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Cronache dal Far East: il giorno di Fujiko

Prima mondiale per il regista Kimura Taichi

In prima mondiale al 28° Far East Film Festival, è stato oggi proiettato al Teatro Nuovo di Udine Fujiko (film in concorso). L’opera seconda del regista giapponese Kimura Taichi tratta il tema della determinazione femminile, dell’indipendenza ancora percepita come qualcosa di irraggiungibile per una donna, soprattutto negli anni Ottanta. Gli uomini giapponesi erano ancora, in larga misura, convinti sciovinisti e guardavano con disprezzo una donna ostinatamente indipendente come Fujiko.
La donna è una madre single, che ha scelto di lottare quotidianamente contro le difficoltà e la stanchezza per cercare di donare a sua figlia Mari, appena nata, una vita dignitosa. Non compresa da nessuno e disdegnata dalla famiglia per questa sua scelta, Fujiko continua tenace con un solo scopo: sopravvivere insieme a Mari.

“Il film parla di mia madre” dice Kimura in sala, prima che l’intero Teatro vedesse questa opera coinvolgente e dal ritmo intenso che tiene incollati allo schermo. Una scrittura scorrevole piena di momenti divertenti e leggeri, alternati da scene struggenti, interpretati dalla talentuosa attrice Katayama Yuki. Senza mai esagerare e mantenendo un potente realismo, Kimura dirige magistralmente l’attrice protagonista che con la sua delicatezza porta sul grande schermo un grande personaggio. Il linguaggio di Fujiko è fresco e originale, a tratti occidentalizzato, ma con una fortissima impronta giapponese. Decisamente significativa è la cucina e i piatti della tradizione, come spesso avviene nelle opere del Giappone (basti pensare allo Studio Ghibli). Mostrato nella maggior parte delle sequenze, in Fujiko il cibo diventa quasi un narratore della storia che ci accompagna fino al finale. Anche la scelta delle inquadrature non passa inosservata: dalle immagini (che paiono a tratti dipinti) si passa realmente a scene in animazione che sorprendono, intrattengono e coinvolgono. Sicuramente una perla nella selezione di quest’anno del FEFF28, che non passerà inosservata. Un’opera che sarà difficile da dimenticare e che ci auguriamo venga largamente distribuita in tutta Italia, ma non solo.

da Udine, Francesca Ponti

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