Fine del mondo doveva essere, e non è stata. Ovvio. Per alcuni new agers e occultisti vari si tratta in realtà di Rinascimento Spirituale. Staremo a vedere. Certo è che l’anno che sta per finire è stato ricco da ogni punto di vista. E il Cinema? Ci sarà anche una rinascita del cinema? Puntualmente c’è chi dice che il cinema è morto, che non c’è più il cinema di una volta. Dissento. Il Cinema evolve, è in continuo mutamento. Non può estinguersi. Languire, indebolirsi magari, ma poi rinascere, cambiare forma. Un flusso ininterrotto.
Perciò, schivata la catastrofe, ci rivolgiamo ancora verso lo schermo, a un cinema nuovo, saldato al passato e proiettato al futuro. Perché al di là di ciò
che vaticinano gli immancabili uccelli del malaugurio, c’è tanta roba interessante in circolazione. Più in America che in Europa magari, ma dobbiamo continuare a rivolgerci a questa musa moderna e sincretica, per farci raccontare chi siamo, e dove stiamo andando. I film più belli che ho visto negli ultimi anni erano tutti film SQUILIBRATI. Film con difetti evidenti insomma. Sarà che forse gli Artisti sono stufi degli editing perfetti, di levigare e rendere tutto ben confezionato. Per colpire lo spettatore bisogna esagerare, anche a costo di fallire e indisporre. Per liberare la massima potenza si rischia di esser sgraziati, ma è un rischio che vale la pena correre.
E’ per questo motivo che ho deciso di rivolgermi a Richard Kelly: tre film, che
in realtà parlano tutti dello stesso argomento, la Fine del Mondo. Southland tales ha rischiato di distruggere la sua neonata carriera dopo che l’esordio, Donnie Darko, divenne un cult sul web. E’ vero che Southland tales è storia pasticciatissima, ma a livello di invenzioni visive e sonore è una vera goduria. In una Los Angeles parallela si muovono vari personaggi, poliziotti colti da amnesia, rivoluzionari marxisti, veterani dell’Iraq, attori e stelline della tv. E’ un mondo assolato così simile al nostro, eppure piacevolmente distorto dalla fantasia di Kelly, che ha imparato la lezione di Lynch e si vede. La profezia finale è nell’aria: si ritroveranno tutti a bordo di un enorme zeppelin, per un olocausto che però profuma di Rinascita. Per due ore e venti siamo davvero in un altro mondo, a spasso con i personaggi, perduti nel dedalo di storie e sottostorie. Cercare di capire cosa diavolo sta succedendo è uno sforzo che potrebbe rovinarvi il viaggio, eppure è proprio questo sforzo che ci porta a rivedere il film più e più volte. Per godere appieno dell’esperienza Southland tales bisogna spegnere il cervello e aprire bene occhi e orecchie. Ideale dopo le tensioni della presunta fine del mondo.
Enjoy your apocalypse.
Mauro Coni



