Da 12 anni aspettavamo un lungometraggio del goriziano Matteo Oleotto. Il suo Zoran il mio nipote scemo con Giuseppe Battiston, presentato alla Settimana della critica di Venezia nel 2013, divenne un piccolo cult, una commedia amara ad alto tasso alcolico. Il regista, che nel frattempo ha diretto alcune serie per la Rai, oltre a lavori teatrali, ha presentato a Roma in Alice nella città Ultimo schiaffo.
Una commedia criminale che vede protagonisti i giovani fratelli Petra e Jure, interpretati dall’ottima Adalgisa Manfrida (che ha ricevuto i premi Rb Casting e Unita come miglior giovane interprete) e Massimiliano Motta. Siamo nell’innevata Cave del Predil, nel Tarvisiano, nell’angolo estremo a est del Friuli, vicino al confine con Austria e Slovenia. Nei giorni a cavallo di Natale, i due, una intraprendente e sfacciata, l’altro timido e quasi ritardato, vivono solo in una roulotte sulla riva del lago di Fusine, mangiano quando riescono, vivono di
lavoretti e piccole riparazioni e hanno sempre bisogno di soldi. Anche per coronare il loro sogno, ovvero fuggire da quel luogo. Ogni volta cercano di approfittarsi di qualche sprovveduto, ma gli va sempre male. La loro madre è affetta da una malattia degenerativa e ospite in una casa di riposo vicina: i ragazzi si recano giornalmente a trovarla, trovandola sempre convinta che la figlia sia morta. E ogni volta Petra insiste per farsi invitare a cena dall’infermiere Nevio (che ha il vizio del gioco) che però è sposato e rinvia in continuazione. Quando i fratelli scorgono un volantino in cui si annuncia la scomparsa del cane Marlowe, promettendo una ricompensa, pensano sia giunto il loro giorno fortunato e si mettono alla ricerca del quadrupede intravisto il giorno prima. La telefonata con la loro richiesta di riscatto arriva però nella parrocchia di don Attilio (Giuseppe Battiston), che è il luogo di ritrovo del paese ed è una sorta di Osmizza, l’osteria tipica che era il perno di Zoran. Intanto Nicola (Giovanni Ludeno), appassionato di storie criminali, guida dalla Puglia verso nord ascoltando trasmissioni radiofoniche dedicate a vecchi omicidi.
Dal loro intreccio si sviluppa una commedia nera che mette insieme equivoci e drammi. Lo stile Oleotto si riconosce subito per come riesce a fare affezionare ai personaggi e come li colloca nei luoghi che vivono e nei quali si muovono, creando una familiarità anche nello spettatore. Narrativamente l’avvio è più difficile, perché è difficile cogliere e collegare le diverse piste iniziali, ma appena entra in scena Marlowe il film esplode e diventa avvincente e coinvolgente.
Il regista sa combinare le risate con le emozioni e commuove con un tocco di profonda umanità e comprensione. Rispetto al film precedente tornano diversi elementi, dall’inseguire un colpo di fortuna per sfuggire a una vita grigia al viaggio a due (uno dei quali in apparenza disadattato), dalla competizione (da qui il titolo della pellicola) ai tormentoni, dal cibo e il vino all’ambientazione in una provincia molto precisa ma anche fluida, giacché sempre di aree di confine si tratta.
Ultimo schiaffo arriverà in sala nei primi mesi del 2026 ed è da segnare tra i film da non perdere.
da Roma, Nicola Falcinella




