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Gli occhi degli altri

L’isolamento del potere e l’ossessione nel guardare

Dopo l’esordio nel Concorso Progressive Cinema della Festa del Cinema di Roma del 2025, arriva in sala Gli occhi degli altri, il nuovo film di Andrea De Sica, il quarto regista a portare l’illustre insegna della famiglia De Sica in territori cinematografici.
Si presenta come un elegante e teso thriller erotico-psicologico, intriso di rimandi e riferimenti a celebri pellicole del passato: da Hitchcock fino a Michael Powell, passando per Antonioni (L’avventura) e Polanski (Il coltello nell’acqua ma anche echi di Luna di fiele verso il finale) e rielabora i fatti del duplice omicidio di Massimo Minorenti e Anna Fallarino ad opera di suo marito Camillo Casati Stampa di Soncino, ricchissimo marchese negli anni ’60, tra gli uomini più influenti e di potere nell’Italia del boom economico. Il caso fece un’incredibile eco ai tempi, non solo per il delitto in sé ma in quanto furono ritrovate molte foto esplicite e filmati della moglie che la ritraevano con una moltitudine di uomini.
Il fatto di cronaca diventa per De Sica un pretesto per imbastire una riflessione sull’ossessione del guardare, sul voyeurismo dato dal nascondersi e dallo spiare, sul potere esercitato in maniera indiscriminata, con la volontà di plagiare amici e affetti, visti non più come tali ma come dei sudditi o, meglio ancora, delle proprietà di cui disporre a proprio piacimento.
L’enfasi cinematografica è inoltre posta su di un luogo, l’isola che fa da setting alla vicenda, la quale diviene teatro delle gesta e delle storture di questa società altra, un piccolo mondo con le proprie regole ed i proprio rituali, distanti dalla terraferma ma, al contempo, influenzato dalle mode e dallo scorrere del tempo che porta a un mutamento e una trasformazione di usi e costumi di chi vive al guinzaglio del potente, atteggiandosi a servo, giullare, compagno di avventure o semplice comparsa, vassallo in una corte fatta di sfarzo, impunità e ribaltamento del senso comune del pudore, lasciando che gli ospiti possano esprimere una sessualità libera, primitiva e priva di regole. L’isola, tanto quanto la coppia protagonista della vicenda (e della quale i nomi verranno sostituiti, Anna con Elena e Camillo con Lelio), diviene un personaggio supplementare, vero e proprio perno narrativo e viene, a sua volta, ripresa da lontano e da vicino, sovrapponendo i suoi contorni al corpo nudo della protagonista e mostrandone la voluttuosità ed il desiderio in alcuni frangenti e riprendendola in tutta la sua asperità e inospitalità in altri momenti.
Su quest’isola giunge la giovane Elena, interpretata da Jasmine Trinca, e il suo incontro col marchese impersonato da Filippo Timi, mai così mefistofelico e perversamente diabolico, segna la nascita, subitanea, di un desiderio incontrollabile, una pulsione animale che conduce i due a tradire i rispettivi partner e iniziare un pericoloso gioco di seduzione; perduti nella bellezza selvaggia dell’isola, inizialmente sembra esserci spazio anche per l’amore ma, presto, quest’ultimo muta in trasgressione, ricerca ossessiva del piacere e volontà di possesso. L’isolamento di questo rapporto sarà anche la sua condanna: nonostante i corpi di cui si circondano i due, la gioia artificiosa data dalla creazione di un’arcadia di vizi e appagamenti, l’inesorabile scorrere del tempo e i cambiamenti sociali che da lontano arrivano a bussare alle porte dell’isola, porteranno ad un allontanamento definitivo di Elena che passerà dall’apatia, al rinnegamento di ciò che è stata, fino a giungere a una tenera rinascita grazie al giovane Cesare (Matteo Olivetti).
Emancipazione femminile, rottura di un rapporto tossico e presa di coscienza della propria sessualità e dell’utilizzo che se ne fa causano la rottura insanabile di un modello arcaico e maschilista che lega sesso e potere, rapporti di forza e classi sociali; quella concezione di sudditanza e possedimento che viene egregiamente resa a schermo dai due attori, i quali sembrano esprimersi al meglio quando indossano vestiti così scomodi e scandagliano personalità così torbide.
L’ ultima annotazione riguarda i dialoghi di questa pellicola: secchi e taglienti, laconici, a volte con la tendenza ad andare verso il cliché, riescono, nella loro essenzialità, ad essere lo specchio del cambiamento sociale dei rapporti tra uomo e donna che scalciava e, forse, scalcia tutt’oggi per compiersi nella sua interezza.

Stefano Luppi

Gli occhi degli altri

Regia: Andrea De Sica. Sceneggiatura: Andrea De Sica, Gianni Romoli, Silvana Tamma. Fotografia: Gogò Bianchi. Montaggio: Esmeralda Calabria. Musiche: Andrea Farri. Interpreti: Filippo Timi, Jasmine Trinca, Matteo Olivetti, Anna Ferzetti, Rita Abela, Roberto De Francesco, Carmen Pommella. Origine: Italia/Belgio, 2025. Durata: 90′.

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