Tutto apparentemente semplice, lineare: una coppia in crisi dopo venti anni di matrimonio, due figli maschi di dieci anni, una separazione consensuale, la solita cerchia di amici e parenti più o meno coinvolti a supportare o confondere. Una storia già raccontata in infinite variazioni. Ma l’attore e regista Bradley Cooper, alla sua terza prova dietro la macchina da presa, dopo A Star is Born (2018) e Maestro (2023), con È l’ultima battuta? realizza un’opera per nulla scontata, supportata da una sceneggiatura ben scritta da Mark Chappell e Will Arnett, qui anche protagonista maschile. Arnett, attore confidente con la commedia e la comicità, già noto dai tempi della serie televisiva Arrested Development – Ti presento i miei, racconta di essersi ispirato alla storia di uno stundupper britannico, John Bishop, che sera dopo sera, davanti a un pubblico di sconosciuti, raccontava del suo fallimentare matrimonio come fosse sul lettino di un analista.
Ed è proprio ciò che succede ad Alex, a cui Arnett offre il suo volto a tratti compassato e una fisicità controllata, quando per puro caso – confuso dalla separazione da Tess (Laura Dern, bravissima, ma non la scopriamo oggi) – decide di entrare in un club, come tanti ce ne sono a New York, che invita avventori occasionali a salire sul palco per cimentarsi con brevi monologhi. Ciò che accade equivale a un’infatuazione irresistibile: non solo Alex supera il primo imbarazzo, ma scioglie ogni tensione uscendo dal locale con una sensazione di benessere e la convinzione di doverci presto ritornare. Come da copione, le serate si trasformano in una terapia per l’elaborazione del lutto che, a dire il vero, non assume mai la drammaticità violenta delle separazioni in cui il conflitto personale sfocia in esasperanti dispute legali ed economiche, con ostilità prolungate che si riflettono sui figli. Tra Alex e Tess l’allontanamento è morbido, non causato da sbandamenti amorosi o avventure extraconiugali. Semplicemente la routine ha svuotato di senso il loro rapporto, definito una lontananza psicologica e un disagio quasi inspiegabile, ma che si è insinuato silenzioso e lentamente tra i loro corpi.
Cooper mostra talento nel dirigere i suoi attori nei momenti più intimi, nei silenzi, portando allo spettatore suggestioni da interpretare, un rispetto dunque che si limita ad alludere ciò che non è possibile sbandierare. Poche battute o un’espressione bastano a definire un mondo interiore. Di contro Alex racconta con il filtro dell’autoironia le fasi del suo calvario, mescolando vita e ‘romanzo’, creandosi uno specchio di fronte al quale raccontarsi con un microfono che diventa oggetto transizionale. Non è mai la verità che emerge, ma un’ipotesi.
Alex ne è consapevole e tenta pure di spiegarlo ai figli, in una delle scene più commoventi del film, dopo che uno dei due ha scoperto e letto gli appunti del padre su un quaderno incautamente lasciato su un comodino. Vallo poi a spiegare con un linguaggio adulto che papà sta solo cercando una strada per capire cosa sia successo a lui e alla mamma: “Non sono la vita vera. È come quando usate la fantasia per inventare storie, giochi e cose così. È uguale. È’ la stessa cosa in versione adulta”. Eppure è vita anche quella, ai bambini non sfugge nulla!
Poi c’è Tess, che pure tenta di ripensarsi, ritornando alla pallavolo, di cui è stata giocatrice di livello e che adesso potrebbe rivitalizzare la sua esistenza con un incarico da allenatrice della nazionale. Incrocia il suo sguardo sugli eventi con quello di Alex, sempre con rispetto. Corre tra i due una gentilezza che poco a poco si trasforma in un ri-innamoramento, che significa gestire una passione inaspettata che diventa nuova complicità tutta da esplorare e a cui dare un nome che non sia deviante rispetto a ciò che dovranno diventare una per l’altro, perché, in sostanza, non sia la nostalgia il motore della ricostruzione.
Quello di Cooper è così un film che nella ricerca di qualcosa di vivo che possa arricchire costantemente le giornate di una coppia di mezza età, si fa inno al rinnovamento, invito ad allargare il proprio sguardo anche su ciò che si pensa di conoscere e ad accogliere la possibilità di trasformare ciò che si ritiene esausto.
Vera Mandusich
È l’ultima battuta?
Regia: Bradley Cooper. Sceneggiatura: Will Arnett, Mark Chappell. Fotografia: Matthew Libatique. Montaggio: Charlie Greene. Musiche: James Newberry. Interpreti: Laura Dern, Will Arnett, Bradley Cooper, Sean Hayes, Andra Day, Tom Johnson, Blake Kane, Scott Icenogle, Ciarán Hinds, Christine Ebersole, Amy Sedaris, Chloe Radcliffe. Paese: USA, 2025. Durata: 124′.




