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79° Festival di Cannes: racconti storici in attesa del palmares

In un 79° Festival di Cannes che ha riportato in voga i film storici, ci sono in concorso due pellicole sul periodo della Seconda guerra mondiale in Francia che hanno catturato l’attenzione. Uno era atteso, Moulin firmato dall’ungherese Laszlo Nemes (conosciuto da noi per Il figlio di Saul) l’altro è Notre salut di Emmanuel Marre, una delle rivelazioni della competizione e che potrebbe anche ottenere un premio importante.

Notre salut di Emmanuel Marre

Marre prende spunto dalla vita del bisnonno per un film ambientato durante la Repubblica di Vichy e che inizia nel giugno 1940, dopo l’armistizio e la divisione della Francia in due. Henry è un oscuro funzionario, sostenitore del maresciallo Petain, che ha pubblicato il libro Notre salut – La nostra salvezza in parte a spese sue, indebitando la famiglia, come lo rimprovera la moglie in lunghe lettere. L’uomo riesce a farsi assumere al ministero del Lavoro, ma il suo ruolo e le sue mansioni non lo soddisfano, alla ricerca disperata di riconoscimenti dall’alto e dalla volontà di diventare un ideologo della restaurazione, contestando persino la Repubblica. Riunitosi con la famiglia, avrà il compito di stabilire quali lavoratori mandare nella Germania che chiede forza lavoro. Intanto la moglie continua a manifestare insoddisfazione per il loro rapporto inaridito.
Marre mostra gli sforzi regolarmente frustrati del protagonista di mettersi in mostra, anche con situazioni ridicole come quando regala copie dei suoi libri dopo le riunioni. Un burocrate anonimo che si perde mentre cerca di salire di grado e ciò che accade intorno a lui lo sorprende e lo rende ancora più spaesato. Alcuni tratti del personaggio e alcuni dilemmi lo rendono simile all’imprenditore russo al centro di Minotaur di Andrei Zviagintsev. Nei panni di Henry c’è un ottimo Swann Arlaud (premio César per Petit paysan e visto in vari film di Ozon come Grace à Dieu oltre che in Anatomia di una caduta e Lo sconosciuto del grande arco), che regge quasi tutto il film spesso in primo piano potrebbe puntare anche al premio di migliore attore. Da rimarcare la completa assenza di musiche, se non l’efficace impiego di tre canzoni moderne durante le feste.

Moulin di Laszlo Nemes

Nemes invece ha rispolverato la storia di Jean Moulin, uno dei capi della Resistenza francese, che cerca di sopravvivere agli interrogatori di Klaus Barbie, il famigerato gerarca della Gestapo, filmando in maniera raffinata ma con uno stile meno radicale rispetto a Il figlio di Saul che lo consacrò.
Il film è ambientato nel giugno 1943: Jean Moulin, capo della Resistenza transalpina, è riuscito a far accettare il generale De Gaulle come figura d’unione tra tutti i gruppi che si oppongono a Hitler. Subito dopo si reca in missione a Lione, spacciandosi per un decoratore di nome Jacques Martel, ma è arrestato dalla Gestapo con altri sospettati di partecipare a una riunione clandestina. L’uomo, un prefetto, è interrogato dal famigerato Klaus Barbie che vuole farlo confessare a tutti i costi. Il regista ungherese mette in scena con potenza ed eleganza un’altra vicenda di falsa identità, stavolta non per salvare una sola persona ma un Paese intero. La pellicola è quasi un duello tra il protagonista (interpretato da Gilles Lellouche), che cerca di non rivelare informazioni di proteggere i vertici delle diverse organizzazioni e tutti i collaboratori, e il famigerato “macellaio di Lione” che ha il volto del bravissimo Lars Eidinger, ambiguo, sadico, insinuante e crudele. Girato in pellicola, Moulin è stato proiettato al Festival in 35mm a differenza di tutti gli altri, facendosi apprezzare per la cura formale, l’uso sapiente delle luci e dei simboli, oltre che per la ricostruzione storica e la forza dei messaggi.
Curiosamente altri film presentati fuori gara sono incentrati su vicende che si incrociano durante la Guerra mondiale e l’occupazione nazista: La bataille De Gaulle: L’age de fer di Antonin Baudry sul generale che non accettò l’armistizio e difese l’orgoglio nazionale (Moulin appare in qualche scena) e La troisième nuit di Daniel Auteil, nel quale un funzionario della prefettura e un sacerdote, Alexandre Glasberg, uniscono le forze per salvare gli ebrei lionesi e diventeranno “giusti tra le nazioni”.

da Cannes, Nicola Falcinella

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