RecensioniSlideshow

Deledda è Quasi Grazia

Un ritratto in tre momenti firmato da Peter Marcias

Tra i tanti film sugli scrittori celebri italiani tra fine ‘800 e inizio ‘900 realizzati negli ultimi anni, soprattutto su Pirandello e D’Annunzio, ma pure il bel Zvanì di Giuseppe Piccioni su Giovanni Pascoli, ne mancava uno su Grazia Deledda. A colmare la lacuna sulla prima, e unica, donna italiana a ricevere il Nobel per la Letteratura ci ha pensato Peter Marcias con il bel Quasi Grazia, presentato nella sezione Zibaldone del 43° Torino Film Festival.
Una pellicola che si concentra su tre momenti precisi della scrittrice, interpretata da tre attrici diverse (Laura Morante, Irene Maiorino, Ivana Monti), tutte non sarde, eppure molto in parte e convincenti. Più che l’identificazione delle interpreti, Marcias cerca di cogliere lo spirito di una letterata combattiva e convinta.
Il film inizia nel 1907 a Roma, con Deledda impegnata soprattutto in famiglia, in discussioni con la madre che non la sostiene, i problemi del fratello e l’ombra del padre defunto. Mentre cerca di dedicarsi alla scrittura, la protagonista deve rivendicare il diritto delle donne a studiare e a scrivere, contro le consuetudini e la mentalità dell’epoca. Il secondo segmento è ambientato nel 1927, dove si racconta il viaggio a Stoccolma con il marito Palmiro (interpretato da Roberto De Francesco) per ritirare il premio Nobel e l’intervista con un giornalista inglese, nella quale parla della collega svedese Selma Lagerlof che aveva contribuito al suo successo internazionale. Infine l’ultimo periodo della vita, contrassegnato dalla malattia, assistita dalla nipote Mirella.

Non una biografia classica, un film sottile, narrativamente non forte, incentrato su intense discussioni familiari e piccoli incontri, che impiega del tempo per coinvolgere lo spettatore, ma c’è, funziona, e ha una sua grazia. Tra gli spezzoni d’archivio ci sono estratti di Itinerari deleddiani (1962) di Remo Branca. Marcias ha misura, gusto pittorico e dirige bene le attrici.
“Non volevo fare un film a episodi – ha dichiarato il regista – ma concentrarmi su tre momenti che raccontano una vita intera. E anche mostrare il marito, che rappresentò una figura molto importante e la sostenne. Nel percorso di realizzazione abbiamo imparato che Deledda è una grande scrittrice poco studiata, ma i libri e i film fanno in modo che se ne parli”.
“Grazia mi ha lasciato una postura, un modo di fare, un’attenzione a una certa identità – ha spiegato l’interprete Irene Maiorino – Era un personaggio immenso, a Stoccolma ritirando il Nobel fece un discorso breve e parlò di miraggio, mi ha lasciato una grande forza”.
Per Marcello Fois, autore del romanzo omonimo che ha ispirato la pellicola, “è bello vedere un film con personaggi femminili così importanti”. “Capiamo quanto ci sia costato acquisire certi diritti – ha aggiunto Fois -. Al tempo le donne per legge dovevano fermarsi alla quarta elementare e Deledda dovette rifarla due volte. Fu un personaggio maltrattata da Sardegna e Italia. Da noi ha ancora tutti i crismi dell’autore straniero. I suoi meriti furono riconosciuti dai Paesi del nord e da Selma Lagedorf che la sostenne anche per il Nobel. Marcias ha scelto tre attrici stratosferiche e non sarde. È un elemento importante: Deledda non è più sarda, è un patrimonio dell’umanità come tutte le persone che hanno cambiato le cose”.

Nicola Falcinella

Vedi altro

Articoli correlati

Pulsante per tornare all'inizio