musica fanno spesso perdere di vista l’importante repertorio riscoperto. Le immagini sono quasi annegate in troppi livelli e anche in discorsi che portano il film da un’altra parte, ad esempio tutta la sequenza su Piazzale Loreto sarebbe un altro film.

il-varcoMolto differente è Il varco, che partendo dai diari di Guido Balzani, Remo Canetta, Enrico Chierici, Adolfo Franzini, Nuto Revelli e Mario Rigoni Stern, fa invece un discorso molto diverso. I due registi realizzano sostanzialmente un film di finzione che prende liberamente spunto da questi diari, li rielaborano, insieme a Wu Ming 2, fondendoli in unico punto di vista oggettivo che è poi la voce narrante di Emidio Clementi che percorre il film come un flusso di coscienza.
Siamo nel 1941, un soldato italiano parte per il fronte sovietico, la vittoria appare vicina. Il convoglio procede tra i canti e le speranze. La mente del soldato torna alla malinconia delle favole raccontategli dalla madre russa. A differenza di molti giovani commilitoni, lui ha già conosciuto la guerra, in Africa, e la teme. Il treno attraversa mezza Europa, avventurandosi nello sterminato territorio ucraino. All’arrivo dell’inverno l’entusiasmo cade sotto i colpi dei primi morti, del gelo e della neve. I desideri si fanno semplici: non più la vittoria, ma un letto caldo, del cibo, tornare a casa. L’immensa steppa spazzata dalla tormenta sembra popolata da fantasmi. Gli archivi provengono da Istituto Luce e da Home Movies, in prevalenza sono stati utilizzati i fondi di Adolfo Franzini e Enrico Chierici, due soldati che hanno partecipato alla campagna di Russia verso la fine della seconda guerra mondiale e hanno filmato in 9,5 mm e 16 mm il loro viaggio. Sono immagini sensazionali dove non c’è guerra mail-varco solo il viaggio, incontri, sofferenze, danze, voglia di tornare a casa.
I due registi avevano realizzato pochi anni fa Il treno va a Mosca sempre con l’impianto fondamentale dell’archivio, con Il varco fanno un passo notevole verso la finzione, e il lavoro di costruzione e restituzione che ne esce è davvero notevole. Il film ci fa percorrere questo viaggio e ci accompagna con un testo splendido, poetico e tragico. La voce narrante di Clementi e la musica di Simone Luca Laitembergher (anche se a tratti eccessiva) ti fanno immergere davvero negli odori e nei sudori della guerra. Lo spettatore è però portato anche verso il contemporaneo, infatti oggi in Ukraina c’è un’altra guerra che intravediamo nelle pochissime immagini odierne che ogni tanto fanno capolino, tutto sottotraccia come a sottolineare che le guerre vanno avanti e gli uomini che le percorrono sono sempre in viaggio.
Il varco arriverà nelle sale italiane a ottobre, distribuito da Istituto Luce Cinecittà, a Milano si potrà vedere già a settembre nella rassegna Le vie del cinema organizzata dall’Agis.

da Venezia Claudio Casazza

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