MonDocRecensioniSlideshow

Canone effimero

Ciò che è in basso, ciò che è in alto

C’è un’immagine, che è poi una sequenza, sul finire di Canone effimero, ultima fatica di Gianluca e Massimiliano De Serio, che rimanda alle origini del cinema, a uno degli esperimenti Lumière datato 1896: un muro demolito a picconate improvvisamente, dalle macerie, riconquista la sua originaria verticalità, semplicemente riavvolgendo il tempo fotogramma per fotogramma, un rewind di celluloide che all’epoca produsse certamente un cortocircuito inatteso e una prima sintesi del concetto di manipolazione del vero attraverso un’intuizione in anticipo sulle mirabolanti visioni di Méliès. I De Serio sorprendono lo spettatore nel quasi epilogo di un viaggio lungo due ore, ribaltando la gravità terrestre per liberare una fitta nevicata dal basso verso l’alto, come se il cielo, in un improvviso ripensamento, si riappropriasse di ogni fiocco caduto. Il quadro 1:1 scelto come formato di ripresa si allunga per effetto del movimento a salire, in una dilatazione percettiva che, pur sacrificando l’apertura orizzontale del nostro sguardo (e del cinema al cinema), dichiara la tensione dei racconti cesellati in Canone effimero a muoversi tra la verticalità di un’arte spirituale – la musica, non solo quella sacra – e l’orizzontalità del racconto orale, così legato al territorio a cui appartiene e alla gente che vi ha seminato vita. Ogni inquadratura si prende il tempo giusto, che non è solo quello della contemplazione, ma il minimo indispensabile perché si faccia, il quadrato, campo di reazione alchemica tra opposti e generatore di sostanza pregiata.
Un film di memorie per nulla sbiadite è questo dei gemelli De Serio, un percorso fatto di deviazioni dettate da intuizioni e singolarità (a volte familiarità) regionali, da suoni che si fanno immagini e immagini che evocano suoni, di segreti quasi svelati e mitologie antiche che dialogano con il nostro passato più profondo. E di volti, non solo anziani, come ci immagineremmo, ma anche di giovani musicisti e coristi connessi alla materia poetica che non vuole farsi archivio storico, o morire in un archivio storico. Un viaggio etnografico e antropologico che senza pretendere esaustività, porta schegge di memoria capaci di sfidare la contemporaneità e regala, a noi italiani, la certezza di un’identità che ha la forza della pluralità, della sintesi tra culture e tradizioni, la confidenza con un mondo che non ha paura di invecchiare. Non un’Italia nascosta, ma rivelata, o svelata. Un concetto mise en abyme dai De Serio nell’immagine di un uomo che nella Chiesa dei Santi Martino e Giorgio rimuove un telo bianco dall’affresco cinquecentesco di Giovanni Antonio De Magistris con i santi a cavallo.
Dopo i titoli di testa recitati alla maniera di Uccellacci e uccellini su un ritaglio di mare che già ci mette in viaggio ma verso la terra ferma (il mare come origine e che dunque non vedremo per il resto del film), in undici capitoli, non necessariamente coincidenti con le tappe geografiche, da spettatori scivoliamo in uno stato ipnotico nei quadri immobili, quasi still life, con profondità che alludono al desiderio dell’occhio di guardare negli anfratti del fotogramma e di scovarne le storie nascoste. Ma forse il piacere che emerge lento dalla visione è di scoprirci non così lontani da un ligure o un siculo ad ogni racconto, ad ogni nenia, ad ogni favola confusa con un fatto vero: il piacere provato da bambini all’addormentamento guidato dalla fantasia di un genitore o una nonna. Sarà anche per questo che nell’ultimo racconto del film, l’anziano che per nove minuti declama a memoria versi dal Purgatorio, porta l’incanto di tutti i personaggi incontrati e, misteriosamente, ci riconduce a Pasolini: per disattendere almeno in parte, nel giro pacificatorio del film, la fine profetizzata di un mondo ancestrale, destinato a soccombere sotto le ruspe dello sviluppo senza progresso. Se la neve può salire verso l’alto come un muro rinascere dalle proprie macerie, Canone effimero è una macchina del tempo che ipotizza futuro suggerendo dialoghi possibili tra passato e presente.

Alessandro Leone

 

Canone effimero

Regia: Gianluca De Serio, Massimiliano De Serio. Produzione: La Sarraz Pictures s.r.l.. Origine: Italia, 2025. Durata: 120′.

Vedi altro

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio