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Cortisonici omaggia il “mito infernale” Werther Germondari

Giovedì 7 maggio ai Magazzini Tumiturbi un omaggio curato dalla sezione Inferno del festival varesino

Nel panorama dei festival italiani più attenti alla sperimentazione e alle forme ibride, Cortisonici prova a distinguersi per la capacità di rileggere il presente attraverso autori non allineati e spesso radicali. È il caso dell’omaggio I miti infernali vol. 1, dedicato a Werther Germondari, figura anomala del cinema indipendente italiano che si terrà nella notte di giovedì 7 maggio.

L’iniziativa del festival non nasce da un interesse episodico, ma da un rapporto sedimentato nel tempo. Il dialogo tra Germondari e il festival affonda le radici nel 2009, quando Blue (sky) Movie segna la sua prima apparizione nella sezione Inferno, spazio storico della manifestazione dedicato alle forme più estreme e indisciplinate della visione. Da allora, la presenza dell’autore si è rinnovata negli anni, consolidando una sintonia rara tra artista e contesto. Un passaggio significativo si registra nel 2011 con Convolo, firmato insieme a Maria Laura Spagnoli: un cortometraggio che, sotto la superficie di una prima notte di nozze, incrina progressivamente l’immaginario intimo, insinuando ambiguità e spaesamento.

Non è un caso che proprio la sezione Inferno rappresenti il terreno più fertile per accogliere il lavoro di Germondari. Da sempre votata alla sperimentazione e agli eccessi visivi mai domati, essa trova nell’autore un corrispettivo ideale. Forse Inferno Cortisonici e Germondari si rispecchiano: contenuto e contenitore dialogano perfettamente, uno dentro l’altro, come in un amplesso cinematografico in cui visione e dispositivo si fondono senza residui. Il suo cinema, infatti, non si limita a occupare lo spazio Infernale, ma lo attraversa, lo contamina, lo spinge verso nuove esplorazioni e invitando il devoto pubblico a giocare con lui.

Autore visivo, performer, cineasta, Germondari costruisce opere che sfuggono a ogni classificazione stabile, muovendosi tra grottesco, critica sociale e derive visionarie. In lavori come Scrotalus, coloratissimo giocattolo pop art, o nella perturbante esperienza museale de La visita guidata, il dispositivo filmico diventa campo di collisione tra registri: documentario e finzione, ironia e tragedia, corporeità e allegoria. Emblematica è anche la sua vena più apertamente politica e divergente, come in POW (Piss Off, War), forse una denuncia dell’abuso di sostanze nei contesti bellici, o nel paradossale quotidiano de Il trasloco, dove il gesto minimo comune a tanti di noi si trasforma in esperienza limite. In ogni opera, Germondari eccede: eccede nel tono, nella forma, nell’intenzione, mantenendo una coerenza profonda proprio nella sua instabilità.

L’omaggio notturno (ore 23 30) di giovedì 7 maggio presso il Magazzini Tumiturbi è dunque più di una retrospettiva: è un attraversamento. Un’immersione in un immaginario che non cerca consenso ma attrito, che rifugge l’ordine per abbracciare il caos fertile della creazione. Ed è in questa tensione continua verso l’oltre che si riconosce la forza di un autore che, da anni, continua a colpire l’affezionato pubblico varesino.

Per Cortisonici
Massimo Lazzaroni

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