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2000 metri ad Andriivka

Dall’orrore dei primi giorni di assedio a Mariupol e le sofferenze dei civili al sacrificio e ai travagli del soldati al fronte. Il 24 febbraio 2022 la Russia ha iniziato l’invasione su larga scala dell’Ucraina e gli ucraini hanno dovuto decidere che fare: molti sono fuggiti all’estero o hanno abbandonato le aree occupate o teatro dei combattimenti, altri si sono arruolati e hanno cominciato a combattere per il loro Paese. Il giornalista e fotografo Mstyslav Chernov, vincitore del Pulitzer e numerosi altri premi internazionali, ha invece iniziato a filmare quanto accadeva. Il suo primo lavoro è stato 20 Days in Mariupol, premio Oscar per il miglior documentario nel 2024 insieme con la produttrice e montatrice Michelle Mizner e la produttrice Raney Aronson-Rath. La squadra presenta ora 2000 metri ad Andriivka, di nuovo candidato alla statuetta dopo essere stato presentato al Sundance e in uscita evento nelle sale italiane con Wanted. Stavolta il documentarista sposta l’obiettivo dai civili ai militari, per uno spaccato d’azione che diventa anche riflessione esistenziale sulla condizione del combattente. Una questione appare sempre più centrale nel filone di documentari sulla guerra in Ucraina, di cui è espressione pure Militantropos di Yelizaveta Smith, Alina Gorlova e Simon Mozgovyi, passato a Cannes e in questi giorni in concorso al Trieste Film Festival.

In 2000 metri ad Andriivka siamo nel settembre 2023. Due giornalisti, Chernov e il collega Alexander Babenko dell’Associated Press, si aggregano a un plotone della Terza brigata d’assalto che cerca di riprendere Andriivka, un paese non lontano da Bakhmut, distrutto dagli invasori quanto considerato strategico. Per arrivarci bisogna però superare una striscia di due chilometri di foresta devastata, limitata ai lati da campi minati, nella quale si era combattuto per mesi. Il gruppo avanza a fatica e a rilento sotto i colpi di un nemico che non si vede quasi mai, in un terreno difficilissimo. Uno scopo è raggiungere gli edifici e consegnare all’ufficiale Fedya la bandiera da issare come segno della conquista. Chi cerca di avanzare è esposto a spari, granate e droni, trova le trincee dove si è combattuto in precedenza e anche qualche cadavere non recuperato. Il regista, che utilizza abbondantemente immagini dei droni o riprese dagli stessi soldati con le camere sugli elmetti o sul corpo, mostra l’adrenalina degli scontri e la dimensione della guerra che è insieme antica (le trincee e i ripari precari rimandano soprattutto al Primo conflitto mondiale) e modernissima, che si combatte anche da remoto, da stanze piene di monitor con un preciso coordinamento con chi si muove sul campo.
Chernov si immerge di nuovo nella realtà della guerra, dalla parte di chi combatte, fa sentire lo spettatore nel pieno dell’azione. Ci sono anche momenti di pausa nei quali si parla brevemente e si ascoltano le storie di volontari che si definiscono combattenti e non soldati e soprattutto non vogliono essere definiti eroi. Quasi tutti arruolatisi volontari dopo l’inizio dell’invasione, lasciando il lavoro o sospendendo gli studi, si interrogano sulla guerra, ma mai ripensano la propria scelta, anche se il rischio di morire è elevatissimo. La domanda principale riguarda la durata del conflitto e cosa succederebbe se si prolungasse tanto da prendere tutto il tempo della loro esistenza.
Un film duro, a tratti angosciante, che lascia turbati e mostra soldati che restano feriti o muoiono o moriranno, anche se non c’è insistenza su immagini forti. Chernov fa vedere e vivere la guerra più che mai da dentro (le camere poste addosso, sui soldati che avanzano, contribuiscono all’effetto quasi iper-realistico), sia in senso fisico sia astratto. E dà spazio alla componente umana anche quando quella informatica e meccanica della guerra sembra prendere il sopravvento.

Nicola Falcinella

2000 metri ad Andriivka

Regia e sceneggiatura: Mstyslav Chernov. Fotografia: Alex Babenko, Mstyslav Chernov. Montaggio: Michelle Mizner. Colonna sonora: Sam Slater. Origine: Ucraina, 2025. Durata: 108′.

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